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01.04.2021 - 17:35
Aggiornamento: 18:51

A Mendrisio con il Covid crollano piccoli e grandi reati

Nelle statistiche della Polizia della Regione II salgono le quotazioni della sicurezza. Per il futuro si punta sulla prossimità

a-mendrisio-con-il-covid-crollano-piccoli-e-grandi-reati
La guardia, però, resta alta (Ti-Press)

Lo dicono anche i numeri: piccoli e grandi criminali nel 2020 sono finiti, pure loro, in lockdown. Niente 'affari, insomma, per l'anonima furti e rapine. Sul territorio della Regione II la Polizia Città di Mendrisio lo ha toccato con mano. E le statistiche oggi registrano un vero e proprio crollo dei reati che sino a qualche anno fa risultavano essere più frequenti e preoccupanti per la popolazione del sud del Ticino. L'anno pandemico ha lasciato il segno: in questo caso, però, il, negativo impresso dalla crisi sanitaria ha effetti positivi. Guardando più da vicino i dati, comunque, negli ultimi anni segnalavano già la microcriminalità in ritirata. Politica e investimenti, e ancor prima il fare quadrato tra forze dell'ordine, insomma, hanno sortito il loro effetto. A tal punto che il capo dicastero Sicurezza pubblica Samuel Maffi, ormai al traguardo dei suoi dieci anni di direzione, sente di potersi sbilanciare. «A livello politico - conferma - il tema della sicurezza, inteso alla vecchia maniera, non è più un tema». In effetti, il coronavirus ha minato ben altre certezze. Certo, ammette Maffi, ora bisognerà «mantenere ferma la rotta e bassi i numeri».

Una missione di... prossimità

Sia chiaro, precisa subito il capo dicastero, pur davanti a una diminuzione costante dei casi e a «dati ottimali tanto per Mendrisio che per la regione», non vuol dire che si abbasserà la guardia. Anzi, la Polizia vuole fare la sua parte, proprio per «far sentire bene e sicuri i cittadini». Il Covid ha messo la distanza, ma alla centrale della Regione II si è fatto di tutto per non perdere il contatto con la popolazione, soprattutto la più fragile (come gli anziani), sostituendo le visite con le telefonate. La parola chiave per la Polizia cittadina è senz'altro 'prossimità', che, come ci spiega il comandante Patrick Roth, si gioca su due livelli: il primo operativo, il secondo di servizio (territoriale), coinvolgendo agenti e assistenti di Polizia. «Nascendo come ente comunale - corrobora Maffi - la nostra identità è legata al concetto di prossimità. Del resto, siamo il referente più vicino al cittadino. E decliniamo il nostro mandato non solo in senso repressivo, ma anche preventivo». Questo duplice approccio, del resto, come rende attenti il comandante, «ci permette di rilevare, e spesso anche prevenire, precocemente e direttamente 'dal terreno' le varie problematiche». E qui si spazia dal disagio a casi che finiscono sul tavolo del Ministero pubblico, «anche per gravi reati penali».

Comunale è bello

Tra le righe non si può non cogliere un messaggio, neanche troppo subliminale, all'indirizzo delle autorità superiori, sullo sfondo l'idea di una Polizia unica, tematica alla quale le realtà comunali (in particolare nel Mendrisiotto) fanno resistenza. «Certo queste considerazioni giungono in un momento di incertezza per il destino dei Corpi comunali - annota Maffi -. Ora la politica dovrà decidere quale sarà il loro futuro. Ma credo che la maggior parte dei Comuni voglia continuare così».

'Clima interno ritrovato'

Per ritrovarsi (in un certo senso) la Polizia della Città si è guardata dentro. Il 2020 (e un po' del 2019), infatti, ha coinciso anche con un altro aspetto importante e legato, questa volta, a questioni interne al Corpo. Il nodo? Il clima di lavoro. Clima, assicurano tanto il capo dicastero che il comandante, oggi recuperato, adottando pure alcune misure di carattere organizzativo. «Non abbiamo nascosto nulla sotto il tappeto - rimarca ancora Roth -. Abbiamo guardato in faccia alle nostre difficoltà e le abbiamo risolte». A dare una mano, come segnala dal canto suo Maffi, un lavoro di approfondimento e analisi affidato a una specialista, che ha condotto a uno sforzo corale dell'amministrazione. «Questo ci ha portato a fare nostri principi e valori che ci contraddistinguono come Corpo in Ticino». Il primo passo sarà ricucire la distanza fisica messa dal Covid.

Quelle dimore fittizie

«È uno di quei fenomeni che più scavi e più ne trovi», ci spiegano subito. Del resto, la Città se ne era già accorta nel passato recente che le dimore fittizie sono diventate un problema. A tal punto da creare una 'area operativa' ad hoc, alla quale la Polizia ha dedicato due persone e una particolare attenzione. Una scelta che ha portato, peraltro, dei risultati: nel 2020 i controlli sono aumentati di quasi il 400 per cento. Mentre le richieste per inchieste amministrative giunte sul tavolo da Comuni, Polizia cantonale e Ufficio migrazione sono state 306. «Sia chiaro - fa notare Maffi -, non è detto che tutte le verifiche portino a un esito positivo. Ma di casi ce ne sono, e si può definire una priorità». Cosa sta dietro a queste dimore fittizie? «Vi sono residenze di persone che, di fatto, non vivono qui - rimandando al nodo dei permessi, ndr -, come vi sono dimore reali di cittadini che risultano, invece, domiciliate altrove e che abusano dello stato sociale. Si tratta di persone che hanno a Mendrisio il loro centro di interesse, ma risultano risiedere in un altro posto, magari dove le imposte sono più basse, cagionando i sostanza un danno per la Città».

Liti famigliari

La statistica del 2020 restituisce altresì 25 interventi per liti in famiglia sul territorio della Regione II. Un dato da interpretare alla luce di un altro fenomeno sul quale la pandemia ha richiamato l'attenzione con il confinamento forzato. Come è la situazione a Mendrisio e dintorni? «Nel nostro osservatorio - ci dicono a una voce capo dicastero e comandante -, non abbiamo riscontrato una recrudescenza. Anche se lo temevamo». Ciò non toglie che, pure qui, occorre tenere gli occhi aperti e segnalare subito alle autorità cantonali al fine di garantire una adeguata presa a carico. Sta di fatto, che la prossimità su questo fronte oggi è quanto mai importante.

 

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