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14.01.2021 - 06:000

Artigiani letteralmente 'col fiato sul collo'

In tempi di pandemia la denuncia di titolari, maestranze e sindacati sul rispetto, spesso disatteso, delle necessarie misure anticontagio

In tempi di coronavirus il mestiere di artigiano non è quello che si dice fra i più semplici. Entrare nelle case, condividere spazio e tempo con i clienti può, infatti, diventare... pericoloso. In molti, sempre più, riscontrano come le basilari regole anticontagio non siano rispettate o quantomeno disattese: mascherine lasciate sul tavolo, distanze di sicurezza insufficienti. Per questo, fra la categoria, a propagarsi è soprattutto la preoccupazione. «Capita sovente – ci conferma un elettricista di Vacallo –. Da parte mia mi premunisco di mascherine così da farle indossare al cliente che non l'avesse subito a disposizione. Certo, è necessario utilizzare la parole giuste quando bisogna spiegare di stare un po' lontani... siamo nella casa altrui del resto, e una nostra affermazione potrebbe essere letta negativamente... e magari finire per questo per perdere un cliente».

Ma quanti, in percentuale, sono i clienti 'virtuosi'? «Non saprei, probabilmente ci sembrano di più quelli che ci accolgono sulla porta senza mascherina, ma forse perché li si notano di più. Diciamo magari un 50-50? – sono le considerazioni di un collega di Chiasso –. Quando siamo all'opera non sempre possiamo essere attenti anche su quanto ci circonda, dunque è compito soprattutto del cliente evitare di starci alle costole e lasciarci lavorare tranquilli. In diversi casi, purtroppo, però lo dobbiamo far notare ancora noi. D'altro canto vi sono clienti che, proprio per il timore del virus, ci hanno chiesto di aspettare per una riparazione richiesta dal condominio per esempio. Ma gente sgarbata direi che non l'abbiamo mai incontrata».

Meno interventi non urgenti

Una medaglia a due facce la giornata lavorativa degli artigiani. Se da una parte, infatti, vi è la necessità di contatto con altre persone, dall'altra la scaletta quotidiana degli appuntamenti ha riscontrato una certa 'dieta': «Il Covid-19 ci ha portato a una diminuzione degli interventi non considerati strettamente necessari dalla clientela, come per esempio la pulizia delle serpentine – ci rivela il delicato fronte economico un idraulico di Mendrisio –. Dai nostri operai ai committenti devo però dire che c'è rispetto della salute in generale e quindi non abbiamo particolari preoccupazioni quando siamo chiamati a intervenire per riparazioni urgenti». Sentimenti, spesso, che impattano, o meno, a dipendenza della situazione: «Gli aspetti sono vari – ci fa sapere il titolare di una ditta di falegnameria di Riva San Vitale –: c'è chi fa veramente fatica a farti entrare nella propria abitazione, anche quando ha davvero bisogno, e chi invece ti accoglie senza patemi d'animo, pronto con la sua mascherina sul viso. Noto che chi è necessario richiamarli a una certa attenzione sono soprattutto gli anziani, poco inclini a mantenere le distanze. È capitato qualche cliente che non mi ha nascosto di aver avuto il coronavirus e di essere stato ospedalizzato, eppure mostrava comunque una certa 'leggerezza' nel comportamento. Probabilmente, quindi, è questione di abitudini. Va a fortuna... dovendo lavorare anche in questo periodo, e non potendoci permettere di non guadagnare, laddove le regole non sono rispettate si cerca di farlo notare... Una certa preoccupazione resta, ma il lavoro chiama e bisogna pur sempre andare!».

