Luganese

Tutela del quartiere Montarina a Lugano: ci siamo

Il Municipio ha licenziato la variante di Piano regolatore contenente il Piano particolareggiato per proteggere la Città giardino progettata dall’architetto Americo Marazzi

Tutela del quartiere Montarina a Lugano: ci siamo
Le ville Walty e Ganser
(Ti-Press)
9 ottobre 2026
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Vincoli pianificatori adeguati e proporzionati allo scopo di preservare il carattere complessivo del quartiere e i suoi principali caratteri costitutivi, senza bloccarne completamente l’evoluzione. Questo, in estrema sintesi, l’obiettivo della variante di Piano regolatore contenente il Piano particolareggiato Montarina. Il Municipio di Lugano ha infatti licenziato il relativo messaggio allo scopo di tutelare il quartiere concepito a fine Ottocento dall’architetto Americo Marazzi secondo il concetto della Città giardino. Un’impostazione caratterizzata da diverse villette con giardino sorte tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e che ancora oggi conferiscono alla zona un’identità riconoscibile.

La variante arriva al termine di un lungo percorso, partito dalla società civile – che si è mobilitata opponendosi ad alcune domande di costruzione – e dal Consiglio comunale (Cc), che nel 2021 ha chiesto l’adozione di una zona di pianificazione e il rigetto da parte dell’Esecutivo di future istanze edificatorie che potessero compromettere il quartiere. Nell’ottobre del 2023, dopo uno studio, la zona di pianificazione è stata effettivamente adottata, in vigore fino alla pubblicazione del piano sostitutivo. Il Piano particolareggiato, si legge nel messaggio, è stato sviluppato secondo i principi del Piano direttore comunale che per Montarina prevede la protezione e la valorizzazione di edifici storici – come ad esempio le ville Walty e Ganser –, nonché il recupero di paesaggi e spazi verdi di qualità. Non ricalca, tuttavia, esattamente il perimetro della zona di pianificazione: sono state escluse le aree a ovest, a nord-est e a sud-est, rispettivamente in quanto architettonicamente distanti, già significativamente trasformate oppure contenenti edifici protetti quali beni culturali.

Altezze diminuite

Il paesaggio e l’edificato sono i due macrotemi del Piano dato in esame al Cc. Per quanto riguarda il primo, disciplina gli spazi liberi, le aree verdi, le alberature – “di principio non sono ammessi interventi che potrebbero compromettere l’integrità delle stesse” –, le opere di cinta, accessi, superfici di circolazione e posteggi. Per quanto riguarda questi ultimi, “si intende limitare le costruzioni interrate, di conseguenza i posteggi devono di principio trovare posto in superficie”, sebbene siano previste delle eccezioni possibilmente poco invasive. Venendo all’edificato, la nuova zona Montarina sostituisce la zona R5 in vigore, allo scopo di “permettere la realizzazione di nuove edificazioni che, per quantità e qualità, si inseriscano in modo ordinato e armonioso nel quartiere”. Le principali modifiche rispetto alla situazione attuale sono la riduzione dell’indice di sfruttamento da 1 a 0,7 e la riduzione dell’altezza massima degli edifici da 16,7 a 12,5 metri.

Nuovi edifici: sì, ma...

Sarà dunque possibile costruire nuovi edifici nell’area interessata, ma ad alcune condizioni. In particolare, bisognerà mantenere alcuni caratteri che rappresentano le case originali. Ovvero: la presenza di un giardino attorno alla casa, la forma compatta (quadrata e rettangolare) con rapporto dimensioni in pianta compreso tra 1:1 e 1:5 e con sporgenze e rientranze contenute, caratteristiche tipologiche (facciate con basamento, piani abitativi, coronamento, tetto a falde, aperture con ritmo compositivo ordinato). Per i nuovi edifici “l’obiettivo del Piano particolareggiato non è quello di riprodurre fedelmente la tipologia originale, bensì di garantire un’immagine complessiva armoniosa del quartiere e del suo assetto urbanistico”. Per questo motivo, si possono utilizzare sia stili architettonici simili a quelli originali (ad esempio Liberty) sia differenti (“anche contemporanei”), a patto che siano garantite relazioni riconoscibili con una o più delle caratteristiche originali e dunque un rapporto qualitativo con le preesistenze storiche.

A garanzia di tale scopo, il Piano suddivide gli edifici in tre categorie: edifici di pregio che pur non essendo beni culturali sono meritevoli esclusivamente di interventi conservativi (e dunque di tutela); edifici con caratteristiche coerenti con alcuni elementi tipici della Città giardino per i quali è da preferire la ristrutturazione rispetto alla demolizione (comunque ancora possibile non essendoci gli estremi per imporne il mantenimento); infine gli altri edifici, quelli realizzati sulla base del Piano regolatore vigente e che non presentano caratteristiche inerenti alla Città giardino, che in caso di interventi importanti “devono essere demoliti e le nuove costruzioni rispettare le nuove norme di zona”.

Spetterà ora al Cc esprimersi.

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