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Saranno interessanti anche i filmati della sorveglianza (Ti-Press)
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22.06.2021 - 05:30
Aggiornamento : 11:30

I ragazzi del campus al rettore: 'Quella notte è andata così'

Inviate una dozzina di testimonianze. Boas Erez: 'Ho invitato gli studenti a consegnarle alla magistratura. È importante'

Abbandonati. Sulle prime si erano sentiti così, lasciati a loro stessi, gli studenti dell’Accademia di architettura di Mendrisio travolti dallo ‘scontro’ al campus nella notte di venerdì. Un amaro epilogo di una festa di laurea finita male. Le parole che il rettore dell’Usi, l’Università della Svizzera italiana, Boas Erez aveva affidato a un’e-mail, indirizzata nelle ore successive ad allievi e collaboratori, erano suonate inclementi alla ventina di ragazzi – venticinque in totale – ritrovatisi faccia a faccia con gli agenti di polizia. Pattuglie chiamate sul posto per la musica troppo alta e le urla che, alle tre di notte, hanno infastidito chi abita nelle vicinanze. Ecco perché i giovani hanno voluto raccontare in prima persona al proprio rettore ciò che è successo, prima davanti a Palazzo Canavée, poi nel Parco di Villa Argentina. Testimonianze che hanno tutta l’aria di essere preziose anche agli occhi del responsabile dell’ateneo ticinese e che, pur in modo indiretto, hanno riallacciato i rapporti con gli alunni.

‘Versioni concordanti’

Il suo primo intervento è stato duro, esordiamo dopo aver raggiunto il rettore. «Sì e no – ci risponde lo stesso Boas Erez –. Quando ho saputo quello che era successo al campus, e mi sono sentito con il sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini, non ero a conoscenza che ci fossero anche degli studenti dell’Accademia. Tant’è che nel mio scritto ho fatto riferimento a un nostro dispiacere qualora avessimo saputo di un coinvolgimento diretto degli allievi. Soprattutto perché ci sono stati dei feriti. Quindi, in quel momento si voleva evitare una escalation». Poi, però, c’è stato un contatto con gli alunni «Lo hanno avuto i colleghi dell’Accademia. Per quanto mi riguarda – spiega ancora a ‘laRegione’ – ho ricevuto una dozzina di messaggi dagli studenti presenti al campus quella notte, che propongono una testimonianza più o meno diretta dell’accaduto. E in buona parte le versioni rese sono concordanti». Un elemento significativo che si aggiunge alla narrazione della vicenda che vede polizie, quindi istituzioni, e studenti su due fronti opposti anche nel racconto dei fatti. «In effetti – aggiunge –, ho invitato i ragazzi a recapitare le loro testimonianze agli inquirenti. Ciò è un aspetto importante in questo momento».

Ci sono i filmati della sorveglianza

Lo è pensando, in particolare, ad altri possibili elementi di prova. «Nelle prossime ore – ci conferma il rettore – forniremo i filmati della sorveglianza. Filmati che ci sono già stati richiesti dalle autorità competenti». Li ha visionati? «Lo hanno fatto delle persone di fiducia. Si tratta di video espliciti. Si vede in modo chiaro ciò che è successo». Poi, certo, spetterà alla magistratura dare dei riscontri. Adesso, infatti, prosegue Boas Erez, vi sono due versioni «con accenti diversi sulle diverse responsabilità degli uni e degli altri. Di conseguenza, lo ribadisco, è importante che le autorità abbiano la testimonianza degli studenti».

In ogni caso, ci dice ancora il rettore, anche se non si sente in modo distinto tutto quanto viene detto, emerge un’aderenza alla versione iniziale dei ragazzi, in coincidenza con il primo scambio con gli agenti. Giovani, fa presente, che hanno raccontato ciò che è successo in presenza della polizia, senza andare al di là. Una «sobrietà» apprezzata. Una volta di più quindi, tanto dentro che fuori dall’Accademia, si guarda con fiducia all’esito dell’inchiesta in corso.

‘Mai successa una dinamica simile’

Quanto accaduto, è indubbio, solleva degli interrogativi, da qualsiasi parte la si guardi. D’altro canto, come assicura Erez, è la prima volta che si verifica una dinamica simile. E non risulta neppure che in altre occasioni si sia interpellata la polizia per problemi analoghi. Se è vero, ricorda poi, che il parco è pubblico e, dunque, non spetta all’ateneo mantenere l’ordine pubblico; spiace constatare che ci siano state delle contusioni fra i protagonisti (sette i feriti, sei agenti e un giovane) o che si siano usati mezzi di dissuasione. Senza trascurare l’arresto di due persone, due studenti, rilasciati nel fine settimana. Una conclusione indigesta se si pensa che la serata era cominciata con una cena in compagnia del docente di riferimento dopo essersi lasciati alle spalle gli esami.

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