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09.03.2018 - 06:20
Aggiornamento: 09:36

Rimborsi, i correttivi del governo

Bertoli: abbiammo allestito due risoluzioni, che discuteremo con l'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio

di Andrea Manna e Jacopo Scarinci
rimborsi-i-correttivi-del-governo

Quattro ore soprattutto di audizioni. «Dal Consiglio di Stato abbiamo ricevuto risposte piuttosto esaustive che ci hanno permesso di chiarire una serie di aspetti che avevamo sollevato», dice Fabio Bacchetta-Cattori, incontrando verso le 13.30 i giornalisti a Palazzo delle Orsoline. È stata una mattinata lunga e intensa quella di ieri a Bellinzona per la Sottocommissione parlamentare della Gestione, coordinata dal deputato popolare democratico, che sta passando ai raggi X il dossier dei rimborsi forfettari e dei benefit presumibilmente senza base legale che gli ultimi governi hanno previsto per i propri membri. Dossier su cui martedì prossimo riferirà dapprima alla Gestione e poi al plenum del Gran Consiglio. Bacchetta-Cattori e colleghi hanno sentito l’ex Cancelliere Giampiero Gianella, il vice Roberto Keller e una delegazione del Consiglio di Stato: il presidente Manuele Bertoli, Claudio Zali e Christian Vitta. Con loro il Cancelliere Arnoldo Coduri e il giurista del governo Francesco Catenazzi. I tre ministri sono stati in seguito raggiunti, per poter esprimersi su alcuni temi ‘tecnici’, da altrettanti alti funzionari: il direttore del Controllo cantonale delle finanze Giovanni Cavallero, il coordinatore del Dipartimento finanze ed economia Nicola Novaresi e il responsabile delle Contribuzioni Lino Ramelli. «Dall’Esecutivo sono stati commessi in buona fede degli errori dal profilo amministrativo, sappiamo però che, partendo da questa esperienza, sta apportando i correttivi del caso», riprende il responsabile della Sottocommissione.

E i correttivi li indica per sommi capi Manuele Bertoli. Per definire la questione dei rimborsi dei consiglieri di Stato «abbiamo preparato due risoluzioni governative – spiega il presidente dell’Esecutivo confermando quanto anticipato dalla ‘Regione’ (cfr. edizione del 7 marzo) – sulle quali ci confronteremo con l’Ufficio presidenziale (Up, ndr) del Gran Consiglio in modo che, quando le decideremo formalmente, l’Up sia pronto ad approvare» ciò che è di sua competenza. E cosa prevedono le due rg? Una riguarda il tema dei rimborsi e dovrà essere sottoposta all’Up per l’ok. L’altra risoluzione, continua Bertoli, «che non deve essere approvata dall’Up perché non lo richiede la legge, ma che dovrà avere il via libera dal Controllo cantonale delle finanze, dalla Divisione contribuzioni e dall’Istituto delle assicurazioni sociali, fissa una serie di prestazioni cui abbiamo diritto. Non si tratta di rimborsi, ma è bene che sia tutto scritto e pubblicato in modo che sia trasparente». Resta aperta la questione dei due salari extra corrisposti ai ministri una volta terminato il loro incarico, e per risolvere anche questo aspetto il governo sta vagliando due possibilità. «Una è che il Gran Consiglio definisca quando inizia e quando finisce il mandato del consigliere di Stato, così la cosa è chiara e l’onorario segue il mandato. La seconda opzione – rileva il presidente del governo – è di riservare all’Esecutivo, con decisioni che vengono prese di volta in volta, la possibilità di prolungare di un po’ il mandato di un consigliere per il passaggio delle consegne. Ma deve essere una possibilità da valutare caso per caso, non un diritto». Bertoli torna infine sulla richiesta del Consiglio di Stato a Gianella di restituire i due salari extra ricevuti al termine del mandato. «Nessun consigliere di Stato è uscito prendendo sia l’onorario sia la pensione. Nel caso di Gianella c’è stato questo cumulo, ma dato che si tratta di un rapporto tra datore di lavoro e lavoratore, preferiamo non trattare la questione in piazza», chiosa il presidente del governo.

Bacchetta-Cattori: ‘Interpretazioni divergenti degli aspetti giuridici. Ora serve la massima chiarezza’ 

Tutto (o quasi) è opinabile. Anche il diritto, perlomeno nei palazzi della politica cantonale. Perché all’origine della controversa vicenda dei rimborsi spese e delle indennità ai ministri e all’ex Cancelliere «ci sono state – e ci sono – interpretazioni divergenti sugli aspetti giuridici, sulle vigenti norme di legge in materia», sostiene il coordinatore della Sottocommissione ‘finanze’ Bacchetta-Cattori, reduce dalle audizioni sull’affaire dei benefit. Interpretazioni divergenti – fra i consulenti del Gran Consiglio, quelli del Consiglio di Stato, il Controllo cantonale delle finanze e la Cancelleria – che «in questi anni» hanno innescato «incomprensioni». Il parlamentare del Ppd evita di gettare benzina sul fuoco e precisa: «Da parte di tutti c’è stata sicuramente buona fede, ma ora bisogna approdare a un’interpretazione univoca degli aspetti legali e condivisa da governo e parlamento». Proprio per questo, aggiunge Bacchetta-Cattori, «è giunto il momento di fare la massima chiarezza ed è lo scopo del nostro esercizio».

Ieri la Sottocommissione della Gestione ha sentito fra gli altri l’ex Cancelliere Gianella. «Ci ha fornito la sua versione, così come ha fatto il governo. Al riguardo avremo modo di esprimerci martedì in Gestione», dice Bacchetta-Cattori. Stando a nostre informazioni, Gianella ha affermato che la decisione sui benefit di fine mandato per ministri e cancelliere, fra cui i due mesi di stipendio supplementari, nonché il rimborso forfettario mensile di 300 franchi per l’uso del cellulare spettava unicamente al governo. Insomma, quanto previsto dalla nota a protocollo 44 adottata nel 2011 dal Consiglio di Stato era di competenza di quest’ultimo. E i 300 franchi per il telefono, che secondo la recente perizia del parlamento andavano approvati dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio? Per l’ex Cancelliere, il cellulare è da considerasi uno strumento di lavoro, come il computer.

Sul fronte giudiziario, giungerà prima dell’apertura della seduta del parlamento, il prossimo lunedì pomeriggio, la decisione del pg, che un paio di settimane fa ha riaperto l’inchiesta, contro ignoti, per abuso di autorità. Inchiesta chiusa inizialmente con un decreto d’abbandono.

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