Tamara Merlo con un’interrogazione chiede informazioni alla Città su quello che definisce il ‘numero oscuro’ della criminalità

A Lugano si registrano 34,9 reati ogni mille abitanti. Tuttavia, precisa la consigliera comunale Tamara Merlo (Più Donne) in un’interrogazione, “è importante ricordare che le statistiche di polizia non coincidono con il numero complessivo dei reati effettivamente subiti dalla popolazione”.
A sostegno della sua tesi, Merlo richiama il sondaggio ‘Losai – Lugano, le opinioni sulla sicurezza degli abitanti’, realizzato nel 2019 dalla Città insieme alla Polizia comunale, in collaborazione con l’Unità di criminologia della Scuola di scienze criminali dell’Università di Losanna. L’indagine aveva raccolto dati sulla sicurezza percepita e sui reati subiti ma non denunciati. Dal sondaggio era emerso che nel 2018 veniva denunciato l’84,5% dei furti in abitazione, ma soltanto il 26,7% delle aggressioni fisiche in strada, il 24,3% delle aggressioni fisiche in casa e appena il 5,5% delle molestie sessuali. Per queste ultime, inoltre, il fenomeno riguardava in misura nettamente maggiore le donne: il 6,8% delle intervistate dichiarava di averne subita almeno una nei cinque anni precedenti, contro lo 0,7% degli uomini. Dati che, secondo Merlo, “mostrano bene perché numero dei reati registrati, numero dei reati effettivamente subiti e percezione della sicurezza sono tre indicatori diversi, tutti necessari per comprendere la situazione”.
La consigliera chiede quindi al Municipio su quali categorie di reato e metodologie si basi il confronto che colloca Lugano tra le città più sicure della Svizzera. Domanda inoltre se l’Esecutivo disponga di elementi per stimare il numero di reati non denunciati e se condivida l’idea che, soprattutto per i reati caratterizzati da una bassa propensione alla denuncia, le sole statistiche di polizia possano offrire una fotografia incompleta del fenomeno. Merlo chiede anche per quale motivo il sondaggio Losai non sia stato ripetuto e se, alla luce degli episodi verificatisi nel 2026 e del dibattito che ne è seguito, il Municipio sia disposto a realizzare una nuova indagine. In caso affermativo, propone di distinguere i risultati per sesso, età, quartiere, fascia oraria e tipologia di reato. Infine, la consigliera chiede alla Città se disponga di informazioni sulle ragioni che spingono le vittime a non denunciare e quali indicazioni vengano fornite, da parte della Polizia comunale, sulla protezione dei dati personali. Pur riconoscendo che il tema è in parte di competenza cantonale e riguarda la procedura penale, Merlo invita inoltre il Municipio a un approfondimento con le autorità preposte, per capire se il timore di essere identificati dall’aggressore rappresenti un ostacolo alla denuncia e quali misure possano essere sviluppate sul fronte della prevenzione sociale.