Quella di artigiano resta ad ogni modo un'attività fortemente condizionata dai sali e scendi dei contagi: «Dopo la prima ondata, nel corso della quale abbiamo subìto una chiusura forzata, riprendere dal punto dove eravamo rimasti non è stato così semplice. Ingranare per riprendere il lavoro ha avuto le sue difficoltà, la gente era timorosa, si era un po' in una bolla... Poi con l'estate si è tornati a una certa normalità. Con l'annuncio della seconda ondata, c'è stata quasi un'inversione di tendenza. La gente, per paura che si richiudesse tutto, ci ha chiamati per lavori anche non urgenti. Questo per dire che dipendiamo molto dalla curva dei nuovi casi e dalle notizie legate al Covid-19». Più facile la vita dei traslocatori, soprattutto per il fatto che spesso il cliente ha già lasciato la casa o non è ancora arrivato: «Personalmente dovendomi recare dal cliente per sopralluoghi o preventivi – risponde ai nostri interrogativi il titolare di un'impresa chiassese – non noto una certa spavalderia nel voler non indossare la mascherina o mantenere quel distanziamento necessario, anche se, bisogna ammetterlo, in alcuni casi più che la mascherina a comandare è l'economia! Tornando al nostro lavoro, forse per noi è più semplice avendo modo spesso di trovarci soli, magari smontando un armadio o spostando una libreria. Il cliente, quindi, in molti casi ha poco contatto con noi direttamente. Ammetto che, però, da parte nostra, proprio per le caratteristiche delle nostra professione come andare su e giù dalle scale, caricare sui camion mobili o altro, diventa complicato spesso indossare la mascherina, proprio perché i nostri compiti richiedono uno sforzo fisico non da poco. È la stessa situazione che capita quando si va a correre nel tempo libero, dove l'attività aerobica sconsiglia di coprire la bocca».

'Mi sento dire: ma devo mettere la mascherina?'

Un'ultima voce ci riporta alla preoccupazione iniziale: «Quante volte mi sento dire, una volta a casa dei clienti, 'ma devo mettere la mascherina?'... e se vedono che io la indosso magari mi chiedono addirittura 'ma è ammalato?' – è il laconico commento del responsabile di una ditta di Mendrisio per servizi di riparazione di elettrodomestici –. Devo ammettere che non sono casi isolati, c'è ancora tanta gente, soprattutto tanti anziani, che faticano a mettere in pratica quanto indicato dalle autorità preposte così da limitare i contagi... Non è raro che debba dire 'stia un po' in là' oppure posizionare la mia borsa degli attrezzi appena dietro di me così da non essere 'circondato'... Spesso stanno vicini per curiosare, c'è chi imbastisce una conversazione, alcuni sono purtroppo indifferenti ai pericoli, non capiscono che si rischia tutti e due. Direi, dunque, una buona parte di clienti. Molti ti parlano e stanno appena appena distanti. Però non posso dire di vivere una vera e propria preoccupazione, questo no. Certo è che in questa situazione il più delle volte, rispetto al passato, eviti anche di fermarti per un caffè. Riscontro, peraltro, come chi si sia ammalato, e non abbia sofferto più di tanto, la prende maggiormente con leggerezza. Ammetto che se anche avrei voglia molte volte di fare notare certi comportamenti poi per il quieto vivere evito di farlo. Giusto se si avvicinano troppo, e non indossano la mascherina, almeno esigo che non mi soffino sul collo... magari non glielo dico con queste parole... Certo è che preferirei che la gente ci arrivi da sola!».

Anche i sindacati al fronte

Diritti, ma soprattutto di questi tempi, anche doveri. Ne abbiamo parlato con Giorgio Fonio, funzionario sindacale dell'Organizzazione cristiano-sociale ticinese, attento alle dinamiche professionali dell'artigianato momò: «Capita che i nostri associati ci segnalino queste preoccupazioni – annota un trend acuitosi durante l'emergenza sanitaria –. Come sindacato del resto denunciamo da sempre la necessità di mantenere, in generale, i più basilari criteri di sicurezza. Oggi ancor di più per il serio rischio di contagio fra chi deve rispondere a una richiesta di intervento e di lavori a domicilio. Nel Mendrisiotto sono molte le piccole e medie aziende artigianali che non operano sui grandi cantieri ma in appartamenti e case di privati, e per questo è nostra premura assicurarci che possano lavorare in tutta sicurezza attraverso un potenziamento dei controlli e delle necessarie misure atte a evitare di contrarre il virus. Parallelamente ricordiamo ai datori di lavoro di sensibilizzare la propria clientela al rispetto delle norme anche perché il dipendente in situazioni a rischio non può e non deve essere impiegato».  

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