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Ticino
17.05.2018 - 08:510
Aggiornamento : 09:40

‘Siamo delusi, anzi allibiti’

Violenza contro funzionari: il presidente dell’Associazione polcomunali critica la proposta governativa

«Delusi». Di più: «allibiti». Ieri all’assemblea dell’Apcti, l’Associazione delle polizie comunali ticinesi da lui presieduta, Dimitri Bossalini non ha mancato di manifestare il proprio disappunto per la modifica dell’articolo 285, che sanziona chi aggredisce o minaccia funzionari dello Stato, suggerita dal progetto di revisione del Codice penale varato di recente dal Consiglio federale all’indirizzo delle Camere. Niente carcere: la pena minima resterebbe quella pecuniaria. Inasprita lievemente. Dalle attuali 30 aliquote giornaliere a 120. «Ma soltanto se a commettere violenza è un gruppo di persone», ha osservato Bossalini. E questo è un aspetto «increscioso», ha rincarato. Insomma, per il comandante della Polcomunale di Locarno quanto prospettato dal governo è insufficiente per proteggere ‘giuridicamente’ in modo adeguato i dipendenti pubblici, come gli agenti di polizia, non di rado bersaglio di insulti e botte soprattutto negli interventi per mantenere l’ordine dopo incontri sportivi: «Come associazione eravamo soddisfatti qualche mese fa dell’ok della Commissione degli affari giuridici del Nazionale a due atti parlamentari, di cui uno del ticinese Marco Romano, per l’introduzione di una pena minima di tre giorni di detenzione, oggi siamo profondamente delusi dalla proposta del Dipartimento di giustizia e polizia guidato da Simonetta Sommaruga».

Una proposta di modifica dell’articolo 285 del Codice penale, ha aggiunto Bossalini, che «non tiene conto» neppure delle firme raccolte dagli ‘Amici delle forze di polizia’ tramite una petizione online, con il sostegno della Federazione svizzera dei funzionari di polizia (Fsfp) e della stessa Apcti. «Siamo un po’ stanchi e stufi, dobbiamo forse aspettare il peggio», cioè il ferimento grave o addirittura la morte di un poliziotto, prima di un vero e proprio giro di vite?, si è chiesto e ha chiesto il segretario generale della Fsfp Max Hofmann alla luce di un dato eloquente: nel 2017 in Svizzera i casi di violenza e minacce ad agenti di polizia e ad altri funzionari statali sono stati 3’102. «A più riprese è stata lamentata la scarsa efficacia delle pene pecuniarie, nonostante ciò si intende proseguire su questa via», ha rilevato Bossalini: «Attendiamo la decisione della Commissione giuridica del Consiglio degli Stati, nella speranza che in tempi ragionevolmente brevi si possa dibattere in parlamento» sul futuro dell’articolo 285.

Al riguardo Stefano Piazza, alla testa degli ‘Amici delle forze di polizia svizzere’, ha ricordato che la petizione lanciata dall’associazione per introdurre il carcere quale sanzione minima, affinché il 285 abbia un effetto dissuasivo, è tuttora in corso: da qui l’invito a sottoscriverla. «Dal 1° gennaio di quest’anno si può comunque irrogare la pena detentiva», ha ricordato, ospite dell’assemblea dell’Apct, il sostituto pg Andrea Pagani, dal 1° luglio procuratore generale, richiamando l’articolo 41 del Codice penale, secondo cui “il giudice può pronunciare una pena detentiva invece di una pena pecuniaria se una pena detentiva appare giustificata per trattenere l’autore dal commettere nuovi crimini o delitti; o una pena pecuniaria non potrà verosimilmente essere eseguita”. «Al Ministero pubblico – ha fatto sapere Pagani – abbiamo deciso di tutelare maggiormente gli agenti vittima di violenza facendo capo all’articolo 41, sino a quando la giurisprudenza non ci dirà che bisogna invece prediligere la pena pecuniaria».

Le strutturate e il nodo da sciogliere

All’assemblea dell’Associazione delle polcom Bossalini si è soffermato pure su un’altra proposta, anch’essa contestata dall’Apcti: la proposta del Dipartimento istituzioni di fissare a ventisei agenti (comandante compreso) il numero minimo di agenti perché una polizia comunale possa definirsi ‘strutturata’. L’Apct chiede quindici agenti più il comandante, ritenendola la miglior soluzione per garantire un capillare ed efficace servizio di prossimità. «Ci sono Comuni che hanno investito milioni di franchi per adattare la logistica e assumere personale e adesso si vedono confrontati con una proposta (quella del Dipartimento, ndr) di radicale ‘cambiamento’ che sconvolge gli equilibri, ma che soprattutto mina quanto di buono è stato fatto dalle polizie comunali nel loro insieme e dai municipi che le rappresentato», ha evidenziato il presidente dell’Apct. Senza dimenticare, ha indicato il municipale di Locarno Niccolò Salvioni, responsabile del dicastero sicurezza, che oggi le polcom «per il ruolo che svolgono e le competenze che hanno non sono delle semplici polizie locali».
Con la Legge sulla cooperazione tra Polizia cantonale e polizie comunali «è stata imboccata la strada giusta: si tratta però ora di rafforzare – ha chiosato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – le strutture, i rispettivi comandi e la collaborazione».

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