Ticino

Jacques Ducry non si ricandida

L'ex magistrato chiude con la politica attiva: “In Ticino non credo più nell'area di centrosinistra, largo a giovani entusiasti”

Ti-Press
22 dicembre 2018
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Quali pensieri, quali ragionamenti l’hanno portata a decidere di non ricandidarsi per un seggio in Gran Consiglio alle prossime elezioni e di porre fine così alla sua carriera politica attiva?
Glielo dico schiettamente, con convinzione e delusione: nell’area di centrosinistra in Ticino, visto quanto sta succedendo, non credo più. Dopo 12 anni di parlamento ho deciso di dare spazio a persone più giovani sperando siano altrettanto entusiaste.

Pesante, detto da uno che ha passato la sua vita politica e associativa a cercare di federarla, unirla questa area.
Quando Igor Righini è stato eletto alla presidenza del Partito socialista io gli ho subito consigliato di prendere l’iniziativa di preparare una bozza di programma comune con tutti i partiti e le associazioni d’area. Di creare un progetto assieme a Verdi, Partito comunista, Partito operaio e popolare e, perché no – anche se sembra che il Ps sia il suo bersaglio preferito – il Movimento per il socialismo. Questo lavoro non è stato fatto. È un gravissimo errore, che mi fa davvero dire basta.

D’accordo, ma quali sono precisamente le responsabilità che lei imputa all’area rossoverde?
All’interno della sinistra sono stati privilegiati i contrasti invece di puntare, come ad esempio è sempre stato fatto con Incontro democratico, sui tanti punti in comune che abbiamo nella nostra area. Si è scelto di dare priorità alle differenze, e gli altri partiti se la ridono e se la godono. Succede così in Francia, in Italia, in parte anche in Grecia e in Spagna. Questo discorso è in atto da tanti anni, e se anche in Canton Ticino il centrosinistra uscirà con le ossa rotte dalle elezioni qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità.

A suo avviso quindi il seggio socialista in Consiglio di Stato è in pericolo?
Tutte le divisioni temo avranno un prezzo, ed è per questo che ho seriamente paura che come area pagheremo con il seggio in governo la sera del 7 aprile. Verso chi come me ha sempre provato a fare qualcosa per muoversi per la creazione di obiettivi comuni si è creato un antagonismo presso l’area stessa. Ma ripeto, stiamo attenti, stiamo attenti sul serio: a urne chiuse rischiamo, con le nostre lacrime, di sostituirci al getto della Foca davanti a Palazzo delle Orsoline.
In tutta Europa soffia un vento di destra.

I populismi, si dice. Dalle sue parole, però, sembra che le cause di un possibile magro risultato del centrosinistra in Ticino non siano solo esterne.
Ma no di certo. Pensiamo solo alla divisione interna al Ps su come posizionarsi in merito alla Riforma fiscale e sociale. O ricordiamo anche come, riguardo al progetto ‘La scuola che verrà’, una parte della sinistra rappresentata dal mondo scolastico si sia schierata contro la riforma di Manuele Bertoli. Guardi, per far capire bene quello che intendo viene utile l’esempio della Francia: lì ci sono la sinistra di Mélenchon e la destra di Le Pen, da noi ci sono una sinistra suicidale e la Lega. O vogliamo tentare di condizionare il più possibile le maggioranze di centrodestra con un seggio in governo e un gruppo tosto in Gran Consiglio o allora basta, si lascia loro il campo e si ammette la sconfitta. Che però per larga parte è, purtroppo, autoprocurata.

Lei, da indipendente, è stato il più votato nella lista socialista sia per il Gran Consiglio, sia per il Consiglio comunale di Lugano. È una sconfitta anche sua il fatto che un’area radicale, socialista e ambientalista non sia riuscita a unirsi non diciamo in un progetto politico, ma almeno ponendosi degli obiettivi comuni?
Visto che lei ha citato le ultime elezioni a Lugano, le faccio proprio un esempio della mia città. Sotto l’impulso di Martino Rossi, abbiamo deciso di proporre una lista per il Municipio aperta, di area. Io avevo capito fin da subito che il presidente della sezione Ps luganese, Raoul Ghisletta, era piuttosto contrario a questa scelta. Ad ogni modo era una lista completa, interessante, composta da socialisti, un verde, un comunista e da me. Ma non ci si è creduto.

Scusi, ma che senso ha proporre una lista nella quale non si crede?
Non lo deve chiedere a me. Semmai a chi, per tutta la campagna elettorale, ha pensato che io volessi prendere il posto della municipale uscente, Cristina Zanini Barzaghi. Se avessimo lavorato bene, in modo aperto, tutti nella stessa direzione, avremmo avuto la possibilità di fare un secondo seggio in Municipio. Che non avrei tenuto per me, mi sarebbe subentrata la candidata arrivata terza che era Simona Buri. Ma intanto l’avremmo fatto. Solo che...

