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laR
 
23.04.2022 - 05:30
Aggiornamento: 09:36

Un BarAtto per il benessere della comunità

A Morbio Inferiore c’è un’iniziativa ecosostenibile e solidale che aiuta il quartiere e la popolazione

di Luca Marzullo
un-baratto-per-il-benessere-della-comunita
Ti-Press/D. Agosta
Eros Ciccone (a sinistra) e Carmine Miceli

Presso il complesso residenziale Ligrignano a Morbio Inferiore, la Fondazione Pro Senectute Ticino e Moesano ha avviato nel 2020 un importante progetto sociale e comunitario: l’Osteria Sociale BarAtto. «Abbiamo iniziato in piena pandemia, a febbraio 2020, e ovviamente c’erano tante incertezze e punti di domanda, ma volevamo portare un messaggio nuovo, di speranza e rilancio in un momento in cui sembrava che tutto fosse diventato immobile». A parlare è Carmine Miceli, la figura a capo del Servizio Lavoro Sociale Comunitario. La Fondazione ha cercato di creare un luogo di ritrovo e socialità, in cui riuscire a far convergere le competenze e i talenti di ogni persona, per poi renderli risorse preziose al servizio della comunità. «Il locale non è fine a sé stesso – tiene a far sapere Eros Ciccone, educatore operante nel progetto BarAtto –, ma è uno strumento di lavoro per attivare misure d’inserimento sociale e iniziative comunitarie. È diventato un luogo che viene utilizzato affinché possano emergere risorse interne al quartiere, che permettano di elaborare problematicità della comunità in stretta collaborazione con le istituzioni comunali e cantonali». Ovviamente, in alcuni casi, l’intervento di queste ultime è immediato e diretto, ma qui ancora una volta BarAtto si rivela utile.

Un punto di incontro comunitario

«Diventiamo complementari alle istituzioni, siamo un’antenna sul territorio. Se non trovi le risorse interne puoi, in qualità di operatore sociale, segnalare la strada più adatta da percorrere», precisa ancora Miceli. A questo proposito, l’aver creato un luogo che funga da punto di incontro per la comunità si dimostra fondamentale. «Poter parlare di un problema, anche complesso, davanti a un caffè e non in un contesto istituzionale – che a volte può risultare impegnativo per chi vi si trova – permette una più intima e migliore comunicazione», spiega a sua volta Ciccone. Il dialogo, però, non si instaura unicamente con gli operatori sociali, che comunque non sono sempre presenti; quanto a livello di comunità, entro la quale si sta affermando la volontà di aiutarsi vicendevolmente.

La testimonianza sul campo

La Fondazione promotrice del progetto coopera con l’Ufficio del Sostegno sociale e dell’inserimento (Ussi), allo scopo di impiegare persone cadute in assistenza e inattive da diverso tempo, attraverso misure di Attività di utilità pubblica (Aup). «Avevo un’attività in proprio che purtroppo è andata male», ci racconta una delle persone inserite professionalmente nella struttura. «A 60 anni – prosegue – mi sono trovata senza lavoro e alla mia età era pressoché impossibile trovarne un altro. Poi sono stata indirizzata a BarAtto e ora servo ai tavoli, faccio la barista, insomma quello che ho sempre fatto nella vita, e mi piace». Tra gli arredi del locale – realizzati peraltro da persone in assistenza e da alcuni abitanti del quartiere con mobili e materiali di recupero, al fine di incentivare l’instaurarsi di un sentimento comunitario e di sostenibilità – si insinuano i profumi dell’Osteria BarAtto. La cucina è improntata alla ricerca di piatti genuini e semplici e si preferisce – nel solco della filosofia sostenibile che guida la struttura – utilizzare prodotti a chilometro zero. Inoltre, «serviamo vini di produttori locali, alcuni addirittura hanno le vigne a pochi metri da qui, mentre i prodotti esteri vengono selezionati in base alla responsabilità sociale, come quelli di una cantina che produce vini su terreni confiscati alla mafia» ci spiega Eros Ciccone.

Dalla libreria alla radio

Attorno al bar e all’osteria gravita una serie di altre iniziative nate nel corso degli anni, come la Libreria di quartiere, sviluppatasi a partire da uno scaffale dove prendere e portare libri all’interno del locale. «Le persone col tempo hanno iniziato a portare libri su libri fino ad arrivare ai 6’000 attuali, abbiamo dunque creato uno spazio che fungesse da libreria, dove acquistare i volumi a un prezzo simbolico di 2 franchi, ma anche per organizzare presentazioni di libri, piccoli eventi, caffè narrativi, insomma ricavare un angolo culturale che si prestasse a diverse iniziative», racconta Miceli. «Ad esempio – fa notare Rachele Barca, vicepresidente dell’associazione di quartiere Amici di Ligrignano –, abbiamo tenuto un caffè narrativo sul corpo della donna, permettendo a chiunque di condividere le proprie esperienze e di acquisire maggiore consapevolezza su questa tematica». Un’altra iniziativa è nata dalla passione di una delle persone inserite tramite una misura Aup: da lì l’inizio di una collaborazione con la webradio ‘Gwendalyn’ e la creazione della radio di quartiere ‘BarAtto La RadioAttiva’. «Vengono intervistate persone legate alla comunità, ma non solo, ad esempio ha parlato ai nostri microfoni anche il presidente del Consiglio di Stato in carica Manuele Bertoli. È piacevole perché spesso sono proprio le persone che abitano qui a diventare gli intervistatori», annota Miceli.

La rete sul territorio

Alla radio si aggiunge la sartoria ‘daCapo’, che a sua volta si inserisce nell’ottica di un progetto sostenibile, poiché ogni vestito è riutilizzato. Inoltre, la struttura ospita per mezza giornata alla settimana un pre-asilo dal nome evocativo, ‘L’isola che c’è’, con attività per i più piccoli organizzate in collaborazione con le mamme volontarie e con l’associazione Progetto Genitori del Mendrisiotto. Un’iniziativa per il futuro è la realizzazione di un orto comunitario nell’area verde antistante BarAtto. In collaborazione con alcune classi della scuola del verde di Mezzana, con il progetto Macondo della Fondazione Il Gabbiano e con il Centro di prima accoglienza Casa Astra, si cercherà di creare uno spazio nel quale la comunità possa partecipare attivamente e che sia in grado anche di fornire alimenti per la cucina dell’osteria. «L’idea – esplicita Ciccone – è anche quella di valorizzare il territorio e le competenze di cui questo dispone, dunque non solo la preziosa cooperazione con gli enti citati, ma anche con l’associazione Permacultura Svizzera italiana e forse con Pro Specie Rara». BarAtto è dunque un crogiuolo di attività al servizio della comunità, «Pro Senectute – conclude Miceli – in genere si concentra sull’aiuto alle persone anziane, ma abbiamo capito che agendo a livello comunitario, miglioriamo il benessere di tutti, giocoforza anche quello delle persone più in là con gli anni».

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