Un atto parlamentare chiede di far luce sul fenomeno dei ‘Neet’ a Lugano, per capire quali strategie il Comune abbia messo in campo per limitarlo

Si chiamano Neet ed è l’acronimo dell’espressione inglese di ‘Not in Education, Employment or Training’, che indica i giovani che non sono impegnati né in percorsi di studio o formazione professionale né in un’attività lavorativa. È questo il tema di un’interrogazione della Sinistra di Lugano – primo firmatario: Cristiano Canuti –, che sostanzialmente chiede conto al Municipio delle sue strategie per contrastare il fenomeno.
Nell’introduzione si ricorda che il Ticino presenta uno dei tassi di Neet (9,5%) tra i 15 e i 29 anni più elevati della Svizzera e che “uno dei fattori che contribuiscono alla crescita del fenomeno è la difficoltà di transizione tra la scuola e il mondo del lavoro. Molti giovani ticinesi si trovano ad affrontare una fase di incertezza dopo la conclusione degli studi, con una carenza di opportunità di inserimento lavorativo o di formazione che risponda alle loro esigenze e ai punti di forza individuali. Una parte significativa dei Neet ha una fragilità formativa con titoli di studio fermi alla scuola dell’obbligo, che proviene da contesti familiari svantaggiati, dove le risorse e il supporto scarseggiano”. Giovani fuori dai radar, che rischiano di ritrovarsi poi in assistenza sociale, dalla quale faranno molta fatica a uscire.
Non solo. “I Neet sono a maggiore rischio di sviluppare problemi psicologici ed entrare in dinamiche di isolamento sociale”, mentre sul piano economico si tratta di una perdita di potenziale per l’intera comunità. “Per riattivare i Neet – conclude l’interrogazione, prima di procedere alle domande – è necessario un approccio integrato che vada oltre la formazione tradizionale, combinando supporto psicologico, formazione pratica, opportunità di lavoro e politiche pubbliche integrate in rete”. Quattro i quesiti al Municipio.
Intanto si desidera sapere quanti sono i Neet a Lugano e quanti di questi sono presi a carico (e quanti no). Si chiedono poi lumi sulla strategia messa in atto: quali strumenti e quali servizi sono utilizzati per fronteggiare il fenomeno e che tipo di collaborazione c’è con gli uffici cantonali preposti. Ma anche con enti e programmi non profit che già operano nel settore e che hanno competenze specifiche sul tema. L’interrogazione domanda in particolare all’Esecutivo se intende rafforzare la collaborazione con questi ultimi. Infine, si chiede di valutare l’impatto finanziario sui conti e sui costi sociali che i Neet rischiano di avere, suggerendo un intervento precoce per evitare che le problematiche si radicalizzino.