Mendrisiotto

Programma di occupazione da Lattecaldo a Curzutt, è petizione

Il deputato Giovanni Capoferri e il vicesindaco di Morbio Inferiore Moreno Colombo condividono le preoccupazioni del Mendrisiotto e Basso Ceresio

Veduta panoramica del paese e del centro scolastico
(Ti-Press)
16 giugno 2026
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Ha suscitato una reazione negativa la decisione del Consiglio di Stato di sopprimere, da fine anno, il Programma di occupazione temporanea (Pot) di Lattecaldo, trasferendone integralmente le attività a Curzutt, nel Comune di Monte Carasso. Una reazione che per il momento si è tradotta nella petizione promossa dal deputato in Gran Consiglio Giovanni Capoferri e dal vicesindaco di Morbio Inferiore Moreno Colombo (Lega-Udc), con la quale si chiede al governo cantonale di riconsiderare la decisione di chiudere il Pot di Lattecaldo.

Comuni non coinvolti dal governo

I due promotori condividono le preoccupazioni espresse dai Comuni di Arogno, Breggia, Castel San Pietro e Val Mara e sostengono la loro ferma opposizione a una decisione assunta senza il necessario coinvolgimento degli enti locali. “Una misura di tale portata avrebbe dovuto essere discussa e concertata con i Comuni che, da anni, fanno affidamento su questo importante strumento. Il Pot è molto più di una misura occupazionale”. Si tratta, invece, “di uno strumento prezioso per le persone in cerca d’impiego – per le quali significa riattivazione, competenze e reinserimento – e per il territorio”, sottolineano i Municipi. Il programma negli ultimi anni ha realizzato diverse decine di interventi di pubblica utilità: parapetti e opere di messa in sicurezza, sentieri, muretti in pietra a secco, recupero di manufatti storici, manutenzione di aree pubbliche.

Il Consiglio di Stato ‘riconsideri la decisione’

Riteniamo fondate le critiche alla decisione di concentrare l'offerta esclusivamente nel Sopraceneri. La chiusura del centro di Lattecaldo, si legge nella petizione, rischia infatti di penalizzare il Sottoceneri e, in particolare, le regioni periferiche del Mendrisiotto, privandole di una risorsa radicata sul territorio e consolidata nel tempo. La petizione chiede al governo “di riconsiderare la decisione di chiudere il Pot di Lattecaldo; di garantire un’equa distribuzione delle strutture e delle opportunità di reinserimento professionale sull'intero territorio cantonale; di riconoscere il ruolo fondamentale che il Pot svolge per il Mendrisiotto e il Basso Ceresio, sia sotto il profilo sociale sia sotto quello economico; di considerare che il Mendrisiotto e il Basso Ceresio sono parte integrante del Ticino e meritano di essere sostenuti e valorizzati, non di diventare vittime delle misure di risanamento delle finanze cantonali”.

Secondo i due promotori della petizione, “in un momento in cui il settore primario e l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro rappresentano sfide cruciali per l'intero distretto, è indispensabile mantenere strumenti concreti e vicini al territorio, capaci di offrire opportunità alle persone e servizi utili alla collettività. Il Mendrisiotto vuole continuare a essere considerato una parte del territorio cantonale e non un semplice capitolo di risparmio nel quadro del risanamento finanziario del Cantone”.

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