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27.03.2021 - 10:150

Più donne in politica: 'Ora vanno rotti i tabù'

Tre donne, dodici Comuni, un distretto e la strada, ancora lunga, che le candidate devono affrontare per imporsi sulle 'poltrone' che contano

A cinquant'anni dalla conquista del voto alle donne in Svizzera la strada verso la parità di genere in politica sembra essere ancora lunga. Il Mendrisiotto non fa, purtroppo, eccezione nel panorama cantonale. Sole due, attualmente, le donne sindaca su dodici Comuni del distretto (il 16,6%); una percentuale che sale al 27,53%, se contiamo una a una le rappresentanti in corsa per gli esecutivi momò nelle elezioni comunali del 18 aprile (ovvero 76 candidate su un totale di 276). Poco di più, il 31,17%, per i Consigli comunali (come vedremo nella pagina che pubblicheremo nei prossimi giorni). Un viaggio fra seggi e 'santini', dunque, il nostro, che (in due puntate) va a raccogliere sei testimonianze di donne che hanno fatto della 'res publica' un impegno in prima persona. Cominciamo con il dire che fra il capoluogo e la cittadina di confine, a offrire le maggiori chance alle donne, è Chiasso: sono 7 sui 20 candidati al Municipio, ovvero il 35%, contro il 24,24% di Mendrisio (8 donne su 33 candidati). Una buona rappresentanza rosa la porta la Sinistra, mettendo in campo, nei due Comuni, 5 donne su 12 candidati; seguono Lega-Udc-Udf e Ppd-Gg-Verdi liberali con 3 candidate, chiude il Plr con 2. A Mendrisio la Lista civica sfodera, invece, quasi un 50% con 2 candidate su 5. Percentuali su e giù, come ci riporta l'infografia che presentiamo in questo approfondimento, che vanno, per i Municipi, dal primo posto, per spazio dato alle donne, di Stabio (15 su 34 con una percentuale del 44,11%) al fanalino di coda Novazzano (4 su 28 e cioè il 14,28%). Il resto dei Comuni si attesta fra il 19 e il 34%. Non c'è, insomma, da essere soddisfatte.

'C'è ancora tanto da fare'


Francesca Luisoni

Non si può certo dire (nonostante le percentuali) che a Mendrisio la parità di genere, a cominciare dell'amministrazione comunale (quindi anche dalla politica), non sia stato un tema di legislatura. Anzi, il confronto su disparità e lacune da colmare ha caratterizzato gli ultimi cinque anni. Portando alla ‘causa’ più di un risultato, dal bilancio di genere - oggi punto di riferimento su cui si sta lavorando per traslare dei principi in vita vissuta - alle vie al femminile. Troppo poco? Il segnale c’è, rafforzato dall’ingresso sul finale di quello che è stato un quinquennio per ragioni di Covid, di due donne in Municipio. Sia Francesca Luisoni (Ppd) prima, che Françoise Gehring (l’AlternativA-Verdi e Sinistra insieme) poi hanno raccolto il testimone da un collega. Ora, però, sono pronte a rilanciare per guadagnarsi una elezione in piena regola. Declinata al femminile una prova in più. L’obiettivo è chiaro: superare retaggi del passato, rompere tabù durati troppo a lungo. Francesca Luisoni, si sente la concorrenza dei politici uomini in questa kermesse elettorale? «Direi piuttosto che mi sento sostenuta. Non avverto una pressione sul mio ‘cadreghino’. Speriamo di riuscire a farsi eleggere come donne». Alle conquiste fatte cosa manca? «Di sicuro il voto è stato un passo fondamentale, anche se arrivato tardi rispetto ad altri Paesi - annota la municipale di Mendrisio -. Io non l'ho vissuto per ragioni generazionali - sono cresciuta che già era un dato di fatto -, però mi fa impressione pensare che mia mamma, le mie zie fino al 1971 non hanno potuto votare. Faccio fatica a comprenderlo, da tanto è grande questa conquista. Cosa c’è ancora da fare? Tanto. Lo si nota in tutti i temi. Lo si è visto con la pandemia: di donne non ne sono state chiamate al tavolo di lavoro. Lo si tocca con mano nelle disuguaglianze salariali. Lo si scorge nello scarso accesso alla politica, soprattutto nelle città. Il mio ingresso nell'esecutivo ha rotto, in un certo senso, una tradizione molto maschile. A Ligornetto, dove ho iniziato a fare politica, avevamo una vicesindaca donna. Non lo percepivo come un problema». Agli occhi di Francesca Luisoni c'è poi il discorso della conciliabilità fra politica e quotidianità: aspetto che di rado viene interpretato al maschile. «Ecco perché - ci dice - più ve ne sono, di donne, più si portano testimonianze valide. Del resto, può essere più difficile, ma si può fare. Nel Mendrisiotto abbiamo due sindache. Insomma, è giusto che la società sia rappresentata: intergenerazionalità sì, ma soprattutto uomini e donne. Va detto, comunque, che a Mendrisio la problematica di genere è ormai all’ordine del giorno. Ci sono piccoli grandi segnali che indicano un cambiamento sia politico che di società». Il suo partito, il Ppd, dà spazio alle donne? Solo a parole o anche a fatti? «Essendo subentrata a un collega uomo direi anche a fatti. Il segnale è stato forte in questo senso. Certo sarebbe stato bello avere una lista con una maggiore presenza femminile, ma non è facile». Sta di fatto che le donne, in particolare a certi livelli e in posizione di leadership, sembrano essere ancora e sempre a un passo dal vero obiettivo. È una quasi parità. «Posso condividerlo. Il fatto che si lotta anche oggi per determinati diritti, vuol dire che è sempre un ‘quasi’. Pensiamo, ribadisco, al discorso salariale. Anche essere al tavolo a discutere di determinate problematiche, sì viene visto come una necessità, ma ancora non ci siamo. La voce delle donne si fa sentire di più, è positivo: dietro di noi c’è un forte coordinamento. La dimostrazione, però, che questo coordinamento sia necessario, la dice lunga».

