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26.04.2018 - 09:59

La qualità dei provvedimenti delle Arp passa da un unico software

La Camera di protezione del Tribunale d'appello, nel 2017, ha visto raggiungere i 257 incarti trattati

di Andrea Manna
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Ti-Press

In un settore socialmente delicato, come quello delle tutele e delle curatele, la qualità dei provvedimenti adottati dalle Arp, le Autorità regionali di protezione, «è fondamentale». E la «buona» qualità delle decisioni, aggiunge Amanda Rückert, dipende anche «da adeguate risorse informatiche». Per questo la deputata leghista – coordinatrice della sottocommissione parlamentare della Legislazione che sta esaminando i possibili correttivi all’organizzazione chiamata in Ticino ad attuare le disposizioni in materia di protezione del minore e dell’adulto – sostiene convinta la proposta del Consiglio di Stato di dotare le Arp di un unico software: l’Agiti/Juris. «Prima della pausa estiva – fa sapere Rückert – stilerò un rapporto favorevole al credito di mezzo milione per introdurre questo applicativo informatico, che peraltro già gli uffici giudiziari usano, nelle attuali sedici Autorità regionali di protezione. Inviterò pertanto il plenum della Commissione della legislazione e il Gran Consiglio ad approvare il messaggio governativo». Messaggio che propone anche di allungare (indicativamente sino al 2020) l’esistenza delle Arp. Ciò per disporre del tempo necessario a studiare e a varare le modifiche al modello organizzativo vigente, quello amministrativo. E tra i cambiamenti ai quali si sta pensando per rendere il sistema più performante figura la ‘cantonalizzazione’ del settore tutele e curatele. È oggi la soluzione maggiormente gettonata da Sottocommissione ed Esecutivo. Non convince invece il modello giudiziario, ipotizzato inizialmente, che assegna alle Preture le competenze legate al diritto tutorio. «Tramite un gruppo di progetto, il Dipartimento istituzioni – riprende Rückert – approfondirà lo scenario ‘cantonalizzazione’, la ‘cantonalizzazione’ di un settore oggi gestito in pratica dai Comuni». È una valutazione «che richiede però del tempo». Ragion per cui «sono d’accordo nel prolungare la vita delle attuali Arp e in tal senso mi esprimerò nel rapporto». Vi sono però delle misure «che vanno adottate con una certa urgenza». Una è appunto l’implementazione nelle Autorità regionali di protezione operative in Ticino di un solo programma informatico: l’Agiti». Un passo «indispensabile, che la stessa Sottocommissione aveva auspicato, a prescindere dal modello, amministrativo o giudiziario, per il quale il parlamento opterà sulla base di un messaggio governativo ad hoc». Diversi, secondo Rückert, i vantaggi di un unico applicativo. «Ora – osserva – le Arp utilizzano programmi informatici differenti, come è emerso anche stamattina (ieri mattina, ndr) dall’audizione davanti alla Sottocommissione del direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi e della responsabile della Divisione giustizia Andreotti. Cosa che penalizza l’efficienza dell’intero sistema. Con Agiti le Autorità regionali di protezione potranno scambiarsi o condividere immediatamente informazioni e dati e apprendere subito degli sviluppi della giurisprudenza». Tutto questo «permetterebbe fra l’altro di creare una prassi uniforme nell’adozione dei provvedimenti».

I numeri

Delibera su reclami e ricorsi contro le decisioni delle Autorità regionali di protezione e nel contempo vigila sul loro operato. Questi e altri i compiti della Camera di protezione del Tribunale d’appello, attualmente presieduta dal giudice Franco Lardelli. Camera che, si legge nel Rapporto 2017 del Consiglio della magistratura e delle autorità giudiziarie, “ha visto aumentare ancora (+28) i nuovi incarti, che hanno raggiunto le 257 unità”. Erano 229 nel 2016, 228 l’anno precedente, 219 nel 2014. “Nel 2013 erano 209, ritenuto che dei 288 incarti complessivamente aperti in quell’anno, 50 erano stati ereditati dalla prima Camera civile del Tribunale d’appello e 29 provenivano dalla sciolta, a fine 2012, Autorità di vigilanza sulle tutele e sulle curatele”, si ricorda nel documento. Il 2013 ha infatti segnato l’avvio dell’attività della Camera di protezione, una delle novità dell’organizzazione nel settore tutele e curatele scattata quell’anno e frutto degli adattamenti cantonali decisi da governo e Gran Consiglio al riformato diritto tutorio federale. Sono state inoltre introdotte le Autorità regionali di protezione, subentrate alle Commissioni tutorie regionali. Se la Camera di protezione da un lato registra un ulteriore incremento delle entrate, dall’altro deve ora rinunciare alla collaborazione di giudici supplenti, dopo la decisione del Gran Consiglio di limitare il loro intervento al settore penale del Tribunale d’appello. Un taglio problematico, lo aveva definito Lardelli.

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