... solo che?
I vertici del Ps non l’hanno voluto. Avevano paura che io potessi prendere il posto di Zanini Barzaghi e questa è una cosa veramente assurda. Non le nascondo che mi ha deluso, profondamente. A Lugano in questo caso, come in quasi tutta la mia esperienza politica, sono stato solo nel tentativo di unire varie culture politiche che, se solo volessero, avrebbero tante occasioni di lavorare bene su temi trasversali.

Ecco, i temi. Chiusa la sua esperienza politica, non c’è il timore che tutte le battaglie da lei portate avanti nel corso della sua carriera abbiano una voce, anche influente, in meno?
Guardi, per fortuna ci sono eminenti persone che mi lasciano molto tranquillo. Parlo di Dick Marty, Laura Sadis, Manuele Bertoli e Ivo Durisch (mio capogruppo che stimo molto) giusto per dirne quattro. Parlo di donne e uomini che hanno sempre promosso opzioni comuni, che difendono i principi di giustizia e libertà, che sono i miei. La cultura liberale e quella socialdemocratica sono compatibili, e io ho sempre provato ad aggregarle. Nel 2010 abbiamo fondato Incontro democratico, ma subito dopo sono emersi molti ostacoli soprattutto a sinistra. Sono abbastanza deluso dal fatto che, sia a livello di partiti, sia a livello di associazioni, si sia scelto di preferire percorsi in solitaria invece che aggregativi. Totalmente incomprensibili al giorno d’oggi.

C’è da dire che le sue battaglie sono sempre state minoritarie.
Certamente! E non per questo smetterò, fuori dal Gran Consiglio e dalla politica attiva, di occuparmi di Europa, apertura verso l’estero, multiculturalità, laicità o morte assistita. Sono temi minoritari come dice lei, difficilmente accettati in Canton Ticino. Ma sono le mie battaglie, la mia storia e quello in cui credo. E mai dire mai, per il futuro. Guardi cosa è successo con l’Iniziativa dell’Udc per l’autodeterminazione.

Un risultato che l’ha stupita?
Sì. Se a livello svizzero eravamo convinti di respingerla, io per il Ticino auspicavo un 40% di no. Invece abbiamo raggiunto il 54%. Non glielo nascondo, è stato uno dei momenti dove sono stato più felice nella mia vita. È emerso con forza quanto per i cittadini siano importanti le leggi e i diritti umani. Per una volta non mi sono sentito in minoranza (ride, ndr).

 

Lege sulla polizia – ‘La sicurezza non è di destra’

Lei è un uomo politico, ma è stato per lungo tempo anche uomo di legge. La destra, ormai ovunque, sembra avere il monopolio dell’argomento ‘sicurezza’. È così?
Purtroppo sì, e dico purtroppo con molta tristezza. La sinistra, e l’esempio lo abbiamo con la Legge sulla polizia, è troppo garantista e troppo dogmatica. Giustizia e tutela dell’ordine non sono cose di destra, non hanno alcun colore politico. Molto semplicemente, e per questo ho sottoscritto il rapporto di Amanda Rückert e Giorgio Galusero, con questa riforma si va a dare alla polizia qualche strumento in più per fare bene il suo lavoro. Bisogna capire che la giustizia è, per fortuna, in mano a donne e uomini che hanno giurato fedeltà alla Costituzione, e che se sbagliano sono sanzionati dagli organi di controllo.

E perché da questo orecchio secondo lei la sinistra non sembra sentirci molto?
Perché è vittima del suo ipergarantismo, e così facendo continua a sbagliare anche su questi temi, lasciando spazio ai demagoghi di destra, ai fascisti e ai parafascisti di riempire pagine su pagine di loro proposte. Questo spazio gliel’abbiamo lasciato noi progressisti, uscendo dal dibattito. Per me è desolante.

 

Ticino Laico – Costituzione, ‘la laicità vada nell’articolo 1’

Come mai uno laico nel midollo come lei non ha firmato l’iniziativa ‘Ticino laico’?
Non ho firmato questa iniziativa perché non volevo essere correo dell’affondamento di questo progetto che, a livello di contenuti e a livello operativo, doveva essere impostato in modo completamente diverso.

Quali errori sono stati commessi secondo lei?
In alcuni esponenti del mondo laico ticinese ho trovato altrettanto fanatismo contro le religioni che posso trovare in esponenti di varie religioni contro il concetto di laicità. Io sono laico, ma sono tollerante. A mio modo di vedere sono stati commessi due errori gravi. A livello operativo, bisognava creare dei nuclei importanti per raccogliere le firme, preparando un argomentario credibile. E poi, parliamoci chiaro, non era nell’articolo 24 che bisognava andare ad operare.

E dove?
Quell’articolo, che dà a due religioni la personalità giuridica e quindi la possibilità di riscuotere imposte parrocchiane, andava cancellato. Per inserire nell’articolo 1 della Costituzione la laicità. O si fa una cosa seria, o non si fa niente. Abbiamo perso un’occasione, non sono contento. C’est la vie, je ne regrette rien.

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