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Il 9 ottobre si manifesta a Mendrisio (Ti-Press)
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01.10.2021 - 20:35

Salario minimo e Ccl, altre aziende alla finestra

Dopo il caso delle tre industrie manifatturiere, ci sarebbero ditte interessate al loro accordo. TiSin: ‘Non ci risulta’

I sindacati storici hanno temuto da subito un possibile effetto domino. Anzi, si può dire che si aspettassero già che altre aziende del Mendrisiotto avrebbero seguito l’‘esempio’ delle tre industrie manifatturiere della regione pronte a sottoscrivere un Contratto collettivo di lavoro (Ccl) giusto in tempo per bypassare l’applicazione del salario minimo di legge attesa per il dicembre prossimo. Da indiscrezioni trapelate dalla Commissione tripartita alcune ditte del Distretto hanno manifestato interesse per il Ccl proposto da Ticino Manufacturing, avallato dall’organizzazione TiSin, ma soprattutto firmato da Plastifil a Mendrisio, Ligo Electric a Ligornetto e Cebi (l’ex Mes-Dea) a Stabio. Lo stesso accordo che ha fatto infuriare Ocst e Unia e che, di fatto, aggira l’obbligo di riconoscere ai dipendenti i fatidici 19 franchi l’ora.

Dagli ambienti imprenditoriali così come da quelli sindacali si preferisce non confermare né smentire l’informazione filtrata dall’ultima riunione. Raggiunto da ’laRegione’ il direttore di Aiti Stefano Modenini non ha voluto sbilanciarsi. A sua volta Giangiorgio Gargantini ha preferito non commentare; limitandosi a ricordare come, aperta una breccia, sia normale che anche altri seguano la stessa strada, facendo leva sulla deroga che, di fatto, dà modo a chi fa capo a un Ccl di fare un’eccezione e non adeguarsi al salario minimo. Come dire che si tratta di una ‘tentazione’ alla quale può essere difficile resistere, soprattutto là dove la maggior parte della manodopera è frontaliera.

Al di là dell’ufficialità, secondo quanto riscontrato da ‘laRegione’ ci sarebbero, però, delle discussioni in corso. Non solo, dei lavoratori, ancora venerdì, avrebbero segnalato ai sindacati la presenza o l’arrivo di TiSin. Resta da capire se e quante altre industrie seguiranno le tre fabbriche momò su questo cammino. Interpellato, il presidente di TiSin, Nando Ceruso, ci ha risposto che, per quanto lo concerne, «al momento attuale non risultano» altri interessamenti. In ogni caso i sindacati storici restano sul chi va là. Mentre la politica continua a interrogarsi su come reagire a quanto accaduto nel Mendrisiotto. «Il problema è tutt’altro che risolto - richiama Vincenzo Cicero, cosegretario di Unia Sottoceneri -. Questa situazione è la dimostrazione che, al di là dell’impegno messo dal governo, serve una modifica della legge cantonale». Nel frattempo, Ocst e Unia sabato 9 ottobre a Mendrisio chiameranno a raccolta la popolazione in segno di solidarietà con i lavoratori e per lottare contro il dumping salariale strisciante.

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Salario minimo a rischio, sindacati e politica sulle barricate

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