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laR
 
30.09.2021 - 20:23
Aggiornamento : 21:04

Per aprire la ‘Porta sud’ a Chiasso ora si cerca il consenso

Sul progetto di spostare l’A2 partite dalla Regio Insubrica le missive per gli enti locali svizzeri e italiani

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Da tempo qui nel Mendrisiotto il tema del tracciato (oltre che del potenziamento) dell’autostrada tiene banco. Nell‘estrema appendice sud del cantone, infatti, ci si è messi in mente addirittura di spostare l’A2. Trasferirla dalla sede attuale, lì dove oggi attraversa il territorio chiassese, al lato opposto, dove si trova la collina del Penz, approfittando dell’operazione per metterla anche in galleria. Una soluzione, quella della copertura, sognata del resto anche altrove lungo il passaggio del collegamento autostradale, come nel caso del comprensorio poco più a nord - tra Lugano e Mendrisio - alle prese con i piani per la terza corsia dinamica. Nella zona della cittadina di confine si tratterebbe, in ogni caso, di rimettere in discussione l’intera tratta transfrontaliera, dall’uscita di Como-Monte Olimpino sino a Balerna: in tutto quasi sei chilometri già destinati a essere al centro di importanti lavori di manutenzione e su entrambi i lati del valico. La regione, in testa l’autorità comunale di Chiasso, ha una gran voglia di spalancare questa ’Porta sud delle Alpi’, parafrasando il titolo del progetto che trae ispirazione dal lavoro di Master in pianificazione territoriale dell’architetto Elena Fontana. Per passare dalle aspirazioni ai fatti, però, adesso ci vuole la volontà di agire da parte di tutti gli attori in campo, sul versante ticinese e lombardo, posti di fronte a un intervento da un’ottantina di milioni. E qui per dare un supporto ai Comuni si sono attivate di recente la Commissione regionale dei trasporti (Crtm) del Mendrisiotto e Basso Ceresio e la Comunità di lavoro Regio Insubrica.

C’è posta dalla Regio Insubrica

In effetti, la domanda chiave a questo punto è una sola: prima ancora di rimettersi al tavolo di lavoro, esiste la volontà politica di dare concretezza a questa idea per certi versi rivoluzionaria? Per saperlo si è così deciso di sondare gli umori delle istituzioni e di chi gestisce le infrastrutture tanto sul lato svizzero che su quello italiano, misurando altresì il grado di impegno che si è pronti a mettere in campo. La missione è già partita e il compito di contattare le autorità se l’è assunto la Regio Insubrica, che dopo aver portato l’incarto a livello di Ufficio presidenziale, si è rimboccata le maniche e ha imbucato una serie di missive indirizzate a tutti gli enti locali svizzeri e italiani. «Quello che si è messo in atto - spiega a ‘laRegione’ Andrea Rigamonti, presidente della Crtm, che si è fatta carico di portare avanti il dossier - è il tentativo di gettare le basi di un progetto che richiede l’intesa transfrontaliera. Attraverso la Comunità di lavoro si cercherà, dunque, di raccogliere le adesioni di principio per aprire la discussione sul tema».

Prima il consenso, poi i piani

L’interesse di massima per la proposta di traslare il tracciato dell’A2 c’è, ci conferma Rigamonti. A questo punto va formalizzato. Questo passaggio, d’altro canto, è irrinunciabile, come ribadisce ancora il presidente della Crtm, in vista della realizzazione di uno studio di fattibilità. «A essere fondamentali - aggiunge - saranno pure le tempistiche: occorre parlare oggi di questo progetto per porre delle fondamenta solide». Da costruire, infatti, ora c’è il consenso politico. I tecnici, dal canto loro, si sono già messi all’opera. D’altra parte l’operazione, nelle intenzioni, cambierà il paesaggio di tutta l’area di Chiasso, coinvolgendo per territorio, dalla parte ticinese, i Comuni di Balerna, Novazzano, Vacallo e Morbio Inferiore, e dalla parte lombarda, Como, Maslianico, Cernobbio e Ronago. Un comprensorio che, peraltro, come osserva lo studio dell’architetto Fontana in un documento programmatico, condivide problematiche irrisolte come “il traffico, la sicurezza delle strade, la tutela paesaggistica, l’inquinamento acustico e ambientale”.

Tematiche e territorio, oltre a essere a cavallo di un confine, richiedono dunque un approccio multidisciplinare e a più livelli istituzionali. Sin qui, come si legge ancora nel documento, si è controllata la fattibilità di allacciamento del futuro tunnel tra Monte Olimpino e il Pian Faloppia. Quanto al tracciato, si annota, “è stato valutato sulla base di una perizia geologica e sulla sostenibilità a livello finanziario. Infatti - si precisa - i costi di realizzazione sono stati confrontati con i costi di manutenzione obbligatori nei prossimi anni, considerando anche lo stato di conservazione delle strutture e le tratte fuori norma da ristrutturare”.

Territorio da ‘liberare’

Non si può neppure trascurare che su un piatto della bilancia vi è lo spostamento del tracciato sud dell‘autostrada, ma sull’altro Comuni e progettisti mettono il territorio ’liberato’. Portata l’A2 sotto il Penz, resteranno infatti a disposizione della cittadina l’area del valico doganale di Brogeda - dogana che andrà riprogettata altrove - e con essa il piazzale utilizzato per la sosta dei Tir: spazi urbani tutti da ripensare. Mentre il terreno oggi occupato dalle carreggiate darà modo di rivalutare il fiume Breggia e le sue rive, senza trascurare il nodo delle esondazioni dei corsi d’acqua (con Breggia, Faloppia e Raggio). Ecco che una volta individuate, come si suggerisce nell’analisi dello studio di architettura, le aree potenzialmente da rinaturare sino al lago di Como, “si potrebbe parlare per Chiasso e Como di progetto transfrontaliero ’Parco fluviale foce della Breggia’”. Nei piani c’è posto pure per la riqualifica del verde, i percorsi pedinali, ciclabili ed escursionistici come per i luoghi di sosta e svago. Immaginando, al contempo, di rivalutare le aree pubbliche che si incontrano sul tragitto tra i centri commerciali e il Lario.

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