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Mendrisiotto
10.06.2021 - 17:150
Aggiornamento : 18:44

Mendrisio raccoglie la sfida dell'Acsi e punta a zero rifiuti

La Città e l'Associazione dei consumatori saranno partner in un progetto pilota a livello cantonale. Saranno coinvolte quindici famiglie volontarie

Essere un Comune a zero rifiuti. Detta così appare ancora un'utopia. Certo, negli ultimi decenni di progressi se ne sono fatti in quella che è ancora la società dei consumi. Da quando finiva tutto in un anonimo sacco grigio alla tassa sul sacco, passando per la raccolta differenziata, ne sono cambiate di abitudini. Eppure sembra che la montagna di rifiuti che ogni giorno vengono prodotti non voglia proprio abbassarsi. E questo nonostante i chili di scarti che si infilano nei contenitori dei materiali da riciclo cresca sempre. Per uscire da questo circolo vizioso (al di là dei comportamenti virtuosi) non rimane, quindi, che modificare lo stile di vita. Come dire che è tempo di mettersi alla prova sul serio. A lanciare la sfida è l'Acsi, l'Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana, guidata da Evelyne Battaglia-Richi. A raccoglierla è la Città di Mendrisio che, in effetti, farà da apripista in Ticino. Così come nel 2016, sempre con Acsi, è stato il primo centro ad aprire un 'Caffè riparazione'.

Se la massa dei rifiuti non cala

Il progetto pilota, innovativo, si ispira a esperienze simili già in atto in Svizzera come nel resto d'Europa.  Ma soprattutto chiama a una missione: ridurre la mole di rifiuti prodotta. Riuscirsi non è semplice; occorre però provarci. Le realtà comunali, del resto, come richiama il sindaco di Mendrisio (nonché capo dicastero Ambiente) Samuele Cavadini, sono alla ricerca di una strategia per continuare a perseguire l'obiettivo: gettare meno spazzatura nel cassonetto. È vero, dopo il picco dalle quasi 10mila tonnellate sfiorate nel 2014, il grafico è sceso. Ma le statistiche del vicedirettore dell'Ufficio tecnico comunale Mario Briccola sono impietose: nel 2020 i rifiuti sono tornati a pesare 9mila tonnellate. Tant'è il quantitativo annuo pro capite di immondizia (tutto compreso), sempre nel 2020, è stato di 588 chili. A fare da contrappeso, come fa notare Briccola, ci sono i materiali riciclabili. In una tabella dei massimi e dei minimi, i quantitativi che ogni cittadino separa sono alti, a cominciare da vetro e plastiche. Resta un dato di fatto per il vicedirettore: «Gli unici rifiuti che non danneggiano il pianeta sono quelli che non produciamo».

'Ridurre', parola chiave

«Negli anni abbiamo notato un approccio filosofico diverso - commenta dal canto suo Samuele Cavadini -, che rappresenta già un passo avanti. Ma la situazione non migliora per l'ambiente e il portafoglio quanto a costi ambientali e finanziari. Ora, quindi, la strategia è agire su azioni utili a ridurre la massa generale di rifiuti. Sin qui - spiega il sindaco - con l'introduzione della tassa sul sacco - che risale al 2015, ndr - e la creazione di una rete di punti di raccolta differenziata si sono ottenuti buoni risultati. La massa complessiva, però, va ancora ridimensionata». Ed è su quest'ultimo aspetto che si innesta la proposta dell'Acsi. Di fatto, annota Cavadini, «inizia un percorso per essere più virtuosi e ridurre ciò che si butta nel sacco rosso». Sacco nel quale nei quasi primi sei mesi di quest'anno ci sono già finiti 196 chili di rifiuti solidi urbani. Si capisce bene perché 'ridurre' è diventata la parola chiave nella lotta al pattume quotidiano e ai troppi imballaggi.

Svizzeri e produttori di rifiuti

Oggi più che mai, come fa capire subito, Evelyne Battaglia-Richi, è una questione di sostenibilità. Quindi un progetto come quello di Comune Zero Rifiuti, che si svilupperà sull'arco di due anni, appare persino urgente. «Sappiamo - chiarisce la presidente - che arrivare a zero rifiuti non è realistico, ma uno sforzo a salvaguardia delle risorse e a vantaggio dei consumatori è necessario. Mendrisio ha fatto dei progressi, ma il potenziale per migliorare la situazione è elevato». D'altro canto, ridurre la spazzatura, equivale, richiama, a «sprecare meno». Fanno un certo effetto anche i numeri registrati a livello svizzero e sapere che siamo ai primi posti in Europa come produttori di rifiuti. La dice lunga, come enumera la presidente Acsi, il fatto che ogni cittadino di questo Paese nell'arco della sua vita riempie 13mila sacchi da 35 litri.

«Occorre riuscire a rendere più coscienti i consumatori (e lo siamo tutti) che vi è una responsabilità sociale da assumere - insiste Evelyne Battaglia-Richi -. Anche davanti al fatto che in Svizzera si spreca il 38 per cento del cibo». E allora è tempo di fare delle scelte; evitando altresì che certi comportamenti - come l'uso della plastica - compromettano gli ecosistemi (come la microplastiche nel Ceresio) e abbiano un impatto pure sulla catena alimentare.

Cinque 'erre' e quindici famiglie

Per puntare ad abbattere i chili di immondizia quotidiana, per cominciare, esorta Evelyne Battaglia-Richi, bisogna seguire cinque regole o meglio la filosofia delle cinque 'erre'. Ovvero «rifiutare - o meglio imparare a dire 'no' a ciò che non serve, ndr -, riutilizzare, riparare, riciclare, ridare alla natura», come con il compostaggio. «Il nostro intento - illustra - è quello di coinvolgere, con la popolazione anche la ristorazione, la grande distribuzione, i produttori, gli organizzatori di eventi e i commerci». La sfida? «Nel perseguire uno sviluppo sostenibile è quella di ridurre in modo sostanziale i rifiuti entro il 2030». Concentrandosi sul periodo 2021-2023, da una parte si aprirà uno sportello informativo, dall'altro si recluteranno quindici famiglie che, a titolo volontario, si metteranno alla prova. Un test che durerà quattro mesi sotto la supervisione dell'Acsi e che spronerà queste economie domestiche non solo a produrre meno immondizia, ma altresì a diminuire lo spreco alimentare e a impegnarsi nelle buone pratiche. Chi se la sente di aderire al progetto può annunciarsi all'Associazione scrivendo a acsi@acsi.ch o chiamando lo 091 922 97 55.

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