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laR
 
02.09.2022 - 05:25
Aggiornamento: 18:34

Ai comandi della Ferrovia Monte Generoso, di nome e di fatto

Il direttore Lorenz Brügger oggi guida anche il trenino. ‘Perché l‘azienda va conosciuta a fondo’. Licenziamenti e Osservatorio: ‘Nessun pentimento’

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Ti-Press/A. Crinari
Lorenz Brügger a giugno ha superato gli esami da macchinista

Ai comandi della Ferrovia Monte Generoso (Fmg) ci si è messo per davvero; e non solo per modo di dire. Uomo-azienda, Lorenz Brügger in questi suoi quattro anni di direzione non si è limitato a restare dietro a una scrivania. Detto fatto il 24 giugno scorso ha superato gli esami da macchinista. E da luglio ogni venerdì guida il trenino blu-arancione su e giù per la cremagliera: a chi dà un occhio al piano turni il suo nome non può sfuggire e neppure il suo volto ai ticinesi diretti in vetta. Tenacia teutonica, si capisce subito che è una persona che parla chiaro. Non nasconde, infatti, di far parte di quei manager che non hanno paura di prendere le decisioni scomode o difficili oppure quelle che fanno discutere e dividono. «Ci sarà sempre qualcuno che è in disaccordo con la direzione che abbiamo deciso di prendere, ma quando si è responsabili delle sorti di un’azienda, talvolta è necessario prendere decisioni anche scomode», ci dice chiaro e tondo. Non ha paura neanche di rispondere alle critiche. Non a caso la Fmg l’ha rivoltata come un calzino: altra filosofia gestionale, altre scelte strategiche (anche drastiche, come la rinuncia all’Osservatorio astronomico e alla Grotta dell’orso), altro approccio turistico, altro organico (anche a costo di arrivare a licenziare). Quando nel 2018 si è lasciato alle spalle Zurigo e la sede centrale della cooperativa Migros, è arrivato a Capolago con un piano. Anzi è convinto che faccia bene mescolare le due culture, quella ticinese e quella svizzero-tedesca. Per imprimere il cambiamento però, ci fa capire, prima bisogna mettersi (e non solo metaforicamente) nei panni dei propri collaboratori. La sua è una vera e propria filosofia.

Come le è nata l’idea?

Non sono arrivato qui con l’intenzione di voler guidare i treni. Ma sono di base una persona curiosa, che cerca le sfide. In questi anni abbiamo lavorato molto sull’organizzazione e i processi della Fmg. Da noi, tutti i membri del Management Board per sei giorni l’anno lavorano nei settori dei colleghi (e in futuro intendiamo coinvolgere tutti i collaboratori, ma forse per meno giorni). E il direttore non fa eccezione: vado in vetta dietro al bancone, in linea a pulire e in officina. Sulle prime ho notato una certa diffidenza; non immaginavano che una persona che si occupa di organizzazione e comunicazione possa letteralmente sporcarsi le mani. Per superare le resistenze, d’altro canto, occorre dimostrare di sapersi mettere alla prova. Per farsi ascoltare e per capire a fondo il lavoro dei propri addetti ci si deve mettere sullo stesso piano.

A lei è servito l’esercizio?

In alcuni casi mi ha permesso di introdurre delle migliorie nell’accoglienza dei visitatori che salgono sul trenino – gli annunci lungo il percorso, la musica ticinese di sottofondo, apprezzata da tutti e anche dai turisti svizzero tedeschi, che rappresentano il 60 per cento dei nostri passeggeri –: in fondo il macchinista è la prima persona che incontra gli escursionisti. Inoltre, ho avuto lo spunto per curare anche i dettagli (come una luce d’atmosfera arancio, omaggio alla casa madre Migros, nei viaggi notturni, ndr). Queste esperienze poi mi mettono anche a contatto diretto con la clientela e mi danno modo di cogliere i suoi commenti: è importante che il pubblico abbia una buona impressione in ogni momento. In più, mi sono già fatto un programma: adesso do di tutto e di più all’azienda, ma intendo lavorare fino a 60 anni; dopo mi metterò a disposizione della Fmg e se ci sarà bisogno di un macchinista stagionale, ci sarò.

Ma da piccolo voleva fare il macchinista?

In effetti no. Il mio sogno era diventare avvocato o giudice.

Da quando si mette ai comandi del trenino ha una visione diversa del territorio?

