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laR
 
03.05.2021 - 05:30
Aggiornamento: 12:09

Faloppia, odori e schiume: Chiasso pensa al pugno duro

La cittadina di confine impegnata in un progetto di risanamento milionario per il torrente si dice stizzita per i nuovi casi di inquinamento italiani

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Laveggio

Dagli odori sgradevoli a un'intensa e poco 'raccomandabile' schiuma bianca. Non è certo un bel vedere, e neppure un bel sentire, di questi tempi il fiume Faloppia, torrente che scorre fra la Lombardia e il Canton Ticino, attraversando in Svizzera i Comuni di Balerna e Chiasso, per poi far ritorno, confluendo nella Breggia, in Italia. Ed è proprio nella cittadina di confine che i telefoni di Palazzo civico sono diventati, soprattutto negli ultimi giorni, bollenti, con il pericolo di far diventare la questione un vero e proprio caso internazionale. Anche perché, pare, la pazienza, sul fronte elvetico, sia oramai al limite.

«Ciclicamente ci troviamo confrontati con queste acque di scarico di fondo immesse nel corso d'acqua – ammette il problema Ezio Merlo, segretario del Consorzio di manutenzione arginatura del Basso Mendrisiotto –. L'impianto di depurazione da cui provengono questi scarichi è nato fra gli anni 70-80 per far fronte alle necessità delle cosiddette terre di frontiera della Val dei Mulini ovvero Ronago, Uggiate, Drezzo (diventato poi Colverde), Faloppio e parte di Bizzarone. Prima della sua costruzione il tutto veniva scaricato nelle vallette oppure nei pozzi neri. Con la predisposizione di fognature e del collegamento fra le acque sono però cominciati i problemi. Vanno avanti da anni anche se è stato potenziato ed è stato poi dedicato ad uso esclusivo degli scarichi civili. In passato, infatti, vi erano collegate anche tintorie e stamperie, con l'effetto di veder spesso le acque colorate. Da tre anni, per fortuna, almeno queste sono chiuse». 

I problemi si trascinano da anni

Certo è che i problemi sono rimasti: «Purtroppo entra nel Faloppia dell'acqua non trattata bene» non manca di annotare Merlo. Settimana scorsa il Municipio e l'Ufficio tecnico di Chiasso hanno ricevuto diverse telefonate di persone che, camminando sotto il Lungopenz, sulla strada di accesso laterale alla strada d'argine che porta al ponte Faloppia e al sentiero chiamato Guardia 1, hanno dovuto respirare olezzi poco simpatici che venivano dal torrente, vedendo, anziché acqua cristallina, galleggiare peraltro una coltre effervescente biancastra. La questione si è un po' calmata verso metà settimana per poi, venerdì, ricominciare di nuovo, in modo molto più intenso. Tante che anche le telefonate in Comune e agli enti preposti sono ricominciate.

«È stato allertato il gruppo di lavoro della Sezione aria e acqua del Dipartimento cantonale del territorio, in funzione 24 ore su 24 – ci spiega quanto è successo in queste ultime ore il segretario –. In circa un'ora il picchetto era presente sul posto per i necessari prelievi. Nel contempo il coordinatore del gruppo ha inviato un'email all'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Lombardia, con sede a Como. Purtroppo, come capita spesso in questi casi, si è giocato allo scaricabarile... Ciò che porta la situazione a non essere delle migliori.... Soprattutto in queste ultime settimane: l'acqua di questi scarichi immessa nel Faloppia, infatti, ha una portata maggiore dello stesso torrente, quasi a secco».

Una denuncia penale non è esclusa

Chiasso peraltro sta valutando un importante risanamento lungo tutto il Faloppia incanalato, si parla di milioni di investimento. Ritrovarsi con il fiume 'ferito' da questi liquami non lo sprona certamente a continuare nel progetto: «Ad ogni inquinamento abbiamo sempre scritto all'Italia, tanto che a scadenza regolare si impone questa problematica – ci risponde il sindaco chiassese Bruno Arrigoni –. La criticità sta nel fatto che non vi è da parte italiana un grosso interesse e volontà. Una denuncia penale? Con quest'ultimo caso forse è arrivato il momento di fare la voce più dura... non lo escludo, dovremo discuterlo in Municipio». Una voce che si è fatta più forte anche nella Regio Insubrica, «dove – ci fa infine sapere Merlo – abbiamo chiesto la riattivazione del gruppo di lavoro ad hoc preposto in passato alle questioni legate al Faloppia. Altrimenti non si riuscirà mai a risolvere il problema a monte».

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