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Polizia del futuro alla lente (Ti-Press)
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15.04.2021 - 05:300
Aggiornamento : 14:31

Inchieste in Polizia a Mendrisio: ‘Grave non agire’

Il capo dicastero Samuel Maffi si conferma nella scelta fatta. 'L'atteggiamento è cambiato'. La sanzione massima? Una destituzione

Solo qualche anno fa era impensabile da queste parti. Oggi, invece, a Mendrisio la sicurezza non è più un'urgenza. Tanto da aprire nuovi scenari e indurre a ripensare ruolo e obiettivi della Polizia della Regione II. Samuel Maffi, a capo del dicastero Sicurezza pubblica da quasi dieci anni, si sbilancia. Per lui la «missione è compiuta». Con la consapevolezza che anche la crisi sanitaria da Covid-19 ha fatto emergere il meglio del Corpo regionale. «Con la pandemia è stata un po’ la prima volta (da quando sono a capo del dicastero) che le Polizie comunali hanno smesso, in parte, i loro compiti per dedicarsi ad altri doveri legati alla situazione pandemica - ripercorre Maffi -. E non ci siamo tirati indietro. Le statistiche restituiscono, comunque, un calo drastico delle sanzioni comminate sul territorio, mentre i reati sono ulteriormente scesi. Non voglio farne un vanto, ma da quando me ne occupo, era il maggio 2011, si è registrata una riduzione molto marcata della criminalità in genere all'interno del nostro comprensorio di competenza. Sia chiaro, non è merito mio ma degli investimenti fatti dalla politica cantonale e comunale dal 2010 in poi nell’ambito della sicurezza».

Il nodo del clima interno al Corpo? 'Sciolto'

Nei quattro anni di legislatura precedenti al Covid ha dovuto misurarsi con un altro problema spinoso, quello dei rapporti interni al Corpo. Tanto da arrivare ad aprire una quindicina di inchieste amministrative, che hanno coinvolto pure un membro del comando. La prova del coronavirus ha contribuito a ritrovare una maggiore coesione interna? «La pandemia ha un po’ messo in stand by e ritardato la conclusione dell'importante lavoro, durato quasi un anno, svolto all'interno della Polizia. Quello che posso dire è che durante il periodo dell’emergenza sanitaria ho visto il Corpo lavorare molto bene», conferma a 'laRegione' il capo dicastero. I rapporti, quindi, si sono chiariti: si parla di clima ritrovato. «Il lavoro di analisi portato avanti dalla specialista del lavoro alla quale ci siamo rivolti non è stato fatto per essere messo in un cassetto. Alla lente il clima di lavoro, quindi le relazioni interpersonali, questo esercizio ci ha permesso di riscoprire la nostra identità».

Identità cercasi

Identità, in che senso? «Il settore a livello ticinese è in costante evoluzione. Prima del 2009 la Polizia era ancora 'circoscritta' al Borgo e alle vicinanze, tra uscieri e piccole convenzioni. Con l’aggregazione è diventata il servizio della grande Mendrisio. Poi è cambiata la legge sulla collaborazione fra Cantonale e Comunali, e sono stati creati i poli. Così - ci racconta Maffi - mi sono ritrovato in prima linea nella realizzazione della Regione II, stringendo accordi con tutti i Comuni del nostro comprensorio, da Bissone a Coldrerio-Castello, oltre all’intesa con Stabio. Insomma, abbiamo dato vita alla Polizia regionale.

«A livello ticinese siamo stati la prima Città-polo a poter contare su un Corpo operativo 24 ore su 24. Naturalmente, questo nuovo sistema di sicurezza ha fatto sì che i mezzi e gli uomini a nostra disposizione dovessero aumentare. Ed è qui che si innesta l'investimento della politica, che ha dato modo, grazie pure al potenziamento della Polizia cantonale e al contributo delle Guardie di confine, di ridurre nel corso dell'ultimo decennio la criminalità in genere. Se guardiamo bene - rende attenti il municipale -, in questa campagna elettorale come nei volantini dei partiti politici a Mendrisio, il tema della sicurezza non c’è quasi più: questo tema, anche a livello di percezione soggettiva, non è più in cima alla lista. Adesso il punto è mantenere questo standard e migliorare dove possibile. D’ora in poi si potrà anche tornare un po’ alle origini della Polizia locale, puntando ancor di più sulla prossimità con i cittadini. Penso che anche gli agenti stessi e i Corpi comunali in genere si siano sentiti un po' smarriti. Inoltre, con sullo sfondo l’idea di una Polizia unica, vi è da interrogarsi sul futuro».

