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Intercity, un treno chiamato desiderio. Oggi esaudito

Il via libera della Camera alta alle fermate nel Distretto fa gioire i sindaci di Chiasso e Mendrisio. Che rinviano il confronto sulle stazioni

intercity-un-treno-chiamato-desiderio-oggi-esaudito
Ti-Press
In arrivo sul binario momò

Nel Mendrisiotto c’era un treno chiamato desiderio, sino a poche ore fa. Oggi quella ambizione è stata esaudita. A volte succede. Così lungo la linea ferrata locale a fare la differenza in futuro ci sarà un convoglio con una sigla breve, IC, ma una grande importanza. Quegli Intercity (sciogliendo l’acronimo) che non ci si limiterà più a far fermare (dopo insistenze) un paio di volte al giorno, la mattina e la sera. Il nostro agglomerato entrerà, infatti, di diritto a far parte della rete ferroviaria nazionale dei collegamenti a lunga percorrenza. Con il sigillo apposto, martedì di buona mattina, dal Consiglio degli Stati, il Distretto non è più una periferia del Paese. A giugno lo aveva riconosciuto la Camera bassa, ora, in modo tacito, quella alta. Merito della mozione firmata dal consigliere nazionale Marco Romano (Centro) e di una sana azione di lobbing. Alla quale non è estranea neppure la missiva che la Commissione regionale dei trasporti ha imbucato giovedì scorso all’indirizzo di tutti i senatori, con l’intento di sensibilizzarli su un tema cruciale per questo lembo a sud della Svizzera.

Il quarto d’ora momò

Si è fatto squadra; con tenacia in questi anni non ci si è mai arresi e alla fine si è riusciti a catalizzare l’attenzione del parlamento federale sul Mendrisiotto, dunque su Chiasso e Mendrisio. Martedì per circa un quarto d’ora a Berna si è parlato, infatti, di questo territorio, del suo potenziale e del diritto di non essere escluso "a priori e senza giustificazioni oggettive" dal sistema su rotaia, ambasciatrice la Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni che, con 10 voti a favore, 2 contrari e un astenuto, in ottobre aveva spianato la strada all’atto parlamentare. Ad alzare la sbarra del metaforico passaggio a livello che sin qui aveva lasciato fuori il Distretto ci hanno pensato, in effetti, i rappresentanti del popolo e dei Cantoni. Se fosse stato per il Consiglio federale, in effetti, sarebbe rimasta abbassata. Secondo il parere della Consigliera federale Simonetta Sommaruga, dire di ‘sì’ avrebbe creato un precedente.

«È fatta. Ora il mandato del parlamento è chiaro: va prevista una fermata IC nel Mendrisiotto». Marco Romano alla vigilia della decisione era fiducioso, ma adesso la soddisfazione per l’esito dell’iter alle Camere che ha promosso la sua mozione è davvero tanta. Un orgoglio più che motivato. Nell’aula il deputato mendrisiense, va detto, ha trovato dei preziosi alleati. A perorare la causa durante la seduta è stato avantutto il relatore del rapporto, il grigionese Stefan Engler (Centro), che ha sottolineato il potenziale del Mendrisiotto e la sua capacità di giocare un ruolo, pure a livello internazionale. Gli ha dato man forte il ‘senatore’ ticinese Marco Chiesa, presidente dell’Udc, il quale ha ribadito come «non sia ammissibile che il Distretto venga tagliato fuori»; visto anche i suoi 51mila abitanti e i 2’400 tra studenti e insegnanti dell’Università della Svizzera italiana e della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera italiana.

Le reazioni

Arrigoni e Cavadini entusiasti

A Chiasso conoscevano bene il pensiero di Simonetta Sommaruga sui compiti dei tecnici e quelli dei politici, ma hanno incrociato comunque le dita. A giusta ragione. «Si tratta di sicuro di una decisione positiva – commenta a poche ore dalla svolta il sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni –. Siamo di fronte al primo ‘step’, che si sapeva essere unicamente politico. Ora la palla passa alle Ffs. Starà alle Ferrovie, infatti, valutare come organizzarsi per applicare quanto accolto dalle Camere. Come Comune di Chiasso lo abbiamo ribadito più volte: già ora i treni trascorrono la notte nella nostra stazione; in altre parole, la linea è già occupata. Quindi la conferma delle fermate nel Mendrisiotto non rappresenta uno stravolgimento dello stato delle cose. D’altro canto, le strutture già le abbiamo e il punto di confine è a Chiasso. Quanto basta per corroborare la volontà di avere una fermata nella cittadina», strizza l’occhio il sindaco.