La prospettiva è completamente diversa. Sulle prime ho sottovalutato la situazione: quando si entra in officina è tutto un altro mondo. Ho dedicato tanto tempo per tagliare il traguardo da macchinista, senza dimenticare che sul mio tavolo il lavoro non manca mai. Però è stata una gioia fare questa esperienza. Un camoscio in galleria, le peonie che si schiudono, la luce nel bosco: è davvero bello. In quel momento non penso al lavoro. In cabina anche il telefono è spento. Certo hai la responsabilità di portare il trenino, alle tue spalle (si spera) una novantina di passeggeri.

La Ferrovia Monte Generoso, dunque, è una piccola grande realtà con i suoi 85 addetti in alta stagione – e settori che fanno capo a tre contratti di lavoro diversi («si tratta di una realtà complessa, ma è il suo bello») – che fa leva sulla cultura della leadership?

Abbiamo stipulato una ‘road map’ che ci mostra la direzione, che è chiara, ma c’è sempre la possibilità di essere flessibili. In altre parole, abbiamo definito bene la nostra visione, la missione, i valori, gli obiettivi e i punti forti. In più abbiamo un prodotto che ha delle peculiarità uniche e crede nella sostenibilità. Unica è la cremagliera in Ticino e noi siamo gli unici che hanno una costruzione come il Fiore di pietra di Mario Botta, una vista di 360 gradi panoramica, una ferrovia storica e l’eredità di Gottlieb Duttweiler, che a Capolago ha una piazza a suo nome. Non dimentichiamo che è su sua decisione che è stata comprata la Fmg, realtà di fatto lontana dai mercati del mondo Migros ma che ha la piena fiducia della ‘centrale’. Il proprietario è convinto sia qualcosa che ha un valore per la società.

Insomma, la Fmg non si tocca.

Mai dire mai, ma si è fieri di questa azienda. C’è una storia e ci sono degli investimenti importanti. Lo dimostrano i 25 milioni spesi per realizzare il Fiore di pietra, il risanamento della linea da 22 milioni e la riapertura del Buffet Bellavista (un altro milione). Chi oggi investe quasi 50 milioni, che per l’80-90 per cento restano nelle aziende locali? Siamo di sicuro l’investitore più grande in Ticino nel settore turistico. Ci punto molto. Operiamo con la convinzione che vogliamo ridare il Generoso soprattutto al Mendrisiotto, anche sapendo che questa ticinesità piace pure agli svizzero tedeschi. E allora approfittiamone.

Se dovesse indicare un obiettivo da raggiungere di sicuro?

L’obiettivo principale è assicurare la continuità della Fmg per i prossimi 30-50 anni. Un altro traguardo è avere dei colleghi contenti. L’unica cosa che chiedo loro è di mettere il cuore e un sorriso nel loro lavoro. Da parte sua il datore di lavoro ha una responsabilità: mostrare cosa si fa per questo territorio. Ecco perché dopo tre mesi dal mio arrivo ho ritenuto opportuno cambiare alcuni collaboratori. Ma oramai è una vecchia storia.

Non è pentito di aver preso una decisione così radicale come licenziare del personale? Insomma, è ancora convinto fosse la cosa da fare? Considerato poi che non è la sola scelta risultata indigesta, vista da fuori.

Come ho detto all’inizio, quando si ha la responsabilità di un’azienda così particolare come la nostra, occorre a volte prendere decisioni che subito appaiono impopolari. Ma i cambiamenti vanno valutati all’interno della visione generale dell’azienda e nel successo che la Fmg ha avuto in questi anni come l’attore turistico più emblematico del Mendrisiotto. Lo stesso vale anche per l’Osservatorio, il cui trasferimento ha sollevato molte critiche: oggi ha un enorme successo a Berna sul Gurten.

A proposito dell’Osservatorio si è mai sentito chiedere dai visitatori i motivi di quel trasferimento?

Certo, tante volte. Esprimono dispiacere, ma riconoscono che è stata la decisione giusta. Sono le stesse persone a darci ragione, ma preferiscono non dirlo pubblicamente. Quasi tutti quelli con cui ho parlato mi hanno detto, "ti capisco e fai bene". Infatti, alla fine le critiche si sono spente. Del resto, prima di definire lo spostamento ho interpellato diversi attori in campo, per riuscire a trovare una soluzione. Ma per vari motivi non è stato possibile e a questo punto è storia passata. Adesso al posto dell’Osservatorio c’è una bella altalena panoramica, che piace. Abbiamo un parco giochi, la cappella (restaurata) aperta alle visite. In più SvizzeraTurismo ci ha inserito nel Grand Tour of Switzerland.

