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Mendrisiotto
18.10.2018 - 08:080
Aggiornamento : 09:07

L'aliante precipitò a Stabio, il Sisi: 'Scarsa esperienza di volo'

L'incidente nell'agosto del 2017. Sul mezzo, nessun danno tecnico preesistente riscontrato dal Servizio d'inchiesta svizzero sulla sicurezza

Il Servizio d'inchiesta svizzero sulla sicurezza (Sisi) ha pubblicato il rapporto finale relativo all’infortunio verificatosi il 12 agosto 2017, 1.2 km a sudovest di Stabio, che ha riguardato un aliante. Dagli antefatti, ricostruiti utilizzando le dichiarazioni dei due protagonisti nonché le registrazioni di rotta del dispositivo anticollisione, i due piloti coinvolti avevano concordato un volo a bordo di un biposto tipo Schleicher ASK 21, dopo essersi incontrati all'aerodromo di Calcinate del Pesce.

Scarsa esperienza di volo

Per entrambi i piloti, sia l'esperienza di volo che l'allenamento erano piuttosto modesti. Il leggero vento da nord di quel giorno fece optare i due per un volo locale nei dintorni dell'aerodromo, rinunciando a prendere con sé carte geografiche e strumenti di navigazione per la pianificazione del volo. Alternandosi a intervalli irregolari ai comandi dell'aliante, volando per poco meno di due ore, i due raggiunsero un'altitudine massina di volo di 1500 m/M. Giunti a sud di Chiasso a 1000 m/M, invertirono la direzione di volo senza più trovare ascendenze sfruttabili, realizzata l'impossibilità di rientrare direttamente a Calcinate del Pesce, i due presero in considerazione l'eventualità di un atterraggio di fortuna fuori campo. A sudovest di Stabio, scorsero due terreni utilizzabili per un atterraggio fuori campo. Giunti a un'altitudine di circa 600 m/M (245 m/suolo), i piloti ipotizzarono, invece, che il terreno si trovasse approssimativamente alla medesima quota dell’aerodromo di Calcinate del Pesce, dunque a circa 400 m/suolo. Al di sopra di questi campi, eseguirono numerose spirali a destra e a sinistra perdendo continuamente quota. In questa fase poterono osservare attentamente i terreni decidendo per quello situato immediatamente a sud di un complesso industriale, ritenuto più idoneo per un atterraggio fuori campo. Giunti a un'altitudine di circa 450 m/M, corrispondenti a 95 m/suolo, iniziando l'avvicinamento per l'atterraggio, il pilota al comando eseguì una virata continua di 270 gradi a destra. Durante l'avvicinamento finale con prua a nord, a una velocità indicata di 110 km/h e con un forte angolo di discesa, il pilota estrasse completamente i diruttori. L'aliante impattò pesantemente con il suolo a circa 90 m dalla fine del prato fermandosi dopo una tratta di 50 metri. 

Durante l'atterraggio, a dimostrazione della forza dell'urto, tutta la parte inferiore anteriore dell'aliante e la ruota di prua vennero gravemente danneggiate. La deformazione della struttura della parte inferiore anteriore dell'aliante assorbì gran parte dell'energia dell'impatto. Al momento dell'incidente, ambedue i piloti erano allacciati con le cinture di sicurezza a quattro punti e hanno in seguito potuto abbandonare il velivolo in modo autonomo. Indenne il primo, il secondo dei due piloti subì la frattura dell'ultima vertebra toracica della colonna vertebrale. Nell'ASK 21, il sedile posteriore è fissato poco al disopra e appena più in avanti del carrello principale, ragione per cui il pilota ferito fu stato esposto direttamente alle forti accelerazioni verticali, dovute all'urto. Per entrambi i piloti si trattava del primo atterraggio fuori campo.

Nessun difetto sul velivolo

L’inchiesta non ha evidenziato difetti tecnici preesistenti, suscettibili di aver influenzato o causato l’infortunio. La valutazione della traccia del volo mostra che il pilota, durante la volta per l'atterraggio, non eseguì il normale concetto programmato per un normale avvicinamento a un aeroporto, concetto che contempla un sottovento, delle virate di base e un finale. Il fatto di aver iniziato la volta d'atterraggio a soli 95 m/suolo fu probabilmente dovuto all'errore di valutazione dell'altezza dal suolo. L'esecuzione di un avvicinamento consistente in un'unica semplice virata continua di 270 gradi portò il velivolo in finale con un angolo di discesa troppo ripido e in posizione troppo avanzata rispetto al punto d'atterraggio previsto. Onde evitare di collidere con la recinzione al limitare del prato, davanti al complesso industriale, il pilota fu obbligato a posare duramente l'aliante nell'ultimo terzo del prato e a velocità elevata. L'inadeguata ripartizione della volta d'atterraggio è da ritenersi quale fattore causale dell'incidente. 

 

 

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