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06.04.2022 - 18:46
Aggiornamento: 19:05

Meno scassinatori ma più ‘disturbatori’ a Mendrisio

La Polizia della Città tira le somme: ‘Il livello di sicurezza urbana resta alto’. Dà da pensare il fenomeno itinerante dei giovani vandali

Allentate le misure anti Covid-19, sul territorio sorvegliato dalla Polizia della Città di Mendrisio si è riusciti, ancora una volta, a tenere a bada ladri e malintenzionati. Non si sono toccate le cifre in picchiata del 2020 – le più basse quanto a criminalità – ma poco ci manca. L’anno scorso si è, insomma, mantenuto «alto il livello oggettivo di sicurezza». Il che, in un comprensorio di undici Comuni, non è certo un risultato trascurabile visto da chi, come Samuel Maffi, dirige il Dicastero sicurezza pubblica. Anzi, pìù che con scassinatori o rapinatori – nel bilancio si segnala un solo ‘colpo’ in tutto il 2021 –, gli agenti diretti dal comandante Patrick Roth, l’anno scorso, hanno dovuto vedersela con disturbatori della quiete pubblica. Archiviato il ‘lockdown’ e tolte le limitazioni, la voglia di libertà ha fatto salire i toni e rovinato il sonno soprattutto di quanti abitano nei nuclei. Sta di fatto che gli interventi su questo fronte si sono moltiplicati, sfiorando la quarantina e registrando altresì una trentina di fermi, e il problema è finito settimanalmente sul tavolo del dicastero. Galeotti nelle notti mendrisiensi i ritrovi – in particolare tra via Turconi e LaFilanda –, le feste nel parco di Villa Argentina o al campus e i raduni di ragazzi all’aperto o in case private.

Questione di decibel e di ‘giusto compromesso’

«Quando si è tornati a incontrarsi e sono rinate le attività, si è passati da una quotidianità di totale silenzio a qualche esagerazione – annota Maffi –; che si è scontrata con una minore soglia di tolleranza delle persone, che avevano fatto nel frattempo l’abitudine alla tranquillità assoluta». E ciò si è tramutato in un banco di prova per un Corpo come quello cittadino che crede e pratica la "filosofia" della Polizia di prossimità, divenuta un «tema cardine». In effetti, conferma il capodicastero, «sia a livello politico che tecnico ci siamo posti l’obiettivo di essere vicini al cittadino, nel segno del servizio e della consulenza. E sono molto soddisfatto per l’opera svolta sin qui». L’intervento oggi passa attraverso il dialogo e le campagne di sensibilizzazione, ma pure la mediazione quando, ad esempio, c’è di mezzo appunto la quiete pubblica.

«In questi casi – ribadisce Maffi –, occorre trovare il giusto compresso tra un nucleo vivo e vivibile. Ovvero fra la presenza di esercizi pubblici e l’essere una città universitaria e il diritto alla pace notturna dei residenti. Certo siamo consapevoli di doverci giostrare in questo contesto e che la soluzione perfetta per tutti non la troveremo mai. In ogni caso, abbiamo cercato anche la collaborazione e l’accordo degli stessi esercenti per gestire la situazione».

‘Non seguiremo Lugano: le regole non cambiano’

Il municipale riconosce che a Mendrisio le norme sono stringenti e «restrittive». Ma non si cambierà rotta. Maffi anticipa qualsiasi domanda. «So che Lugano di recente ha un po’ allentato le regole – agevolando l’organizzazione di eventi occasionali negli esercizi pubblici, ndr –, ma non penso seguiremo questa strada: si tratta di un’altra realtà. In alte parole, non c’è in animo di rivedere la base legale in vigore in questo delicato settore».

Alla Polizia spetterà, dunque, trovare la quadra tra le diverse esigenze. Del resto, «la partita della sicurezza – rimarca dal canto suo il comandante – si gioca nel concetto di prossimità, dimostrandolo giorno per giorno e impegnandosi a prevenire i problemi. In fondo non può essere altrimenti: il Comune è l’ente più vicino al cittadino». E nella realtà locale, annota ancora Roth, ci si prefigge di «rafforzare un rapporto di fiducia e collaborazione reciproca fra popolazione e polizia. Solo così è spesso possibile anticipare o risolvere sul nascere problemi legati alla sicurezza, reale o percepita che sia». Adesso la sfida, ammette il comandante, sarà quindi quella di tenersi in equilibrio tra interventistica e prossimità.

Dati stabili, ma si vigila

E il lavoro quotidiano non manca, come testimoniano gli oltre 5mila interventi e servizi resi l’anno scorso. Anche se, di controcanto, i numeri dell’attività di polizia sono stabili – sebbene si registri una crescita sensibile di multe disciplinari –; la rete stradale tutto sommato risulta essere sicura a fronte della mole di traffico che l’attraversa; le violenze «non rappresentano ancora un tema preoccupante»; e non si assiste a una scena aperta dello spaccio («ma non si abbassa la guardia».

Disagio giovanile, arrivano i City Angels

A Mendrisio non si perde di vista neppure la realtà del disagio giovanile. Sebbene pure qui, in controtendenza con le cifre cantonali, pure le liti e le risse siano in lieve diminuzione. «La situazione – sottolinea il comandante – è tutt’altro che allarmante, ma anche in questo ambito facciamo leva sulla prevenzione. Su proposta della Polizia della Città dal maggio 2021 si è instaurata una collaborazione con i City Angels, che danno una mano nell’opera di mediazione con i ragazzi».

Danni e vandalismi: ‘Sono gruppi itineranti’

Dal quadro tratteggiato emerge, insomma, una realtà diversa da altre località ticinesi. Il comandante Roth richiama l’episodio del giugno scorso a Villa Argentina. «Oltre a quello abbiamo ricevuto una serie di segnalazioni puntuali che il dialogo ci ha permesso di risolvere. Capita di ritrovarsi dei giovani un po’ sopra le righe». Semmai, però, è un altro il fenomeno che dà da pensare, e non solo alle forze di polizia.

«Posso aggiungere – risponde Roth a ‘laRegione’ – che ci sono arrivati segnali di compagnie di ragazzi che si spostano sul territorio provocando piccoli danneggiamenti e vandalismi e mostrando un comportamento provocatorio. Su quanto sta accadendo è in corso una inchiesta della Polizia cantonale. E le ipotesi convergono su almeno un gruppo itinerante. Mi sento di dire che qui non si tratta solo di un fatto di polizia: questa situazione richiede riflessioni più approfondite anche in ambito sociale».

C’è la telecamera mobile

Dal canto suo, la Città reagisce con gli strumenti a disposizione: è il caso della videosorveglianza. L’ultimo ausilio, appena arrivato, è la telecamera mobile, in fase di test. «Contro i vandalismi – annuncia Maffi – ci servirà da deterrente». E non è detto che in futuro venga puntata pure sulle sedi scolastiche. Ma qui prima, fa capire, va chiarita la volontà politica.

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