'Lo spazio c'è, bisogna prenderselo' 


Sonia Colombo Regazzoni

«Lo spazio c’è, ovviamente bisogna “andare a prenderselo”». Sonia Colombo Regazzoni, municipale a Chiasso, lo dice per esperienza personale, lei che ha tenuto nel cassetto la passione per la politica per diversi anni, quando a incombere nelle scelte vi era la famiglia e un figlio da crescere: «Sono però ancora troppo poche le donne in politica. Non è facile e ne so qualcosa. Perché spesso la vita privata, volenti o nolenti, ha il sopravvento. Questo succede anche nella carriera professionale. Infatti anche in questo campo le donne che ricoprono alti incarichi non sono molte. Ed è un peccato perché sono convinta che una visione “femminile” nella società non può che essere vantaggiosa». Una cosa soprattutto infastidisce l’esponente del Plr: «È che le poche donne che veramente “puntano” ad arrivare a determinate responsabilità vengono spesso considerate “arriviste”. Invece no! In un mondo molto maschile è necessario sfoderare un po’ di grinta… l’importante è non cadere nella supponenza e nell’arroganza! Queste due caratteristiche sicuramente non aiutano». E in questo cinquantesimo Sonia Colombo Regazzoni ritorna a quel 1971, quando aveva dodici anni: «Mi ricordo quando mia mamma e mia nonna (che non voleva!) sono andate a votare per la prima volta, accompagnate rigorosamente da mio papà che era allora vicesindaco di Pedrinate (peraltro convinto sostenitore del voto femminile). Un evento! Vero è che da quei tempi le cose sono notevolmente migliorate, ma alle nostre latitudini non nella misura auspicata. Ci sono nazioni dove è “naturale” vedere parlamenti e/o governi dove il numero di uomini e di donne si equivalgono. E non credo si tratti di “quote rosa” bensì di una naturale predisposizione dei cittadini votanti e della loro mentalità». Fare politica del resto non è semplice: «Ci vogliono competenze, dedizione, impegno, entusiasmo, capacità di ascolto, di condivisione, di empatia! Oltre a ciò bisogna anche mettere in conto l’accettazione di alcuni compromessi e le critiche (quelle costruttive sono benvenute!) a volte molto dure e anche qualche sgambetto! E tutto questo va spesso ad accumularsi alla vita privata, che anch’essa non riserva solo cose belle... Ciononostante, da parte mia posso solo invitare tutte le donne a confrontarsi in prima persona con la politica perché può essere un’esperienza davvero gratificante, che ti permette di conoscere tante persone, di imparare tante cose e di vivere intensamente il tuo Paese (dal villaggio alla città, al cantone, alla nazione) a seconda della propria aspirazione. Per me, in vista delle prossime elezioni comunali di aprile, è quella di potermi rimettere a disposizione della mia Chiasso».

'Sottorappresentanza femminile'


Evelyn Heusser Ghidinelli

Parla di "sottorappresentanza femminile" Evelyn Heusser Ghidinelli, candidata a Novazzano per 'I Verdi': «È un dato di fatto. Porto l'esempio del mio Comune di domicilio, dove la storia mostra che nell'esecutivo ci sono state solo due donne e in questa ultima legislatura i municipali sono tutti uomini e le consigliere comunali un terzo del totale. Guardando le candidature femminili in lista (4 per il Municipio a fronte di 24 uomini e 26 per il Consiglio comunale a fronte di 57 uomini) sarebbe illusorio pensare a grandi cambiamenti. Per aspirare a una più equa distribuzione dei seggi bisogna spronare maggiormente le donne a mettersi in gioco. Un dato di fatto è che le donne si trovano confrontate con maggiori ostacoli se vogliono candidarsi, come per esempio la conciliazione tra la vita famigliare, lavorativa e politica. Dovremmo trovare delle soluzioni adeguate in modo che anche le donne possano portare sul tavolo dei Consigli comunali e dei Municipi competenze, capacità e punti di vista diversi che possono aiutare a migliorare il dibattito e la qualità di vita di tutti». A Novazzano i Verdi si presentano con una lista unita denominata Insieme a sinistra, I Verdi e Indipendenti: «Si sono fatti degli sforzi per cercare di portare un'equa rappresentazione di genere sulle liste e su 15 candidati 6 sono donne. Inoltre tutte le 26 candidate in lista alle prossime elezioni comunali hanno deciso di unirsi al di là degli steccati di partito per sensibilizzare la popolazione sull'importanza del voto alle candidate di qualsiasi colore o partito per una migliore presenza delle donne in politica. A dire il vero mi sembra incredibile che dobbiamo ancora parlare del valore di una persona in base al genere. Purtroppo però la realtà mi vede confrontata giornalmente con questo tema sia professionalmente, perché lavoro per una ong attiva nei Paesi del Sud nell'ambito della cooperazione allo sviluppo, ma anche privatamente quale membro di comitato dell’Associazione calcio femminile Ticino». E i colleghi? «È la prima volta che mi candido quindi non posso rispondere alla domanda in modo esaustivo. La sensazione che ho al momento è positiva. Uno degli uomini a cui ho parlato dell'iniziativa per promuovere il voto alle donne mi ha risposto: "Che sogno sarebbe avere un esecutivo di quattro donne e tre uomini».

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