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(Ti-Press/Davide Agosta)
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16.11.2019 - 17:15

Riva San Vitale torna alle sue Fornaci

Il Borgo mette in cantiere il recupero di un comparto storico che aprirà ad artigiani e artisti. Si faranno rivivere l’essiccatoio e gli altri edifici

Terra rossa e acqua di lago: è questa la pasta di cui è fatto un pezzo del ‘cuore’ di Riva San Vitale. Di laterizi il Borgo sul Ceresio ha vissuto, del resto, per secoli (le note storiche rimandano fino ai romani). Un fare artigiano e persino industriale che ha segnato nelle pietre il paese – a cominciare dal Palazzo comunale –, che continua così ad averne memoria. Perse negli anni le botteghe – l’ultima, di Marino Mantegazzi, è stata chiusa nel 2014 –, sono rimaste le antiche Fornaci. Una testimonianza e un patrimonio che oggi non andranno perduti. Il Comune se ne è fatto un punto d’onore: recuperarli e valorizzarli, riscoprendo, così, un intero comparto. Quindi con caparbietà dal 2006 il Municipio guidato da Fausto Medici ha dato forma a un’idea con cui non solo ha conquistato l’Ente regionale per lo sviluppo (Ers) del Mendrisiotto e Basso Ceresio, ma altresì il Cantone e l’Ufficio beni culturali. Ma c’è di più: in un certo senso a Riva si è riusciti nella quadratura del cerchio, stringendo un’alleanza con i proprietari (o almeno una parte di loro) dei vecchi manufatti. Uno dei grandi progetti della nuova politica regionale – assieme alle cave di marmo di Arzo, già una realtà, e alla masseria di Vigino, ancora in fieri – si è trasformato, quindi, in un’operazione esemplare, costruita, è il caso di dirlo, mattone su mattone. Non è da tutti arrivare al dunque della domanda di costruzione (in pubblicazione da ieri) con in tasca l’appoggio di istituzioni e privati e pure gran parte delle risorse – si parla di un investimento globale di 3,8 milioni, incluso l’acquisto delle proprietà – per concretizzare l’iniziativa.

‘Un quartiere della ceramica’

Il piano d’azione è chiaro: tenersi stretto il valore del passato e proiettarsi nel futuro. Il restauro sarà, infatti, conservativo, senza perdere di vista la funzionalità di edifici, in ogni caso, storici. «L’obiettivo resta la trasmissione della tradizione del sapere del cotto – conferma il sindaco Medici –. Si potrebbe, dunque, pensare a un quartiere della ceramica aperto ad artigiani e artisti». Sì, perché se, come settore economico, la lavorazione dell’argilla e la produzione di mattoni, coppi e pianelle non esiste più, nel Mendrisiotto come nel resto del Ticino è tutto un fiorire di maestri d’arte che fanno della ceramica la loro vena espressiva. Immaginare una sorta di piccola ‘Montmartre’ nel centro storico di Riva San Vitale ha suscitato, d’altro canto, l’entusiasmo anche dell’Ente regionale per lo sviluppo. «In effetti, sarebbe bello», ammette la direttrice Bettina Stark. «Il Mendrisiotto è una terra di artisti: nella zona si assiste pure a un turismo artistico. Non dimentichiamo che ci troviamo nel perimetro Unesco del Monte San Giorgio. Ecco che le Fornaci hanno il potenziale per diventare un luogo unico nel loro genere». L’Ente, poi, guarda lontano. Pensare a una nuova destinazione d’uso di quelle vestigia, fa capire la responsabile, significa al contempo «lasciare una testimonianza per le generazioni future». In questo modo si farà vivere il Borgo, senza dimenticare ciò che è stato. Un paese di lago il cui ‘cuore’, assicura il sindaco, «non è affatto dormiente».

‘Si può fare’

Prima di giungere a questa fase, importante, del progetto, si sono dovute prendere le... misure. Ed è qui che entra in scena l’architetto Enrico Sassi, abituato alle missioni se non impossibili, di sicuro complesse (come le cave di Arzo). Perché far rivivere gli edifici del passato, preziosi non solo dal profilo monumentale, è opera delicata, quanto irrinunciabile. È stato lui, a capo di una squadra di specialisti, che si è seduto al tavolo da lavoro e attraverso varie fasi di studio (avviate nel 2013) ha detto che la conversione delle Fornaci era fattibile sul piano tecnico (e si è visto anche finanziario, grazie al supporto cantonale). Pur di rendere possibile il recupero dell’essiccatoio e di una parte delle fornaci, per mano dell’ingegner Giorgio Galfetti, ci si è inventati persino uno scheletro metallico a sostegno della fragile struttura dell’essiccatoio e a tutela delle caratteristiche capriate. Così facendo potranno sorgere altre botteghe e atelier e si risponderà a quella che, di fatto, è una lacuna. «In effetti, oggi in Ticino manca un forno per cuocere pezzi di grandi dimensioni – annota Sassi –. Gli stessi ceramisti lo richiedono». Ebbene alle Fornaci, dove ora vi è un garage, si realizzeranno due nuovi forni a gas per ceramica. Certo ci vorrà del tempo, almeno fino al 2024 (con il passaggio, obbligato, in legislativo e le delibere). L’architetto, però, già se lo figura: «Questo è un posto un po’ magico».

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