On the road (foto Ti-Press/B. Galli)
Mendrisiotto
12.05.2018 - 06:100

Più vicini ai giovani grazie a un furgone rosso

Da febbraio gli operatori di prossimità del servizio regionale incontrano i ragazzi sul territorio. E l'idea sta piacendo

Ancora non gli hanno dato un nome. Oggi basta, però, il suo colore rosso acceso a renderlo riconoscibile. Adesso i ragazzi sanno che c’è: è solo un furgone, ma è lì per loro. Due, per ora, gli appuntamenti fissi: il lunedì pomeriggio a Mendrisio, il giovedì a Chiasso. Gli operatori di prossimità del servizio regionale si sono, infatti, messi al volante e da febbraio macinano chilometri sulle strade del distretto. In Ticino l’iniziativa non è nuova: qui a sud hanno cercato di riproporla a misura di territorio. Ad avere sorpreso da queste parti è semmai il riscontro che questa esperienza ha ottenuto, quasi da subito, fra i giovani. Per chi come Andrea Banfi, a capo dei Servizi, delle Attività sociali e giovani di Chiasso (Comune capofila), da un paio d’anni sta accompagnando il progetto degli operatori di prossimità, questa intuizione rappresenta un vero «punto di svolta». Un cambio di prospettiva che potrebbe aiutare a dare concretezza alla fase pilota.

Comunque vada – sul piano istituzionale – il furgone è già un successo. E non lo è unicamente per la sua capacità di restituire visibilità agli operatori e al progetto. «Adesso sono i ragazzi ad aspettarci, ad aspettare il pulmino», ci fanno notare Carla Monachesi Schneider, Noémie Roth e Daniel Jeckelmann. Ed è ciò che più conta agli occhi di chi lavora sul campo. «Se sei per strada, sei sul loro territorio», ci fa notare uno di loro. E questo rende mobili, identificabili e rinsalda legami e fiducia. Del resto, per creare un senso di accoglienza, lì dove ci si trova, non serve molto: un tavolino giallo, un tappeto verde, dei cuscini colorati e un ombrellone. «In realtà – ci spiegano gli operatori – abbiamo cercato di ricreare un piccolo salotto, dove poter bere un tè caldo e sgranocchiare qualche biscotto. Dove i ragazzi possono fare musica. È un momento di convivialità». E la voce è circolata in fretta ed è stata condivisa, via social – tramite i profili ‘Facebook’ degli stessi operatori («i ragazzi, però, preferiscono ‘Instagram’») – ma non solo. Molto hanno fatto il buon vecchio passaparola e una sana dose di curiosità. Tant’è che il furgone rosso ha dimostrato di avere un potere intergenerazionale. «Si avvicinano anche persone ben più adulte, chiedendosi di cosa si tratta; e finiscono con l’interagire con i giovani». E non è poco. Notiamo poi una barra metallica. «È per gli skaters, che non sempre hanno un luogo di ritrovo», ci chiariscono. Attorno al nuovo mezzo di locomozione degli operatori ci si ritaglia degli spazi. «In fondo, siamo un po’ camaleontici, con l’intento di andare là dove c’è il bisogno e con l’obiettivo di coprire tutto il territorio del distretto». Ecco perché si cerca di farsi vedere in giro, incrociando lo ‘sciamare’ dei ragazzi. «Lavorare di prossimità non è facile – ricorda Andrea Banfi –. Con questo servizio ci prefiggiamo di offrire ascolto e accoglienza e di costruire con i ragazzi il percorso che loro desiderano, permettendo di diventare protagonisti». Ragazzi, tengono a sottolineare gli operatori, che non per forza vanno etichettati come ‘problematici’. L’importante è che grazie a un furgone si è riusciti a fare breccia. «In effetti – ci conferma Noémie – questo ‘strumento’ ci ha dato una grande mano, facendoci vedere ma al contempo accettare. Oggi i giovani sanno di poter avere un punto di riferimento». Di fatto si è innescato un riconoscimento reciproco, fra operatori e ragazzi, ma altresì verso l’esterno. «Anche alle persone dà una visione diversa», si aggiunge il collega. Senza trascurare che gli operatori di prossimità sono un gancio prezioso per la rete dei servizi ‘tradizionali’. «Non solo, la presenza del furgone – spiega Carla – è l’occasione per affrontare temi delicati, ad esempio nell’ambito della sessualità». Così, si veicola l’informazione e si fa prevenzione? «Di più, in quel contesto di informalità i giovani intravedono un sostegno», ribadisce Noémie. È così, ci raccontano, che una sera un ragazzo ha trovato il coraggio di chiamare gli operatori e chiedere aiuto in una situazione di difficoltà famigliare che non sapeva come gestire. Dopo pochi mesi, ci fanno capire, questo è un grande risultato. Daniel ammette di avere un’aspirazione: «Dopo il furgone l’obiettivo è avere un piccolo camper, con cui accompagnare i ragazzi». Chissà.

 

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