Lo studio, quindi, è tornato utile? «Dopo esserci chiariti al nostro interno (forse per primi), tra classe dirigente politica e amministrativi, comando e agenti, abbiamo tentato di capire chi siamo, da dove veniamo e cosa vogliamo essere. È stata creata una carta dei valori e adottata una strategia, che non è stata inventata dal nulla ma ripresa dalle missioni dell'ente comunale. Quando siamo andati a confrontare le visioni della Città 2030 con quello che la classe dirigenziale e il Corpo di Polizia ritengono di dover essere e fare, ebbene tali valori coincidevano. Dobbiamo continuare così».

Da una crisi all'altra

Torniamo alla 'crisi' interna': si teme una 'ricaduta', quanto a inchieste amministrative? «Chiariamo: l'inchiesta amministrativa è un mezzo giuridico a tutti gli effetti che permette di accertare quella che è, diciamo, la verità dei fatti, e decidere poi su eventuali sanzioni - puntualizza subito Maffi -. Negli anni passati questo mezzo non era praticamente mai stato usato, ma erano altri tempi, altri numeri, altre persone. Quando si vedono, in generale, dei comportamenti potenzialmente non consoni al lavoro e al ruolo, questo strumento permette di chiedere l'assunzione di prove da parte di chi viene rimproverato, dando la parità delle armi. Penso che Mendrisio sia stato accorto nell'utilizzare l'inchiesta amministrativa come strumento di accertamento. Politicamente per me sarebbe stato meglio, davanti a determinate situazioni e a ogni livello, far finta di niente e cercare di passare oltre, per il quieto vivere. Ma non agire sarebbe stato grave e non nelle mie corde. Come cittadino e come municipale, che ha delle responsabilità, non mi sono sottratto e ho usato i mezzi a disposizione per cercare di capire cosa non andava e perché, e sanzionare in modo proporzionale (in alcuni casi tutto si è chiuso con un ammonimento), e porvi rimedio, grazie anche allo studio interno. Certo a parte della popolazione dei dipendenti non è piaciuto. Adesso si è chiarito tutto. L'atteggiamento generale è mutato anche se singoli casi (eccezionali) con ulteriore necessità d'intervento non possono essere esclusi. Da parte mia, vi è sempre stata la volontà di intervenire tempestivamente e con modalità che non gettassero scredito sull’intero corpo e sull’immagine dell’istituzione Polizia in generale. Purtroppo non tutti i politici o aspiranti tali riconoscono l’importanza di salvaguardare, in primis, tali valori, ponderando modi ed esternazioni su questo delicato tema».

Per chiudere, ha parlato di ammonimenti: quale esito hanno avuto le varie inchieste amministrative? «Purtroppo - ci risponde Maffi - come massima sanzione, siamo arrivati anche a dover destituire un agente di Polizia. La decisione è stata impugnata e il ricorso è stato respinto in prima istanza, confermando l’adeguatezza della misura nel caso concreto».

'Non dobbiamo essere una fotocopia della Cantonale'

Evocava un ritorno alle origini: di cosa si tratta? «Dopo aver messo in campo tutti gli investimenti e la rete di collaborazioni con le altre forze dell’ordine, sento che le Polizie comunali devono di nuovo riavvicinarsi il più possibile al cittadino - insiste Maffi -. Non dobbiamo essere la fotocopia della Polizia cantonale, vogliamo essere, e lo siamo già in parte, ancora più di prossimità. Questo ci permette di essere più incisivi e di focalizzarci sulle varie tematiche che stanno a cuore alla popolazione.

«Del resto, negli ultimi decenni sono cambiati i paradigmi. Dieci anni fa la sicurezza faceva rima con controlli 24 ore su 24, tutti li reclamavano. Oggi potremmo un po’ depotenziare il pattugliamento (magari notturno), puntando su una maggiore prossimità con la popolazione; prevenire anziché attendere la chiamata d’urgenza; essere proattivi e non solo reattivi laddove sussiste un problema, cercando di risolverlo prima che scoppi».

Un gruppo sulla Polizia del futuro

Come si può, però, conciliare la prossimità con la tendenza cantonale a centralizzare? «Quando dico che c'è un senso di smarrimento, mi riferisco al fatto che il Cantone cerca di avere più risorse e capita spesso che lui stesso conduca nell’interventistica una parte degli effettivi delle Comunali. L'Associazione Comuni ticinesi ha preso posizione sul tema della Polizia di prossimità ed è stato elaborato uno studio. Io e un altro municipale (Daniele Franzoni vice sindaco di Lamone, ndr) - ci informa il capo dicastero - siamo i rappresentanti dei Comuni ticinesi in un gruppo di lavoro creato negli ultimi sei mesi con il Dipartimento delle istituzioni nell'ambito del tema della Polizia ticinese e diretto da Marzio Della Santa, a capo degli Enti locali. Gruppo al tavolo del quale si sono avviati degli approfondimenti sulla Polizia del futuro, in particolare in merito alla ripartizione dei compiti e dei costi. Discorso complicato e che deve essere affrontato con serietà e con la collaborazione di tutti gli attori coinvolti». 

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