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laR
 
01.07.2022 - 05:30
Aggiornamento: 07:41

Breggia, sulla scuola dell’infanzia è referendum

Sinistra e Verdi pronti a costituire un Comitato e a coinvolgere la popolazione. ‘L’investimento è oneroso. È tempo di fissare delle priorità’

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Ti-Press
Il Centro scolastico a Lattecaldo

Il tema in Valle è sempre stato un po’ ostico. E anche questa volta il progetto di fare più grande il comparto scolastico dovrà fare i conti con la ‘realpolitik’ locale. Le resistenze manifestate da Sinistra e dai Verdi prima al tavolo delle Commissioni – nell’ordine Opere pubbliche e Gestione – e poi espresse nel voto (contrario) in occasione dell’ultimo Consiglio comunale non sono state messe da parte. Anzi. I due gruppi non si sono, infatti, rassegnati davanti al via libera della maggioranza (a comporla un fronte Plr e Ppd) calato sulla progettazione della nuova sede della scuola dell’infanzia e della mensa per le elementari. Sui piani e sui 687mila franchi necessari per realizzarli si è pronti, insomma, a lanciare il referendum. Giusto il tempo di organizzarsi e partirà la raccolta firme. Per centrare l’obiettivo ne serviranno circa 220.

La decisione è presa: ‘Si vada al voto’

Per Insieme a Sinistra e Verdi il dado, dunque, è tratto. La decisione di chiamare alle urne i cittadini (o almeno di provarci) è scaturita dall’incontro promosso ieri sera e che ha da subito raccolto l’interesse evidente di svariati concittadini. Adesso, quindi, si passerà all’azione. «Il primo passo, nei prossimi giorni, sarà la costituzione di un Comitato di cittadini rappresentativo di tutte le frazioni del Comune», conferma a ‘laRegione’ Fabiano Cavadini, consigliere comunale dei Verdi.

Il nodo? Le finanze

La motivazione, del resto, non manca di fronte a una operazione che prospetta un investimento complessivo di quasi 7 milioni di franchi – si parla di oltre 6,7 milioni –, pur sussidiato (per circa 1,2 milioni) a livello cantonale per la parte relativa al rifugio pubblico. «Tutti i partecipanti alla riunione – ci spiega ancora Cavadini – hanno ritenuto che davanti a una questione così importante e onerosa da un punto di vista finanziario occorre far intervenire la popolazione e aprire un dibattito pubblico per decidere se questo sia il momento opportuno per investire. Anche a fronte di una situazione macroeconomica che è già cambiata».

Il tema, fa capire Cavadini, è di quelli delicati. E sgombra subito il campo: «Sia chiaro, la nostra idea non è quella di non investire sulla scuola, ma semmai, come illustrato anche durante la discussione in Consiglio comunale, è quella di comprendere su quale tipologia di investimenti puntare adesso. Questo è il momento per dibattere sui lavori prioritari della scuola, a cominciare dalla ristrutturazione delle Elementari». Opera a cui, ribadiscono i fautori del referendum, ora bisogna dare la precedenza.

Posizioni a confronto

Le ragioni del Municipio (poi sposate pure dai 15 consiglieri che hanno detto ‘sì’) che accompagnano questa prima fase di avvicinamento alle future strutture scolastiche non convincono, in altre parole, i contrari. Agli occhi dell’esecutivo costruire la nuova sede – con due sezioni e il refettorio – e soprattutto farlo a Lattecaldo, accanto all’attuale complesso, significa completare "con successo il comparto degli edifici scolastici comunali".

Chi contesta l’operazione ci vede, invece, almeno due problemi. Ovvero, come detto, le difficoltà finanziarie in cui versa il Comune, da una parte, e i numeri della demografia scolastica che appaiono "al ribasso", dall’altra. Senza trascurare il fatto che la politica della centralizzazione a Lattecaldo dei servizi scolastici, ora dislocati sul territorio comunale, non manca di far discutere all’interno della popolazione. Diverse le persone che ieri sera si sono espresse contro la chiusura della sede di Caneggio.

Preoccupati per il debito pubblico

La preoccupazione primaria è, in ogni caso, per le finanze. Come già evidenziato nel rapporto di minoranza della Gestione da Fabiano Cavadini (I Verdi) e da Paola Bianchi (Insieme a Sinistra), la situazione di Breggia non permette "di sostenere la spesa per l’investimento nella scuola dell’infanzia senza lasciare in eredità un debito pubblico pro capite eccessivo". Se, in altre parole, la maggioranza dei commissari era pronta a rinviare "altre opere non prioritarie", pur di dare la precedenza alla scuola, la minoranza era incline a sostenere la necessità di "posticipare di qualche anno" l’intervento, prediligendo semmai la riduzione del moltiplicatore (oggi al 95 per cento).

‘Meglio ridurre il moltiplicatore’

Il messaggio, dunque, è chiaro: per attrarre nuove famiglie in Valle meglio diminuire la pressione fiscale piuttosto che aprire un altro cantiere. E per rispondere alle esigenze didattiche e logistiche di Breggia? Il fronte dei contrari suggerisce di continuare a far leva sulla sede della materna di Caneggio, "ristrutturata completamente a metà degli anni Novanta". Il confronto è solo alle battute iniziali.

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