E qui sta adesso il punto: gli Intercity faranno sosta a Chiasso o a Mendrisio? C’è il rischio di un braccio di ferro? «Penso che ora il tema sarà discusso nel gremio della Commissione regionale dei trasporti del Mendrisiotto e Basso Ceresio (Crtm) – ci risponde Arrigoni –. Il prossimo passo, in effetti, sarà trovare una convergenza di opinioni con Mendrisio tramite la Crtm e quindi il Cantone, che qui sono i primi interlocutori».

Aver dato luce verde ai treni di lunga percorrenza per il sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini ha il sapore della «vittoria». Non teme di esagerare. Soprattutto perché il via libera arriva dalla politica federale: «Siamo stati capiti». E non è poco. «Sicuramente è una notizia positiva – annota a una voce con il collega di Chiasso –. Aver accettato la mozione Romano significa anche riconoscere l’importanza del Mendrisiotto come regione e garantire i collegamenti con la Svizzera interna. Poter contare sulle fermate degli Intercity, del resto, è una necessità – rilancia Cavadini –. L’utenza, infatti, c’è. E mi riferisco ai lavoratori e agli studenti, così come al servizio verso gli scali anche internazionali. Se penso a Mendrisio, la Città è ben collegata su tutta la linea come in direzione di Varese e Malpensa. Del resto, migliorare l’offerta va a vantaggio pure di chi la gestisce». La gratitudine per Marco Romano è palese: «Ha dato una scossa a una decisione tanto attesa», annota ancora il sindaco.

Adesso l’attenzione si sposta sulle stazioni dei due poli, facciamo notare anche a lui. «In questa fase – ci dice Cavadini, allineandosi con Arrigoni – abbiamo bisogno di trovarci con la Crtm e di discuterne assieme per capire quale sia la strategia migliore e quale la prossima mossa da fare. Per il momento, dunque, preferisco non sbilanciarmi. Mi limiterò a ricordare che Mendrisio ha tutte le carte in regola per ospitare una fermata».

Il confronto, insomma, per ora è rimandato. Sullo sfondo lo studio indipendente commissionato dalla stessa Commissione regionale dei trasporti che ha restituito numeri, scenari oltre che forza alla causa del Distretto.

L’intervista

Rigamonti, Crtm: ‘Una vittoria per il Ticino’

«Questa è una vittoria del Ticino per il Mendrisiotto – anche Andrea Rigamonti, presidente della Commissione regionale dei trasporti non lesina sui commenti –. Sarà, infatti, l’intero Ticino a trarre dei benefici da un miglior collegamento del Mendrisiotto con il resto della Svizzera. E penso al fatto che la stazione di Lugano, già molto sotto pressione, verrà sgravata dai cambi, oggi obbligatori o al miglior collegamento del Sopraceneri con il Distretto. Al di là degli aspetti tecnici, ripercorrendo gli ultimi anni, io sono diventato presidente nel dicembre del 2017 e il 20 febbraio 2018 ho scritto la mia prima lettera sul tema – fa memoria –. Ho sempre detto, d’altra parte, che la Crtm non avrebbe mollato su questo tema prioritario e oggi portiamo a casa questa vittoria politica, grazie a un lavoro di squadra. Ovvero grazie all’iniziativa di Marco Romano e grazie alla compattezza che si è finalmente riusciti ad avere in tutto il Mendrisiotto, se pensiamo che tutti i 15 Municipi hanno sottoscritto la missiva indirizzata a Berna».

Rigamonti ci mostra tutte i passi compiuti sinora. «Mi piace vedere che da quando sono presidente, nel tempo, sono diverse le iniziative - l’elenco cronologico è lungo, ndr - che si sono spese a favore di questo agglomerato e della necessità di metterlo in rete con gli altri comprensori del Paese. Tutto è partito da lì, in fondo. Tutti i diversi portatori d’interesse - Astuti, Municipi, consiglieri comunali, granconsiglieri e il Consigliere nazionale, Consiglio di Stato, Ente regionale per lo sviluppo, Organizzazione turistica regionale - hanno dato il loro contributo. È stato veramente un lavoro di compattezza, soprattutto avendo un Distretto coeso, anche i livelli superiori hanno avuto una solida base su cui appoggiarsi per portare avanti questa tematica».

