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14.08.2018 - 06:00
di Jacopo Scarinci

Una promozione che divide

Poliziotto promosso nonostante una condanna per razzismo: il governo glissa, la politica discute

Nonostante il silenzio del governo, la vicenda del poliziotto condannato per discriminazione razziale recentemente promosso per decisione del Consiglio di Stato continua a tenere banco. Una promozione che Martine Brunschwig Graf, presidente della Commissione federale contro il razzismo, interpellata domenica dalla ‘Rsi’, non ha esitato a definire ‘‘un cattivo messaggio’’ da parte delle autorità ticinesi. Autorità che ieri abbiamo provato a raggiungere per approfondire sia il tema, sia l’iter della promozione. E per verificare se, risalendo la condanna a due anni fa, era stato posto all’attenzione dei consiglieri di Stato, insomma ricordato, il fatto che, tra i candidati, uno aveva precedenti penali. Domande puntuali che non abbiamo potuto sottoporre, giacché Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, tramite una portavoce, ha fatto sapere di non avere altro da dichiarare rispetto a quanto già detto: vale a dire che prende atto delle dichiarazioni di Brunschwig Graf e che presto la incontrerà per approfondire il dossier. Peccato.
La vicenda resta però di stringente attualità, e a chiedere risposte al Consiglio di Stato è anche Ivo Durisch, capogruppo del Partito socialista, che, raggiunto dalla ‘Regione’, rileva come «la questione è chiara, siamo davanti a una promozione inopportuna». Ma non solo: «Quando un agente è attivo sul territorio deve portare il più possibile ordine e serenità, il fatto di sapere che si è prodotto in esternazioni inneggianti al nazifascismo non trasmette tranquillità alla popolazione. Un poliziotto deve essere super partes, e deve essere percepito come tale dalle persone». Su questa decisione, nei giorni scorsi, Durisch ha inoltrato un’interrogazione al Consiglio di Stato, scrivendo come ‘‘l’imperversare dell’istigazione alla discriminazione e all’odio razziale, ma anche sessista, relativa all’etnia e alla religione (...) è un allarmante fenomeno che dilaga sempre più’’ e, di conseguenza, chiedendo al governo ‘‘come valuta l’esempio dato con la promozione dell’agente in questione’’. Difatti, ribadisce Durisch, «ha ragione la signora Brunschwig Graf nell’affermare che siamo davanti a un cattivo messaggio. Il Dipartimento delle istituzioni non considera l’importanza di un fenomeno come quello del razzismo. E sbaglia, perché dovrebbe esserne preoccupato vista la gravità della situazione».

Per Maurizio Agustoni, capogruppo del Ppd, «sarebbe interessante capire se l’Amministrazione cantonale ha delle linee direttive su come comportarsi quando dei suoi funzionari sono coinvolti in procedimenti penali o hanno ricevuto delle condanne». Questo è il contendere, perché «al di là del caso concreto, a parità di qualifiche si dovrebbe dare la precedenza a chi ha la fedina penale pulita. Ma quando qualcuno, pur avendo un precedente penale, è più qualificato? Ci sono reati e reati, chiaro, ma è questa la vera domanda da porsi». Comunque, per Agustoni, «se è stato deciso che poteva continuare a lavorare in Polizia, scontate le sue pene, valutato il pentimento e l'assenza di rischi di recidiva, è un poliziotto a tutti gli effetti, con il diritto a fare dei concorsi». Secondo Alex Farinelli, capogruppo del Plr, «questa persona un po’ di anni fa ha fatto qualcosa che non doveva fare, ed è stata punita anche pesantemente. Senza assolutamente minimizzare quello che ha fatto, mi domando se nel nostro sistema arriva un giorno in cui una persona può dire di aver espiato la propria pena». Una volta fatto, «occorre permettergli di tornare a un percorso di vita normale. Le promozioni nel corpo della Polizia – continua Farinelli – avvengono se uno ha determinati requisiti. Se questo poliziotto è ritenuto idoneo a coprire un certo ruolo, bisogna essere in grado di concedere una seconda chance». A un certo momento, insomma, «bisogna chiedersi se una punizione è eterna o se è giusto accordare un’altra possibilità a chi sbaglia e paga».

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