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Occorre stringere i rubinetti (Ti-Press)
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laR
 
24.07.2020 - 06:00

Un Mendrisiotto sull'orlo di una crisi... dei pozzi

Il direttore dell'Age di Chiasso lancia un appello 'pressante' alla popolazione: 'Se si consuma troppo rischiamo il collasso della rete idrica'

Il Mendrisiotto (o almeno parte di esso) si ritrova ormai con Pfos e clorotalonil alla... gola. Sono loro i nuovi nemici invisibili (inodore e incolore) che si sono infiltrati nella falda e negli ultimi mesi sono venuti letteralmente a galla in alcuni dei pozzi che danno da bere alla popolazione del Distretto. Una presenza, quella del perfluoro-ottansulfonato (lo Pfos appunto) al Prà Tiro di Chiasso e del fungicida in altre quattro 'sorgenti' (a Genestrerio, Ligornetto, Novazzano e Riva San VItale), che rischia di mandare in tilt il sistema idrico regionale. All'Age Sa cittadina (l'Azienda acqua, gas ed elettricità) non amano i toni allarmistici, ma di sicuro qualcuno direbbe che la situazione è maledettamente seria. Soprattutto di questa stagione: l'estate si fa sentire e i consumi salgono, in modo preoccupante. E pensare che solo a inizio settimana si è decretato lo 'Stato di carenza idrica'. Il che ha fatto scattare la 'raccomandazione' a un uso parsimonioso dell'acqua potabile. Un lessico famigliare ora che siamo passati attraverso la pandemia da Covid-19 e che una volta di più richiama alla responsabilità individuale per salvare una necessità collettiva: l'accesso a un'acqua di qualità. Pena il razionamento.

'É stato tutto un concatenarsi di eventi'

"Il punto sta proprio qui - ci fa capire subito il direttore di Age Corrado Noseda -: per noi oggi non è tanto un problema di quantità, bensì di qualità. Ciò non toglie che la prudenza nei consumi si impone, sempre". Ecco che, lanciato l'appello, veder crescere i contatori ha lasciato basiti all'Azienda chiassese. Evitare gli sprechi, del resto, è un mantra da tempo; adesso però è anche colpa dello Pfos. "La problematica del Pozzo Prà Tiro ha radici lontane: è noto come fonte a rischio per i conflitti ambientali presenti. Aver individuato quel contaminante, però, ha reso i rischi reali. Non a caso, appena disponibile la captazione a lago sarà dismesso". Nessuno disconosce, comunque, la funzione del pozzo. "Per Chiasso - conferma il direttore - il Prà Tiro è stata una fortuna, senza dimenticare che ha permesso al Basso Mendrisiotto di sopravvivere ai diversi eventi che si sono succeduti, a cominciare, nell'estate del 2008, dall'inquinamento del Pozzo Polenta a Morbio Inferiore". Comune che si è visto costretto a chiudere quella 'vena' e ad attingere dalla rete idrica di Chiasso.

Del resto, dalla fonte che oggi deve fare i conti con il perfluoro-ottansulfonato prendono acqua oltre alla cittadina di confine, lo stesso Comune di Morbio, Balerma, Novazzano, Vacallo e Coldrerio. Non a caso il Distretto ha spinto per mettere in rete gli acquedotti: una operazione, fa presente Noseda, in fase di completamento e che ha mostrato la sua efficacia. "Basti dire che di fronte alle necessità ci si aiuta. Quando poi a Genestrerio si è scoperto il clorotalonil - nel Pozzo Gerbo, ndr - per diluire la falda si è chiesta acqua a Novazzano, che ha dato una mano pure a Coldrerio, quando quest'ultimo ha avuto problemi con uno dei suoi pozzi a causa dei lavori alla galleria ferroviaria. In buona sostanza, davanti a un concatenarsi di eventi il Mendrisiotto ha reagito mettendo dei cerotti un po' dappertutto". Oggi basta? "La situazione dell'approvvigionamento idrico è molto precaria - dice chiaramente il direttore dell'Age -. Ecco perché aspettiamo come il pane che si concretizzi l'Acquedotto regionale del Mendrisiotto, e prima è meglio è".

'La captazione a lago? Serve come il pane'

Sul progetto, da decenni sul tavolo di Cantone e Comuni, si oscilla ancora fra resistenze (sul principio di pescare acqua dal Ceresio) e convinzione di poter bastare a sé stessi, quanto a riserve idriche. "In effetti, ci sono amministratori che dicono di essere a posto, ma niente è a posto. Buona parte delle sorgenti del Mendrisiotto ha dei problemi che oggi si chiamano clorotalonil e per noi Pfos. Quindi occorre intervenire per gestire la situazione sino alla realizzazione della captazione a lago, che richiede dei tempi tecnici di esecuzione". La soluzione dell'acquedotto regionale, quindi, si sta imponendo? "Assolutamente - risponde categorico Noseda -. La messa in rete degli acquedotti, pronta per il 2021 non è sufficiente, non piu. Tant'è che si pensa di anticipare la tappa finale". Un orizzonte, in ogni caso, che si profila fra 5 o 6 anni. Tanti, pochi? Difficile dirlo in questo momento.

