A chiederlo, con un'interrogazione al Governo, sono i deputati dei Verdi Liberali Sara Beretta Piccoli e Massimo Mobiglia

Un progetto “viziato all'origine” con “gravi errori procedurali” e il “rischio di spreco di risorse pubbliche”. Così i granconsiglieri Sara Beretta Piccoli e Massimo Mobiglia (Verdi Liberali) commentano, in un'interrogazione al Consiglio di Stato, la decisione del Tribunale federale (Tf) di accogliere parzialmente il ricorso dell'Ata, l'Associazione traffico e ambiente, contro il progetto viario della Porta Nord di Lugano. L'incarto è quindi stato rinviato al Tribunale cantonale amministrativo (Tram). Nella decisione, ricordano gli interroganti, i giudici di Losanna hanno “espresso critiche nette e circostanziate nei confronti dell’operato del Cantone e del Tram, rilevando in particolare la mancata ponderazione concreta degli interessi necessaria per concedere una deroga al divieto di copertura dei corsi d’acqua e l’assenza del parere dell’Ufficio federale dell’ambiente sul Rapporto d’impatto ambientale, nonostante una variante progettuale sostanziale rispetto al progetto originario”.
La maxi-rotonda prevista sopra il fiume Cassarate “è stata di fatto qualificata come una copertura di un corso d'acqua, in linea di principio vietata dalla legge, mentre la sua funzione di attraversamento è stata giudicata secondaria e marginale”. Carenze che per Beretta Piccoli e Mobiglia “configurano un vero e proprio vizio procedurale di origine, con il rischio concreto di ulteriori anni di stallo, nuovi ricorsi e un aggravio dei costi a carico della collettività”.
Il progetto viario, si fa notare ancora, “è strettamente legato allo sviluppo del Polo sportivo e degli eventi di Cornaredo, che rischia di entrare in funzione senza che le necessarie infrastrutture viarie e di trasporto pubblico siano pronte”. Altro tema sollevato è quello “dell'incertezza finanziaria”, dato che il credito votato ormai dieci anni fa “potrebbe non essere più sufficiente, con la prospettiva di un ritorno in Parlamento oggi sottoposto al referendum finanziario obbligatorio”.
Al Governo viene chiesto come spiega “le gravi lacune procedurali censurate dal Tf”; se ritiene “ancora difendibile” la soluzione della maxi rotonda; quale scenario intende ora perseguire, con quali “tempi realistici” e se ha già valutato “alternative progettuali meno impattanti e giuridicamente più solide; se il credito di 84 milioni di franchi votato nel 2016 dal Gran Consiglio è ancora sufficiente, infine se “ritiene adeguata la governance complessiva del progetto Porta Nord o intende rivederne profondamente impostazione e responsabilità”.