Mendrisiotto

Cinque anni dopo LaFilanda è ‘luogo di incontro e libertà’

Nato a Mendrisio come centro culturale regionale, oggi in questo spazio oltre alla Biblioteca cantonale c'è molto di più

In tanti per la festeggiata
(Ti-Press/Elia Bianchi)
14 settembre 2023
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Oltre il porticato, LaFilanda ti spalanca le sue porte quasi con gratitudine. Chiunque varchi quella soglia è il benvenuto. E chi lo fa, non per forza finirà con lo sfogliare un libro riposto con cura su uno dei tanti scaffali della Biblioteca cantonale di Mendrisio, che lì ha trovato casa. Quello che è nato come un Centro culturale oggi, a distanza di cinque anni, da quel 15 settembre 2018 – quando tutto è cominciato, in veste ufficiale –, è molto di più. Del resto, tra le ampie sale colorate è facile sentirsi come in famiglia. Dei bambini zigzagano qua e là, mentre al grande tavolo accanto all'ingresso le appassionate della maglia sferruzzano con energia. Anche in un mercoledì speciale, quale è quello in cui si è scelto di festeggiare il compleanno, si respira la quotidianità di un luogo di vera socializzazione. Fuori il mondo che corre, dentro il tempo lento dell'incontro. E pensare che sembrava una scommessa non facile da vincere in una realtà minuta come il Mendrisiotto. Tanto che qualcuno aveva avuto persino la tentazione di spegnere sul nascere il progetto. Ma la politica, a volte, sa essere davvero lungimirante. A darle ragione adesso ci sono, infatti, le centinaia di persone che, in media, ogni giorno frequentano LaFilanda.

‘La gente qui ha ritrovato un luogo familiare’

Sono già trascorsi cinque anni. Eppure sembra ieri. «È vero. Ma in qualche modo sembra che LaFilanda ci sia sempre stata – la direttrice Agnès Pierret non se ne sorprende –. Siamo diventati talmente una realtà per tanta gente che, quando ci soffermiamo sul tempo trascorso, quasi quasi abbiamo la sensazione di non aver inventato niente, alla fine. Semmai sentiamo di aver portato avanti con semplicità qualcosa che esisteva in altri ambiti, come la piazza del paese. Qui si ritrova qualcosa che le persone, soprattutto di una certa età, hanno conosciuto in passato. Infatti, può apparire paradossale – ci mette a parte la responsabile –, ma il successo è andato al di là delle cifre che, all'epoca, avevamo pianificato. Ricordo che al Municipio avevo prospettato 25mila presenze per il primo anno, 35mila per il secondo e 55mila per il terzo. Di fatto nel 2019, la prima annata completa, abbiamo sfiorato le 140mila persone. Va detto che tutti noi ci credevamo».

‘Quel primo giorno avevamo paura’

Una convinzione ben riposta, anche se la sfida era di quelle importanti. «Il primo giorno, lo posso dire, avevamo paura – ammette la direttrice –: quel lunedì 17 settembre ce lo ricordiamo bene: eravamo qui a chiederci chi sarebbe arrivato. Infatti, sono entrate solo due o tre persone che hanno osato farsi avanti. Insomma, eravamo ottimisti non senza una certa apprensione. Sulla carta, è indubbio, non c'erano motivi che il progetto non funzionasse. Soprattutto se la proposta è buona per il pubblico. Ma non si sa mai».

‘Oggi non vogliamo cadere nella routine’

Poi è scoccata la scintilla. «Certo quell'apprensione – ci conferma Agnès Pierret – poi rapidamente se ne è andata. E con il tempo abbiamo imparato che siamo obbligati, ma lo facciamo con piacere, ad adattarci alle nuove richieste, a ciò che succede nel mondo – LaFilanda, ancora agli esordi, ha dovuto fare i conti con la pandemia, ndr – e quindi a reinventarci per non cadere nella routine. E questo nei decori come nelle proposte. Il nostro, d'altro canto, non è un pubblico di passaggio, ma in un certo senso di ‘habitué’. Ed è impegnativo, ma al contempo bello, perché fa scoprire nuovi stimoli, che giungono dal territorio, al quale siamo molto aperti, e rivela cose che non avremmo mai pensato. E proprio per questo siamo chiamati a essere flessibili e a trovare un equilibrio all’interno del calendario delle attività, pur rimanendo, d'un canto, incollati all'attualità e dall'altro pronti a sperimentare. Per noi è anche un esercizio di umiltà».

‘Innanzitutto, un centro di incontro e libertà’

Un esercizio al quale a LaFilanda non si sottraggono. Anzi, si continua, come in questo periodo, a sondare i frequentatori. Con il risultato di presentarsi alla platea anche con eventi sorprendenti e che alternano conferenze specialistiche a corsi per tutti. «Per noi non è un problema far convivere la Cultura alta con iniziative più semplici – tiene a rimarcare la direttrice del centro –: è il bello di una realtà che si sta affermando sempre più come luogo di incontro e aggregazione. E a proposito di aggregazione, con la nascita della Città svolge il suo ruolo pienamente. Dirò di più – ribadisce Agnès Pierret –, non vogliamo essere un centro culturale; siamo un centro di incontro e di libertà, dove si fa cultura, d'accordo, ma si fanno anche lavoretti manuali e apprendimento di primo grado. Cerchiamo pure di essere utili: quando sono arrivati i profughi dall'Ucraina, ad esempio, abbiamo subito organizzato un corso di italiano, che a fine anno sarà integrato nelle consuete lezioni di italiano pratico».