E per quanto riguarda la Grotta dell’orso, ora in gestione all’Otr, si può pensare di riprendere una collaborazione?

Dopo il mio arrivo la Grotta è la seconda cosa che abbiamo chiuso: bisognava essere realisti di fronte alle spese sostenute (si parlava di 60mila franchi di perdita). Non possiamo più parlare di ‘collaborazione’ perché per molti ‘collaborare’ significa che la Fmg debba farsi carico anche di tutti i costi, pur non essendone la proprietaria. Anche noi siamo sotto pressione. L’attenzione andrebbe posta semmai su altri aspetti, come la rete degli itinerari. Ad esempio: per quanto è stato chiuso il sentiero panoramico Fiore di pietra-Vetta? Quasi due anni! Abbiamo scritto al Cantone, due volte; abbiamo presentato una perizia e delle proposte per sistemarlo in tempi brevi. Alfine, ora verso la fine della stagione dovrebbe essere riaperto. Per noi è un danno d’immagine: abbiamo avuto tanti reclami da parte dei turisti che ci ritenevano responsabili.

Intende dire che non è soddisfatto di come vengono gestiti i sentieri?

No, non lo sono. L’organizzazione è a cascata – Confederazione, Cantone, Otr – però quando succede qualcosa, come con il sentiero panoramico, nessuno si prende la responsabilità. E per tutta risposta, ci è stato detto che quel percorso serve solo a noi e che quindi siamo noi a doverne affrontare le spese di risanamento. Ma dove siamo? Il territorio appartiene a tutti e fa gioco a tutti che i sentieri siano in ottime condizioni. Inoltre, come non tenere in debita considerazione tutti gli investimenti effettuati dalla Fmg a favore del turismo regionale e cantonale? Invece, lungaggini, burocrazia e disinteresse. Forse abbiamo aspettative troppo alte.

Oggi qual è allora la carta vincente per il Monte Generoso?

Sin qui la Ferrovia è stata identificata con Il Fiore di pietra. Dall’anno prossimo, con il cambio d’immagine, la Fmg diventerà in toto una destinazione. In futuro accanto alla struttura ricettiva ci saranno anche il Buffet Bellavista, la cremagliera a vapore, il campeggio (gioiello nel nostro portfolio). Il Fiore non è tutto. Chi sceglie il Generoso avrà un pacchetto di offerte a disposizione, tutte sullo stesso piano.

Oggi dalla vetta guarda con occhi diversi alla realtà locale?

Direi proprio di sì. Un paio di settimane prima dell’annuncio del cambiamento ai vertici della Fmg sono salito sul Generoso, era la prima volta ma ero curioso di vederlo da vicino. Mi sono guardato attorno e ho pensato non fosse un panorama montano diverso da altri già visti. Adesso quando salgo in vetta vado alla chiesetta, mi siedo sugli scalini e mi godo il paesaggio. Sono contento, soprattutto dei traguardi raggiunti sin qui. Anche se siamo al 40-50 per cento di ciò che ci prefiggiamo di realizzare. Ma stiamo lavorando bene e abbiamo un evidente, anzi ottimo, riscontro tra il pubblico. E se mi guardo indietro sono soddisfatto: dopo 3-4 anni possiamo raccogliere i primi frutti. C’è il progetto della sostenibilità, il processo di digitalizzazione, poi la questione del materiale rotabile, la futura nuova stagionalità che ci permetterà di aprire tutto l’anno. Non cambierei mai il mio lavoro con un altro, né tornerei al vecchio incarico: le responsabilità sono tante ma anche la libertà d’azione. Nei limiti degli obiettivi ho carta bianca. La Fmg ha, però, bisogno di dirigenti che conoscono da vicino la realtà Migros e la sua filosofia manageriale: occorre parlare la stessa lingua.

Da anni vive a sud del Gottardo, si sente un po’ ticinese?

Sul piano professionale mi ci trovo più che bene, privatamente la situazione è ambigua. Il Ticino non è meglio o peggio della Svizzera tedesca, è diverso. La decisione di venire nel Mendrisiotto dopo aver lavorato quindici anni a Zurigo è stata mia. Se però mi si domanda se mi piace, in tutta onestà rispondo che mi manca Zurigo con tutte le molteplici opportunità che offre la sua vita sociale. Ma le distanze non sono un problema, quando lo desidero faccio ancora le mie scappate oltre Gottardo.

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