Contaminazione da Pfos: altra misura in vista

Sta di fatto che occorre tenere sotto osservazione i valori dello Pfos: se superano la soglia posta dall'autorità federale (di 0,3 microgrammi per litro) il pozzo andrà chiuso; non si sfugge. L'aver lanciato un segnale forte firmando una denuncia contro ignoti (anzi, quattro, da parte del Consorzio Pozzo Prà Tiro, di Chiasso, Balerna e del Cantone) non consola. "Questa sostanza è un po' come un leone in gabbia: va tenuto a bada (ci vuole poco per superare il limite) e abbiamo i mezzi e le competenze per farlo. Per ora riusciamo a mantenerlo al di sotto dei livelli previsti". Rilevato il perfluoro-ottansulfonato si sono prese le contromisure: funzionano? "Stiamo agendo in particolare su due fronti - ci spiega Noseda -: da una parte abbiamo inserito un filtro specifico al carbone attivo (in aggiunta ai filtri preesistenti) per tamponare la situazione, dall'altra abbiamo ridotto il regime di pompaggio dell'acqua dal pozzo di un buon 40 per cento, proprio per dare modo ai filtri di fare bene il loro lavoro. Certo limitare la capacità della falda risulta essere in contrasto con l'attuale necessità di far fronte al fabbisogno della popolazione. D'altro canto, la missione di garantire la qualità, ci impone adesso di contenere le quantità.  Ecco perché ci preme sensibilizzare l'opinione pubblica. Abbiamo contattato le autorità comunali, chiedendo di limitare il più possibile l'irrigazione del verde pubblico e vi è stata piena adesione alla nostra richiesta. Ma ora ci occorre la collaborazione di tutti i cittadini, proprio per evitare provvedimenti più drastici".

Noseda allontana l'idea. "Restiamo sul chi vive: in ogni momento potremmo dover ridurre ulteriormente il regime dei pozzi. Prelevare troppo acqua da parte dell'utenza potrebbe portarci al collasso del sistema degli acquedotti. Non voglio neanche pensare al rischio di svuotare serbatoi e reti". Si comprendono bene, dunque, i motivi che hanno portato a diffondere un volantino sullo 'Stato di carenza idrica', che fa il paio con un invito pressante alla cittadinanza tentata dalla calura. Basti dire che le vacanze a chilometro zero dettate dal Covid-19 hanno portato (in alcuni Comuni) a moltiplicare le domande per posare una piscina. Il problema, comunque, resta. "E se le misure di prevenzione non dovessero bastare - ribadisce il direttore dell'Age -, dovremo passare a misure più incisive. Il che significa razionare l'acqua. E questo lo vogliamo evitare a tutti i costi".

Nel frattempo, per scongiurare lo scenario peggiore all'Age hanno messo in cantiere un altro rimedio per il Pozzo Prà Tiro. "In effetti - ci anticipa il direttore -, installeremo un sistema supplementare di filtrazione esterna. Concretamente sarà costruito un piccolo impianto, non prima però di metà agosto-settembre, dunque alla fine dell'estate".

Tamponare gli inquinamenti ha un costo

Certo che tutti questi interventi hanno un costo: quanto hanno inciso sinora? "Non abbiamo ancora tirato le somme - annota Noseda -, di sicuro ci costerà un po': siamo nell'ordine di diverse centinaia di migliaia di franchi. E a fronteggiare le spese saranno i Comuni". Questi lavori incideranno, alla fine, sulle tariffe dell'acqua? "Una volta fatturate le opere saranno le amministrazioni locali a decidere sul da farsi. D'altro canto, la qualità si paga e da noi l'acqua costa relativamente poco rispetto alla media nel resto della Svizzera: si va dagli 80 centesimi al franco e 50/60. A Chiasso ad esempio sono 90 centesimi al metro cubo. In ogni caso molto meno dell'acqua in bottiglia. E qui confesso un mio certo imbarazzo: in questi anni abbiamo invitato a bere l'acqua del rubinetto a sostegno dell'ambiente (e poi costa meno). Io continuo a berla, non mi lascio condizionare da quanto avvenuto. Ma con quale faccia possiamo perorare questa causa in questo momento?". L'interrogativo è legittimo.

Non c'è dubbio che servirà un lavoro di squadra, a livello istituzionale, per riuscire a convivere con la presenza in falda, di certe sostanze. Non si è pensato di unire le forze fra Aziende acqua potabile (a cominciare da Chiasso, Mendrisio e Stabio) o al tavolo dell'Acquedotto regionale del Mendrisiotto (rappresentativo dei Comuni del Distretto)? "Non ancora. Il Consorzio sta portando avanti il progetto della captazione a lago e questo è l'intento comune per risolvere la problematica - insiste Noseda -. E ci lavoriamo da anni (l'idea riporta al 1975, ndr). Sui contaminanti, poi, c'è molta incertezza. Ad esempio dello Pfos non si conoscono ancora del tutto gli effetti sulla salute dell'uomo e degli animali. Quindi nel dubbio gli Uffici federali della sanità pubblica e delle derrate alimentari hanno messo dei paletti: se si superano i limiti l'acqua non è potabile. Mentre in altri casi, come con il clorotalonil o l'arsenico nel Malcantone, si dà un termine di tempo per rientrare nei parametri. Noi di tempo, invece, non ne abbiamo". Anzi, Chiasso e l'Age non si possono permettere di chiudere i rubinetti del Prà Tiro da un giorno all'altro. A buon intenditor...

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