D'altro canto, come ci fa notare ancora la responsabile, la metà delle persone che ‘vivono’ LaFIlanda non lo fanno per i libri. «Questo, in effetti, è uno dei pochi luoghi dove sentirsi liberi, anche di non fare nulla. Capita che dei ragazzi scelgano questo spazio per prendersi un quarto d'ora di pausa, e magari anche di siesta. E tutto funziona. Continuiamo persino a ricevere dei doni: ecco là l’ultima poltroncina che ci hanno regalato», ci dice indicandoci il nuovo arredo.

La Biblioteca cantonale? ‘Una rinascita’

Allo stesso tempo questo centro ha rappresentato, però, un modello, pure nella rete delle biblioteche pubbliche. Se Mendrisio e il Mendrisiotto possono vantare ancora una Biblioteca cantonale è grazie a questa intuizione. «Trasferirsi dal Liceo a LaFilanda ha rappresentato una rinascita», conferma Agnès Pierret. E a testimoniarlo ci sono le cifre del Rapporto di attività dell'anno scorso: il prestito dei libri è cresciuto, infatti, del 14 per cento, segnalando un totale annuale di 56mila volumi. "Considerando che il Mendrisiotto e Basso Ceresio ha una popolazione complessiva di circa 55mila persone – si sottolinea nel resoconto –, è come dire che ogni abitante ha effettuato almeno un prestito. Un risultato interessante e incoraggiante". Come non essere d'accordo.

La dicono lunga, d’altra parte, le parole della direttrice delle biblioteche di Winterthur, Franziska Baetke, in visita a Mendrisio. I veri pionieri, ha riconosciuto, si trovano nell'estremo sud della Svizzera. Oggi LaFilanda e la sua biblioteca, che racchiude in sé le parole chiave del sistema bibliotecario - come punto di condivisione e ‘casa del sapere’ -, sono, ha ribadito, un modello pure per il nord del Paese. E questo non è poco. A maggior ragione se si pensa che i vertici di Winterthur non sono gli unici ad aver voluto vedere da vicino l'esperienza mendrisiense. «E a questo – ci confessa la responsabile – proprio non avevamo pensato».

Pubblico e privato, una intesa che funziona

Il centro ha aperto anche un'altra via, nella collaborazione tra pubblico e privato, mettendo a punto una formula che ha conquistato le aziende. Tanto che i partner che sin qui l'hanno accompagnato hanno già rinnovato l'impegno nel solco di una intesa che è stata costruita insieme e fra le mura di uno spazio ‘sempre aperto’ (o almeno dalle 9 alle 21). Uno spazio di cui la gente, ci rende attenti ancora la direttrice, sente la necessità. Una esigenza riaffiorata dopo la pandemia, come mostra il balzo in avanti del numero delle presenze, cresciute del 50 per cento rispetto al 2021.

Il ‘Terzo Luogo’ di molti

«In una società nella quale c’è sempre più individualismo – richiama Pierret –, parafrasando il sociologo americano Ray Oldenburg, in Svizzera LaFilanda è il primo spazio concepito esplicitamente quale Terzo Luogo. Un concetto che conia negli anni Ottanta per definire il luogo di incontro fuori casa propria (il primo luogo) e il posto di lavoro (il secondo luogo)». Il che rincuora considerando che, nel passato recente, le nuove piazze erano i centri commerciali.

Filandere e filanderi, una risorsa

Nel 2022 LaFilanda ha potuto contare su una novantina di volontari. Un'altra intuizione, quella dei Filanderi, che oggi rappresenta una risorsa irrinunciabile. «Tutto – ci spiega Agnès Pierret – è nato dall'esigenza di assicurare un'ampia apertura del centro, dalle 9 alle 21: un aspetto che si è rivelato molto importante. Un altro elemento chiave, però, è stato il fattore umano: malgrado le tecnologie a disposizione, riprendendo l'esperienza di Helsinki, crediamo che al centro di tutto ci sia l'uomo. Ciò che abbiamo potuto costatare nel tempo, infatti, è proprio la capacità dei Filanderi – che arrivano da tutto il Distretto, e anche da fuori – di metterci in relazione con la realtà esterna, facendo da collante e cassa di risonanza, portando LaFilanda nella loro cerchia familiare e delle amicizie. Permettendoci così di cogliere idee e aspettative, arricchendo le nostre attività».

A tal punto che vari Comuni della regione hanno compreso l'importanza di avere a portata di mano un tale luogo, che funge da attrattore, ci fa presente la direttrice, pure per le scuole, di ogni ordine e grado. «Per garantirci un futuro – chiarisce, andando dritta al punto – dobbiamo essere utili alla popolazione, ai servizi sociali e agli enti pubblici. Avere un ruolo di pubblica utilità». E di sicuro oggi LaFilanda lo svolge appieno.

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