L’effetto squadra

Si può affermare che il dossier Intercity sia la dimostrazione che quando il Mendrisiotto serra i ranghi, al di là delle etichette politiche, una forza contrattuale ce l’ha davvero. «Assolutamente». Ha citato anche il Consiglio di Stato, inizialmente sembrava esserci stato un problema. Tant’è che una volta di più nel formulare il suo parere nel documento di accompagnamento alla mozione Romano, il Consiglio federale ha fatto notare come, e citiamo, "nell’ambito della programmazione della fase di ampliamento dell’infrastruttura ferroviaria 2035 il Cantone non ha presentato domanda di integrazione del Mendrisiotto nella rete dei trasporti a lunga distanza". Relegando, di fatto, il Distretto a ruolo di appendice di Lugano.

«Qui dobbiamo risalire a una decisione presa circa 15 anni orsono. Sulla quale si è impostata poi la strategia: Intercity sino a Lugano e collegamenti Tilo – richiama Rigamonti –. Noi abbiamo fatto pressione sul CdS affinché prendesse in mano il tema, quale referente verso le istituzioni federali e le Ffs. E alla fine è stata compresa l’importanza del servizio per il nostro Distretto, a maggior ragione alla luce del fatto che gli Eurocity, che oggi fermano a Chiasso e sono molto apprezzati, sono destinati a scomparire. È una circostanza che, forse, non si percepisce, ma è una realtà: senza possibilità di appello essendo parte di un accordo tra Svizzera e Italia».

Non è finita qui

Adesso si guarda avanti? «Tengo a dire che se questa è una vittoria politica – sottolinea il presidente –, la Commissione vigilerà attentamente affinché ci sia una implementazione tecnica, alla quale le Ffs dovranno porre rimedio e trovare delle soluzioni. E non vogliamo che questa fase duri troppo. Insomma, non è ancora finita. Restiamo all’erta».

Adesso, quindi, le Ferrovie dovranno dar seguito al mandato federale. Nel Mendrisiotto non si correrà il rischio, dopo tutta questa compattezza, di aprire il fronte della scelta della stazione-capolinea, mettendo in concorrenza Chiasso e Mendrisio? «All’interno della Crtm ne abbiamo discusso, ancora recentemente, e siamo dell’idea che debbano essere difese tue e due le stazioni, perché ci sono delle situazioni identiche nel resto della Svizzera, dove Borghi più piccoli hanno dei collegamenti Intercity con un minor tempo di percorrenza tra due fermate – motiva Rigamonti –. Nella Svizzera orientale, ad esempio, ci sono dei treni che servono paesi più piccoli di Chiasso e Mendrisio, assicurando lo stesso servizio. Insomma, non sarebbe una eccezione. E aggiungo che oggi entrambe le stazioni sono previste nelle diverse pianificazioni a livello cantonale e federale. Quindi è sbagliato metterla dal punto di vista del ‘derby’. Anche perché Mendrisio ha le sue ragioni, come le ha Chiasso, che è sul confine. La prima Città ha i suoi addetti e la direttrice verso Varese, la seconda ha lo spazio infrastrutturale. Insomma, entrambe si giustificano per più motivi».

La Crtm, di certo, si è mossa per far sì che le soluzioni vengano trovate, in particolare nei suoi ultimi 5 anni di lavoro. Non si è ‘limitata’ a gestire il sistema della mobilità e dei trasporti nel Distretto. «La Commissione è diventa una bella piattaforma di politica e devo dire che si portano belle riflessioni a favore del Distretto – chiosa il presidente –. E non ho mai percepito la polarizzazione tra Chiasso e Mendrisio. La Crtm ha cercato di fare l’interesse di tutto l’agglomerato, perorando le cause di entrambi i poli. E l’esercizio è riuscito. Infatti, se facciamo rete, anche in modo politicamente trasversale, i risultati arrivano».

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