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Estate del 2016: in quei giorni nei giardini della stazione di Como si viveva una emergenza (Ti-Press)
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Mendrisiotto
03.12.2019 - 17:550
Aggiornamento : 21:01

Il caso di Lisa Bosia Mirra approda al Tribunale federale

Ad appellarsi sono tanto la Procura che la difesa. Sotto i riflettori l'aiuto dato dall'ex deputata a una ventina di eritrei e siriani a passare il confine

Non è ancora stata scritta l’ultima parola. Non nelle aule dei tribunali. Non in calce alla storia di Lisa Bosia Mirra, alla quale la Corte d’appello e revisione penale, un mese fa, ha riconosciuto la colpa di aver aiutato una ventina di cittadini eritrei e siriani (fra loro diversi minori non accompagnati, tutti sprovvisti di documenti) a passare la frontiera sud del Paese. Quella stessa Corte, a presiederla la giudice Giovanna Roggero-Will, che al contempo l’ha assolta dal reato di soggiorno illegale. Ed è proprio su questo punto che la Procura, per mano della procuratrice pubblica Margherita Lanzillo, ha deciso di impugnare la sentenza e di appellarsi al Tribunale federale. Non è però la sola a bussare al portone dell’Alta Corte di Losanna. Anche la difesa della 46enne, già alla testa dell’Associazione Firdaus e deputata per il Ps, ha, infatti, formalizzato l’intenzione di non fermarsi al verdetto di Locarno.

«Confermo, abbiamo presentato ricorso», dice a ‘laRegione’ l’avvocato Pascal Delprete. E qui il nodo sta proprio nella condanna, seppur mitigata (rispetto al primo grado di giudizio), di Lisa Bosia Mirra. Riconosciuti i “motivi ideali e onorevoli” che hanno animato la sua azione umanitaria, sullo sfondo la scena aperta della stazione San Giovanni di Como nell’estate del 2016 e delle centinaia di migranti ammassati nei giardini, i giudici non hanno fatto sconti sull’attraversamento illegale della frontiera. Tant’è che la 46enne si è vista infliggere una pena pecuniaria di 2’200 franchi (a fronte degli 8’800 del dibattimento in Pretura penale).

Si attende il parere dell'Alta Corte di Losanna

Ecco che il Tribunale federale sarà chiamato a pronunciarsi a tutto tondo sulla vicenda e a entrare nelle pieghe del Diritto. Da entrambe le parti, insomma, si attende una parola chiarificatrice. Una scelta quale quella di Lisa Bosia Mirra, che può essere letto come un atto di disobbedienza civile, è punibile o no? Il verdetto della Pretura penale non aveva lasciato spazio all’interpretazione. La decisione della Corte d’appello e revisione penale ha, invece, aperto un varco, mettendo nero su bianco che in quei giorni alla frontiera si stava vivendo una vera e propria emergenza. Resta da capire in che direzione andrà il Tribunale federale.

Doppia petizione in parlamento

Nel frattempo, domani in parlamento a Berna ‘Solidarité Sans Frontière’ consegnerà due petizioni, entrambe decise a chiedere la revisione dell’articolo 116 della Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione, perché la solidarietà, reclama, non è un reato. A rivendicarlo a gran voce sono altresì gli oltre 20mila firmatari dell’istanza sostenuta anche da Amnesty International Svizzera. A mobilitarsi affinché chi presta assistenza ai migranti in modo disinteressato (come Lisa Bosia Mirra) non venga più perseguito e criminalizzato sono stati pure 200 avvocati del Paese, i quali hanno sottoscritto una ‘Dichiarazione’ rivolta proprio ai poteri giudiziari cantonali. Le statistiche, fa sapere 'Solidarité Sans Frontières', mostrano che un numero importante di cittadini si ritrovano davanti a un tribunale “semplicemente perché hanno prestato assistenza a persone in una situazione di irregolarità”. Una situazione che, ai suoi occhi e quelli che hanno sostenuto la raccolta firme, deve cambiare.

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