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22.08.2018 - 12:55
di David Leoni

I Canadair: ‘Ma scherziamo?’

L’ipotesi di Parmelin di acquistare due aerei antincendio danneggerebbe le compagnie di elicotteri

«L’acquisto di due velivoli Canadair per la lotta agli incendi boschivi da parte dell’esercito ipotizzato dal consigliere federale Guy Parmelin? Mi domando cosa diavolo il capo del Ddps stia farneticando…». Giovanni Frapolli, direttore della Heli-Tv di Lodrino, è andato su tutte le furie dopo aver letto dei propositi del nostro ministro della Difesa nell’intervista rilasciata alla “Nzz am Sonntag”. Esprimendosi a nome delle ditte civili di trasporto con elicottero attive in Svizzera, l’imprenditore bellinzonese si sente letteralmente preso per i fondelli, come d’altronde i suoi colleghi. E ricorda che è tuttora pendente una fattura di poco meno di 630mila franchi con il Cantone nella vertenza legata proprio all’impiego di elicotteri militari nello spegnimento di roghi al Sud delle Alpi nel periodo 2017.

Ruoli da rispettare per evitare una concorrenza dannosa

«Parmelin – prosegue Frapolli – sta letteralmente confondendo quello che è il ruolo istituzionale dell’esercito nel nostro Paese, che non è quello di mettersi in concorrenza con il settore degli elicotteri civili, bensì di difesa e supporto alla popolazione in caso di catastrofe. Questo volersi ergere a tutti i costi a “salvatore della patria” (lo si intuisce anche quando, nella stessa intervista, snocciola le cifre dell’aiuto fornito dai Superpuma ai contadini di montagna confrontati con la siccità) lo interpreto come una mossa bella e buona per convincere l’opinione pubblica a dare il proprio consenso all’acquisto dei futuri aerei da combattimento».

Mezzi non idonei al nostro territorio montuoso e ricco di valli impervie

Ciò che più irrita le ditte civili è proprio questa “concorrenza sleale” da parte delle Forze aeree. «Ricordo innanzitutto che i Canadair sono aerei civili e quindi un loro eventuale acquisto dovrebbe passare da un’intesa con le ditte civili dei singoli cantoni che operano nel settore della lotta agli incendi. Questi aeroplani impiegati con successo nelle zone costiere mediterranee non sono affatto idonei alla morfologia del nostro territorio. Il loro uso potrebbe tutt’al più risultare utile sull’Altipiano, ma non certo nelle strette valli ticinesi o degli altri cantoni di montagna».
La mancanza di una chiara ripartizione dei compiti tra civili e militari è all’origine di frequenti attriti fra le parti. «C’è una zona grigia – osserva il direttore della Heli-Tv – che è continuamente fonte di polemiche e che va chiarita una volta per tutte. Ancora in occasione dell’ultimo incendio scoppiato sopra Vogorno, in Valle Verzasca, mi è stato riferito che velivoli di picchetto civili intervenuti sul luogo sono stati messi a terra in quanto l’entità delle fiamme era tale da non destare preoccupazione. Salvo poi richiamarli all’opera in serata, con l’appoggio di un “inutile” Superpuma, per un’operazione di spegnimento che poteva essere facilmente gestita dai soli civili nel corso della giornata. È ora di finirla! La misura è colma, non possiamo più accettare questo modo di lavorare. Tenere ferme macchine e personale di picchetto costa alle aziende parecchio denaro che nessuno rimborsa loro. Qualcuno di questi errori di pianificazione dovrà rendere conto».

Il ‘peso specifico’ delle aziende civili si farà sentire a Berna

Del tema si sta occupando anche la Swiss Helicopter Association (Sha) che, tramite il suo legale, porterà a conoscenza del parlamento e del Consiglio federale la problematica. «Occorre mettere dei paletti all’impiego di velivoli militari. Sono a favore dell’esercito, ma difendo innanzitutto gli interessi delle ditte di trasporto civili svizzere che sono di vitale importanza per l’economia del nostro Paese, sia in termini di fatturato, sia di impieghi. Ritengo inammissibile che gli elicotteri militari ci volino sopra la testa soffiandoci il lavoro laddove non vi è alcuna necessità!». Interventi, quelli dei mezzi militari che, oltretutto, «non sono gratuiti come qualcuno vuol far credere, dal momento che sono pagati dai contribuenti con le imposte versate a Berna» conclude Frapolli.

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