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Mendrisiotto
17.10.2019 - 11:000

Malessere in polizia, il municipale: ‘Clima di lavoro alla lente’

Cosa sta capitando nella cittadina momò? Lo abbiamo chiesto al capodicastero Samuel Maffi

La quindicina di inchieste avviate dal Municipio di Mendrisio per fare luce sulla situazione tesa che caratterizza il Corpo di Polizia della Città di Mendrisio da noi riportata sull'edizione di oggi ha subito scatenato la politica, con due interrogazioni (Lega e Ppd) inviate all'indirizzo dell'Esecutivo. Per fare chiarezza su cosa sta succedendo, abbiamo intervistato il capodicastero Sicurezza pubblica Samuel Maffi.

‘Dura lex, sed lex’. Nessuno può sfuggirvi, neppure se veste una divisa. Di recente, però, dentro le stanze del Corpo della Polizia comunale di Mendrisio sono venute a galla delle tensioni. Cosa sta capitando?

Parto da un primo fatto oggettivo: verso l’esterno i risultati del Corpo della Polizia della Città sono più che ottimali. A partire dal 2011, grazie ai nostri agenti, alla Polizia cantonale e alle Guardie di confine, numericamente i reati sono drasticamente diminuiti. Tant’è che anche la percezione soggettiva della cittadinanza sulla sicurezza è positiva. D’altro canto, posso confermare che negli ultimi tempi si è manifestata una tematica relativa al clima di lavoro. In Municipio ne abbiamo preso atto e abbiamo deciso di far capo a una consulente esterna, che ci aiuterà a capire come migliorare l’ambiente lavorativo. Gli aspetti alla lente sono due: il clima di lavoro, come detto, e l’esigenza di fare il punto e interrogarci sull’essenza stessa del servizio Corpo di Polizia.

Le tipiche domande esistenziali?

In effetti: chi siamo, cosa vogliamo, dove vogliamo andare, quali sono i nostri valori e i nostri obiettivi. Così che si riesca a trovare un allineamento all’interno del Corpo. Un lavoro, quello della consulente, organizzato sull’arco di un anno e che proseguirà nei prossimi mesi.

Questa è stata la prima misura attuata per reagire alle tensioni interne. Sono stati presi anche altri provvedimenti?

Si parla di inchieste amministrative, in particolare nei confronti di un membro del comando. Questo è un aspetto abbastanza complesso. Negli ultimi anni io stesso, in qualità di capodicastero, di concerto con il Municipio, ho dovuto aprire tutta una serie di inchieste amministrative per violazioni dei doveri di servizio. E questo senza fare distinzioni fra agente semplice e membro del comando (confermo, c’è un’inchiesta in tal seno ed è tuttora in corso, quindi non posso esprimermi). Dunque, a fronte di certi comportamenti non adeguati, la consulente esterna ci darà una mano a riscoprire e individuare determinati valori.

Quante inchieste sono state avviate?

Il numero è abbastanza importante, senza voler generalizzare. Come capo dicastero, in ogni caso, davanti a determinati comportamenti, e qui me ne assumo la responsabilità, non potevo far finta di nulla. Erano atti dovuti. Ribadisco, sia nei confronti di taluni agenti che di un membro del comando. E l’esecutivo si è mosso in tal senso perché la Polizia non deve perdere di credibilità. La fiducia che la popolazione ripone nella Polizia ce la siamo costruita negli anni, ma basta poco per perderla. Quindi, in prima persona, come garante del rispetto dei regolamenti e delle leggi, ho chiesto di procedere.

Le inchieste che esito hanno avuto?

Hanno portato a delle sanzioni di tipo amministrativo, nella maggior parte dei casi cresciute in giudicato. In un caso vi è stata una destituzione, decisa anche dopo aver affidato l’esame della situazione a un consulente esterno.

A proposito di fiducia: queste cose hanno incrinato quella nel Corpo?

Il Municipio ha fiducia nell’intero Corpo e nel suo operato, nonostante in passato qualcuno abbia sbagliato.

Ha sottolineato l’importanza dei valori: c’è un problema in tal senso?

C’è sicuramente una tematica da affrontare nel campo valoriale.

Altro aspetto ricorrente è quello del clima di lavoro e insoddisfazione. Rapporti difficili ai vari livelli?

Stiamo lavorando con serietà e impegno proprio per migliorare sulla comunicazione, sul dialogo fra comando e Corpo, sulle procedure. La priorità va al clima di lavoro, accompagnato dalla necessità di comprendere la nostra identità, le nostre peculiarità oltre all’attaccamento al territorio e a ciò che ci distingue dalla Polizia cantonale. Ma il servizio, tengo a dirlo, non è mai stato intaccato. All’esterno siamo un fiore all’occhiello sul piano ticinese per numeri, organizzazione, logistica. In pochi anni, siamo passati da un Corpo di una decina di agenti a una cinquantina di dipendenti.

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