Ticino
10.01.2018 - 06:000

Argo 1, le domande ancora senza risposta

Governo parte civile. Il presidente: il perito ci ha indicato la possibilità di costituirci accusatore privato ed è ciò che faremo

Il Consiglio di Stato, alla luce delle valutazioni del perito Marco Bertoli, ha deciso di percorrere anche una via penale nel caso Argo 1, costituendosi parte civile. E questo perché una recente sentenza del Tribunale federale ha chiarito meglio la portata del reato di infedeltà nella gestione pubblica. «Il perito ci ha indicato la possibilità di dichiararci accusatore privato – spiega il presidente del governo Manuele Bertoli, interpellato dalla ’Regione’ – nella misura in cui una sentenza abbastanza recente del Tribunale federale avrebbe definito meglio la portata dell’articolo 314 del Codice penale, quello sull’infedeltà nella gestione pubblica. Faremo dunque questo passo. Manderemo una lettera al Ministero pubblico per dichiararci accusatori privati in relazione a questa ipotesi di reato».

Di una possibile via penale aveva scritto nella tarda serata di lunedì il portale Liberatv.ch, secondo il quale l’ex pp Marco Bertoli – incaricato lo scorso ottobre dal Consiglio di Stato di esaminare dal profilo amministrativo la gestione del controverso mandato attribuito direttamente nel 2014 alla Argo 1 dal Dipartimento sanità e socialità per la sorveglianza di centri per asilanti – avrebbe ipotizzato anche un illecito penale, quello previsto appunto dall’articolo 314. Quando si configura il reato di infedeltà nella gestione pubblica? “I membri di un’autorità o i funzionari che, al fine di procurare a sé o ad altri un indebito profitto, recano danno in un negozio giuridico agli interessi pubblici che essi dovevano salvaguardare, sono puniti – recita il 314 – con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria. Con la pena detentiva è cumulata una pena pecuniaria”. Un danno patrimoniale ma non solo: per Mon Repos, il danno può essere anche alla fiducia nelle istituzioni.

«Nel quadro del procedimento penale pendente stiamo esaminando anche questa ipotesi di reato», sostiene, da noi contattato, il procuratore generale John Noseda. «Mi è stata preannunciata dal Consiglio di Stato – aggiunge il pg – la sua intenzione di costituirsi accusatore privato, cosa che potrà fare sicuramente ed esercitare così i diritti di parte civile nell’ambito del procedimento in questione». Lavorando sull’articolo 314, si potrà così rispondere alla domanda delle domande? Ovvero: perché il Dss scelse proprio la Argo 1?

Al momento non sono imputati reati ai funzionari che hanno avuto a che fare col mandato assegnato – e rinnovato senza la necessaria risoluzione governativa – alla ditta di sicurezza, nel frattempo fallita. La Procura sta comunque facendo le verifiche e gli approfondimenti di propria competenza. È fra l’altro in attesa di una risposta dall’autorità giudiziaria italiana alla rogatoria inoltrata il mese scorso per chiarire se funzionari pubblici abbiano preso parte o no al viaggio/vacanza in Sardegna pagato dalla Argo 1, di cui ha riferito nel settembre del 2016 ‘Falò’, la trasmissione della Rsi che con un ampio servizio aveva fra l’altro svelato la storia della cena offerta dal direttore operativo di Argo 1 Marco Sansonetti a Carmela Fiorini, responsabile al Dss del Servizio richiedenti l’asilo, e al di lei compagno Fiorenzo Dadò, allora capogruppo in Gran Consiglio, oggi presidente del Ppd, durante un soggiorno della coppia a Bormio nell’ottobre del 2014. Di ieri la notizia, data da Tio, della denuncia di Sansonetti contro i giornalisti autori dell’inchiesta di ‘Falò’. Sansonetti parla di “ricostruzioni e dichiarazioni false volutamente diffamatorie”.

Tornando alla perizia esterna di carattere amministrativo disposta dal Consiglio di Stato, l’avvocato e già procuratore pubblico Marco Bertoli dovrebbe consegnare il rapporto definitivo al governo nel giro di un paio di settimane. Forse già la prossima.

Domande a Fiorenzo Dadò e a Paolo Beltraminelli

A Dadò chiediamo:

  1. Sabato 16 settembre 2017 ‘Il Quotidiano’ (Rsi) dà notizia della cena (costo complessivo 150 euro) offerta dal responsabile operativo della Argo 1 Marco Sansonetti a Lei e alla sua compagna Carmela Fiorini, responsabile al Dss del Servizio richiedenti l’asilo, durante un vostro soggiorno a Bormio nell’ottobre 2014. Perché, prima di quel servizio giornalistico, Lei non ha mai informato della cena i suoi colleghi della commissione parlamentare della Gestione, sotto la cui lente era da diversi mesi il dossier Argo 1?
  2. Venerdì 27 ottobre 2017 i media danno notizia dell’incontro del 9 giugno 2017 fra il capo della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie Renato Bernasconi, Carmela Fiorini, un ausiliario del Dss e Lei. Un incontro, si è scritto, per chiarire le circostanze del soggiorno a Bormio di cui aveva appreso l’ausiliario da ex agenti della Argo 1. Perché prima di quei servizi giornalistici Lei non ha informato i suoi colleghi della Commissione della gestione?
  3. Chi ha chiesto/indetto l’incontro del 9 giugno, rimasto per mesi segreto?
  4. Quanti incontri ha avuto sul tema Bormio col capodivisione Renato
    Bernasconi?
  5. Ritiene normale e opportuno che un presidente di partito incontri dei funzionari per discutere di simili fatti e per di più all’interno degli uffici dell’amministrazione cantonale, fatti che la coinvolgono direttamente e sui quali lei è chiamato a ‘indagare’ come deputato membro della Gestione?
  6. Lei possiede una carta di credito? Perché la fattura di Bormio, che era di circa mille euro, l’ha pagata in contanti?
  7. Riguardo all’acconto che Sansonetti paga per il soggiorno di Bormio, poi tasformatosi in cena per lei e per la signora Fiorini: crede che Sansonetti l’avrebbe pagato a chiunque? A un ticinese qualsiasi?
  8. Può escludere che il partito che lei presiede e/o sue sezioni, compreso l’organo di stampa e club di sostegno, abbia/no ottenuto finanziamenti direttamente o indirettamente dalla società Otenys/Argo 1 e/o da suoi rappresentanti? Idem, per campagne elettorali?
  9. Come ha reagito il gruppo parlamentare del Ppd alla sua lettera recapitata al Ticino ‘responsabile’?

A Beltraminelli chiediamo:

  1. Può spiegare una buona volta (ci conceda il termine) in modo credibile perché sono stati dati dal suo dipartimento tutti quei mandati diretti nel settore asilo in violazione delle leggi?
  2. Può dirci anche chi ha sbagliato? Ossia:
    2.1. chi non ha steso le necessarie
    risoluzioni governative?
    2.2. chi non ha inserito i mandati
    diretti nell’apposita lista pubblica?
    Ci sarà pure un funzionario incaricato con un nome e un cognome…
  3. Se risparmiare era così importante, perché coi pasti si è speso manifestamente di più andandoli a prendere a Chiasso per portarli sino nel
    Bellinzonese?
  4. Perché continua a ritenere normale l’agire del suo capodivisione Bernasconi? Ci riferiamo alla chiarissima
    e-mail inviata al direttore della Securitas, agli incontri segreti di Dadò coi suoi funzionari negli uffici del Cantone. Non crede che Bernasconi sull’incontro segreto con funzionari e il suo presidente di partito avesse il dovere di informarla subito?
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