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27.03.2018 - 14:29
Aggiornamento : 14:53

Il Ticino chiede scusa alle vittime di misure coercitive a scopo assistenziale

Il presidente del Governo Bertoli ha parlato stamane di scelte politiche sbagliate, di una macchia che rimarrà nei nostri archivi storici. Un gesto apprezzato dalle molte vittime presenti

di Simonetta Caratti

Un'aula del Gran consiglio gremita per un momento di verità atteso da decenni da oltre un centinaio di persone (15 mila in Svizzera) che dai primi decenni del secolo scorso al 1981, hanno visto la loro libertà violata da misure coercitive a scopo assistenziale o collocamenti extrafamiliari. Infanzie rubate dallo Stato. Bambini strappati ai genitori e piazzati in istituti, in riformatori dove molti sono stati maltrattati e abusati. La loro unica colpa era essere ‘illegittimi’, orfani, figli di donne sole, povere o di etnia nomade. Madri obbligate ad abortire o sterilizzate. Misure disposte spesso senza processo né possibilità di ricorso. I bambini di allora erano oggi nell'aula del Gran Consiglio a Bellinzona per un momento commemorativo a loro dedicato. Tanti uomini e donne, pensionati da tempo, molti accompagnati dai familiari. «Sono state scelte politiche sbagliate contro individui deboli. Una macchia nella nostra storia che rimarrà nei nostri archivi storici. La memoria è importante per non commettere simili errori in futuro. È compito di una società civile percorrere il cammino verso la verità, evitando di cadere in un facile oblio», ha detto il presidente del Governo Manuele Bertoli, che ha portato le scuse ufficiali delle autorità del nostro Cantone, in un momento che ha segnato il culmine del processo di elaborazione di una pagina buia nella storia svizzera e ticinese. Non un balsamo per antiche ferite ma un gesto che in tanti hanno apprezzato.

Walter Gianora, Presidente del Gran Consiglio, ha posto l’accento sull’esigenza di rimanere vigili, «affinché le leggi decise dalla politica siano in futuro sempre uno strumento di giustizia». Anche Gianora ha portato le scuse ufficiali.  

In Ticino sono al momento oltre 160 le persone che si sono rivolte ai servizi cantonali per ricevere sostegno o ricercare documentazione. A questo proposito, va ricordato che domenica 31 marzo scadrà il termine per avviare la procedura necessaria a ottenere il contributo di solidarietà stabilito dal Parlamento federale. Maggiori informazioni sono reperibili sul sito www.ti.ch/lav.

Il processo di rielaborazione di questo triste capitolo della storia recente della Confederazione ha avuto inizio nel 2013 con il riconoscimento ufficiale dell’accaduto da parte del Consiglio federale e con le scuse presentate da Simonetta Sommaruga, a nome di tutto il Governo. 


 In conclusione, la direttrice della Divisione della cultura Raffaella Castagnola ha presentato la scultura dell’artista ticinese Mattia Bonetti, destinata a trovare la propria collocazione definitiva presso l’Archivio di Stato, luogo preposto alla custodia della memoria collettiva. 

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