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20.11.2020 - 18:23
Aggiornamento: 19:44

La neonatologia dell'Obv resta senza 'C pap'

L'apparecchiatura, la prima in Ticino nel 1997, è stata trasferita all'Ospedale di Bellinzona. Tre deputati momò del Ppd chiedono conto al governo

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Il focus è sempre sul Dipartimento donna-bambino (Ti-Press)

Chi all'esperienza somma gli anni di servizio, di sicuro, ricorda bene l'avvento all'Ospedale regionale di Mendrisio del 'C pap'. Correva l'anno 1997 e al di reparto di pediatria dell'Obv la presenza di quell'apparecchiatura tanto preziosa per aiutare i neonati in difficoltà respiratoria aveva, letteralmente, allargato il cuore (oltre che i polmoni). Da quel momento la struttura sanitaria del Distretto diventava non solo la prima in Ticino a dotarsi di un tale ausilio - il 'Continuous Positive Airway Pressure' -, ma anche un punto di riferimento. Altri tempi, verrebbe da dire. Sì, perché di recente al 'C pap' del Beata Vergine sembra proprio abbiano staccato la spina. Destinazione, l'Ospedale regionale di Bellinzona e valli, nonché base operativa dell'Istituto pediatrico della Svizzera italiana. A sollevare il 'caso' sono tre deputati del Ppd del Mendrisiotto - Giorgio Fonio, Maurizio Agustoni e Luca Pagani -, i quali giusto oggi, venerdì, hanno chiesto spiegazioni direttamente al Consiglio di Stato.

Per il Ppd momò è un altro colpo all'Obv

Dopo che nei mesi scorsi si è riaffacciato il timore di veder smantellare il Dipartimento donna-bambino, ecco che un altro settore pare essere stato depotenziato, concentrando, di fatto, taluni protocolli di neonatologia sul reparto della capitale. In effetti, per i tre gran consiglieri questa è più di una impressione: "Sembra - scrivono in una interrogazione - che le ragioni di questa scelta siano legate al fatto che in caso di 'distress respiratorio' i bambini, sulla base di procedure interne, vengono trasferiti a Bellinzona". Una condizione, quella 'distress respiratorio', si richiama ancora, che si verifica "con una certa frequenza e che nella maggior parte dei casi può essere risolta in qualche ora con le terapie adeguate".

I tre parlamentari del Ppd non sottacciono come "la perdita di questa competenza in materia di 'distress respiratorio' – e dei relativi strumenti per utilizzarla – sembra costituire una scelta di indebolire il reparto neonatologia dell’Obv, già oggetto in passato di maldestri tentativi di indebolimento o addirittura chiusura". E pensare che nel 1997, come rilevava un articolo pubblicato sulle colonne di questo giornale, aver dotato l'ospedale di un 'C pap' aveva come obiettivo quello di evitare a tanti neonati (e ai loro genitori) viaggi Oltregottardo, grazie alla possibilità di poter contare su 'cure intermedie' adeguate per i "prematuri e i bambini a termine che sottoparto sviluppano problematiche respiratorie".

L'Obv ieri, l'Istituto pediatrico oggi

All'epoca era stata la stessa dottoressa Bianca Maria Regazzoni-Apothéloz, pediatra e allora primario all'Obv, a introdurci in questa nuova realtà della pediatria regionale. L'orgoglio di poter definire "Mendrisio il fiore all'occhiello dell'ostetricia e della neonatologia" c'era tutto. A distanza di ventitrè anni il panorama sanitario appare cambiato. Non a caso all'inizio del 2018 è nato l'Istituto pediatrico della Svizzera italiana, con sede come detto a Bellinzona e che riunisce in sé competenze e specializzazioni dei vari presidi locali (è dell'agosto scorso il riconoscimento che conferisce un certificato di livello IIb). L'Istituto è, d'altra parte, l'espressione di una precisa strategia dell'Ente ospedaliero cantonale (Eoc), che punta a centralizzare i servizi di alto standard nell'ostetricia e nella neonatologia. Una forma di gestione che, inevitabilmente, toglie determinate terapie agli ospedali periferici.

L'economia delle scelte

Ed è proprio questa manovra che non va giù alla politica locale. I deputati del Ppd si chiedono, infatti, se la scelta operata di recente sia "sensata" dal profilo economico. Da un lato c'è la constatazione che nel 1997 acquistare un 'C pap' non aveva richiesto un grande investimento - il punto, semmai, sono le risorse umane -, dall'altro l'indicazione che "il 'distress respiratorio', nella maggior parte dei casi, si risolve in poco tempo, per cui - rilanciano gli autori dell'interrogazione - si potrebbero evitare diversi trasferimenti".

Rimangano in sospeso le domande rivolte al governo cantonale. Ovvero, il Cantone "era al corrente della decisione presa dall’Eoc di privare l’Obv di questo importante macchinario"? Quindi, in caso di riposta negativa, "come valuta la decisione dell’Ente"? Non da ultimo, "non ritiene di intimare all’Eoc di ritornare all’Ospedale regionale, al termine dell’emergenza pandemica, il 'C pap'"? La questione, in altre parole, resta aperta. Certo sullo sfondo, oggi più che mai, si delinea il dibattito relativo alla revisione della pianificazione cantonale. E pure qui nell'opinione pubblica gli interrogativi si affollano: si riuscirà a far convivere l'esigenza di una specializzazione spinta - quindi una centralità delle competenze - con la vocazione dell'ospedale multisito? E cosa va lasciato alle strutture regionali per riuscire a garantire delle cure di prossimità di base?

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