I due granconsiglieri, in un’interrogazione, pongono 17 domande al Consiglio di Stato sui costi, sulle normative vigenti e sulla conservazione dei reperti

Strutture murarie, pavimenti in pietra e una piccola fornace: reperti databili tra il IV e il V secolo dopo Cristo e l’Alto Medioevo. È quanto emerso durante gli scavi per la realizzazione della nuova scuola elementare di Magliaso. Il Municipio ha però deciso di non conservare i ritrovamenti. Una scelta che ha spinto i granconsiglieri di Avanti con Ticino & Lavoro, Giovanni Albertini e Amalia Mirante, a chiedere chiarimenti al Consiglio di Stato sui lavori in corso, sui ritrovamenti archeologici a livello cantonale e sulla gestione delle aree di interesse storico.
I due parlamentari sostengono infatti che “sia necessario capire con precisione quali criteri siano stati applicati, quali alternative siano state valutate e se la decisione rientri in una prassi consolidata oppure rappresenti un caso particolare”. Nell’atto parlamentare chiedono quindi al governo cantonale quale sia l’esatta natura dei reperti emersi, se siano stati qualificati come beni culturali degni di protezione e per quali motivi. Domandano inoltre quali misure siano state adottate dopo la scoperta, “in particolare per quanto riguarda la sospensione dei lavori, la documentazione, i rilievi, gli scavi d’emergenza e l’eventuale protezione provvisionale”, e se sia stata presa in considerazione l’ipotesi di conservare i reperti. Alle questioni di carattere storico si aggiungono interrogativi di natura economica e logistica. I firmatari chiedono infatti “quali sarebbero stati i costi supplementari, i ritardi e le modifiche progettuali necessari per conservare o valorizzare i reperti all’interno del progetto della nuova scuola”, se “siano state valutate soluzioni intermedie, come la conservazione parziale, la musealizzazione di alcuni elementi o l’integrazione didattica nel nuovo edificio scolastico”, e quali criteri abbiano portato a ritenere “prevalente l’interesse alla prosecuzione del cantiere rispetto alla conservazione dei reperti”. Vogliono inoltre sapere se il fatto che i ritrovamenti siano stati effettuati al di fuori di un’area classificata di interesse archeologico abbia influito sulla decisione finale.
Nella lista di 17 domande, Albertini e Mirante chiedono anche se “il Cantone ritenga che la mappatura delle zone di interesse archeologico nel Comune di Magliaso e, più in generale, nel Cantone sia sufficientemente aggiornata”, quale sia stata la prassi adottata in casi simili negli ultimi dieci anni e se la Commissione dei beni culturali sia stata coinvolta nella valutazione. I due granconsiglieri domandano inoltre se esistano “direttive cantonali che stabiliscano quando un reperto archeologico debba essere conservato, rimosso, ricoperto o documentato”, se il Comune di Magliaso abbia valutato la possibilità di richiedere contributi cantonali per rendere sostenibile la conservazione e se il Consiglio di Stato ritenga opportuno prevedere una forma di valorizzazione pubblica della scoperta. Infine, chiedono al governo se l’attuale quadro normativo garantisca un equilibrio adeguato tra “esigenze edilizie, costi pubblici e tutela del patrimonio” e se, alla luce di questo ritrovamento, intenda valutare un aggiornamento delle procedure, delle direttive o della mappatura archeologica cantonale.