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15.06.2018 - 06:000

Nel 2017 dallo sballo al ricovero per 179 persone

intossicazioni acute da droga, uno studio svolto per la prima volta in Ticino rivela i numeri delle ospedalizzazioni all'Eoc. Le sostanze più usate cocaina e cannabis

Sono state 219 le presentazioni nei Pronto Soccorso dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) a seguito di intossicazioni acute da droghe, con 179 pazienti interessati. Diciotto dei quali, per più di una volta. A comunicarlo è il Dipartimento della sanità e della socialità (Dss), presentando il bilancio del 2017, primo anno in cui si è deciso di fare un attento monitoraggio della situazione. Queste ospedalizzazioni a seguito dell’uso di quali sostanze si sono avute? C’è una tendenza? I numeri sono abbastanza netti: i due terzi dei ricoveri sono dovuti all’assunzione di cannabis (33,5 per cento dei casi) e cocaina (30,9 per cento). «Non abbiamo riscontrato la presenza di alcun tipo di quelle che possiamo definire come ‘nuove sostanze psicoattive’ – afferma Alessandro Ceschi, direttore medico e scientifico dell’Istituto di Scienze farmacologiche della Svizzera italiana Eoc – e i dati che abbiamo raccolto in Ticino confermano la tendenza Svizzera». Non quella europea però, «che vede un uso più diffuso dell’eroina e, soprattutto in Paesi dell’Est come la Polonia, di sostanze sintetiche. Da noi non c’è stato nessun ricovero dovuto all’abuso di questo tipo di droghe». Ma bisogna sempre tenere alta la guardia. Già, «perché potrebbero arrivare anche da noi nuove sostanze, e non possiamo farci trovare impreparati a fronteggiare la situazione». Chi è stato accolto in un pronto soccorso, spiega il dottor Ceschi, «ha avuto un’età media di 33,3 anni e nel 75 per cento dei casi era un maschio». Solo per il 25 per cento infatti, si è trattato di femmine. «La presentazione in Pronto Soccorso è avvenuta soprattutto nelle ore notturne e nei fine settimana, e per il 66,7 per cento dei casi grazie all’aiuto dell’ambulanza», e a quasi l’80 per cento delle persone è stata riconosciuta una necessità di trattamento attraverso «sedazione, somministrazione di un antidoto o intubazione». Per 4 su 10 è stata necessaria una terapia dopo i primi trattamenti al pronto soccorso. In 27 casi, il 12,3 per cento del totale, il paziente è stato sottoposto a cure intensive: «Una cifra importante», rileva Ceschi. I sintomi maggiormente riscontrati sono deterioramento del livello di coscienza, agitazione, aggressività ma anche ansia e paura. Sintomi, quindi, che è stato bene trattare in una struttura. Non necessariamente un Pronto Soccorso. Sì, perché «per 36 pazienti è stato necessario il trasferimento nella Clinica psichiatrica cantonale (Cpc) – rileva Raffaella Ada Colombo, direttore medico della Cpc – dove la degenza media è stata di 19,5 giorni e principalmente ha riguardato pazienti con precedenti di presa a carico psichiatrica. Alla dimissione dalla Clinica, tutti i pazienti sono stati presi a carico dai servizi sul territorio». In 13 casi, però, «si è dovuto procedere a una riammissione in occasioni successive».

Questi dati, nota Paolo Beltraminelli, direttore del Dss, «sono stati raccolti per la prima volta in modo scientifico e per noi sono fondamentali perché oggettivi. Danno un’indicazione concreta su quanto siano pericolose queste sostanze, e ci danno molte informazioni anche sulle nuove tendenze di consumo». Il Ticino, continua Beltraminelli «ha molte competenze tecniche e scientifiche da valorizzare, e noi lo faremo senza dubbio perché informare, rendere attenta la popolazione sui pericoli è uno dei principali compiti del mio dipartimento». Anche perché, conclude il direttore del Dss, «sulle droghe non bisogna assolutamente banalizzare, e tenere monitorati gli abusi di queste sostanze ci darà molte indicazioni su come comportarci».

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