Nella Cattedrale di San Lorenzo a Lugano si sono tenute le esequie della 15enne vittima della tragedia di Crans-Montana domiciliata a Castel San Pietro

Passi lenti, volti chini. Il silenzio, scandito dall’eco dei numerosissimi passi nella navata, è eloquente: racconta del dolore condiviso della famiglia di Sofia Prosperi, vittima 15enne della tragedia di Capodanno, e di un’intera comunità. A ospitarne l’estremo saluto è stata la Cattedrale di San Lorenzo a Lugano, un nome che ha subito richiamato alla mente dei presenti quello dell’amico di Sofia, oggi ancora ricoverato in ospedale dopo l’incendio di Crans-Montana. Tantissimi i giovani. Come tutti, hanno atteso in quel silenzio colmo di rispetto che la bara di Sofia venisse trasportata all’interno, davanti al presbiterio, al centro della navata, così come nei pensieri di tutti i presenti.
A entrare per primi, dopo i famigliari – la mamma, il papà e la sorellina – sono stati i suoi compagni di classe dell’International school di Como, i parenti e gli amici più stretti. Ciascuno di loro portava una rosa bianca, così come bianche erano le composizioni floreali, i nastri e il carro funebri e la tovaglia sulla quale era poggiato il libro delle condoglianze. Un colore che simboleggia l’innocenza, la pace, la giovinezza. Quella giovinezza che è stata strappata via dalla disgrazia. Sui loro visi l’incredulità di quanto accaduto. Non era Crans-Montana il luogo più immaginabile per un simile epilogo: le luci natalizie ancora accese, l’entusiasmo per l’arrivo di un nuovo anno, gli abbracci festivi di Capodanno. Eppure, quella sera, tutti loro hanno perso una persona cara. Per qualcuno una migliore amica, come l’ha definita una ragazza, che ha condiviso con i circa 700 presenti uniti nel lutto il proprio ricordo.
«Tutto questo non ha senso – ha detto l’amica –. Dovevamo continuare a crescere insieme. Cercherò di tenere vivo il tuo sorriso, che è presente in ogni mio ricordo con te. Adesso sei una stella nel cielo, la più bella e luminosa». Parole spezzate dal pianto e cariche di affetto che hanno toccato tutti i presenti. Così come quelle dei genitori. «Sofia era solare – le parole della madre – e aveva il dono di saper comunicare sempre i propri sentimenti. Auguro a tutti i giovani di poter fare altrettanto». «Le nostre figlie sono due raggi di sole che hanno illuminato la nostra vita – ha aggiunto il padre –. Oggi quello di Sofia si è spento. Ma siamo qui anche per celebrare questa vita e onorarla. Come ci ha insegnato lei, da questo buio e profondo dolore, ci rialzeremo». Entrambi le hanno augurato «buon viaggio»: «Sarai sempre con noi». Al termine degli interventi, un lungo e caloroso applauso che è risuonato fino a fuori, fino al cielo. Un fragore, in una funzione volutamente senza clamore e lontano dalla sovraesposizione mediatica, così come richiesto dalla famiglia.
Il suo carattere forte è stato evocato anche da monsignor Alain Da Raemy, amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, nella sua omelia: «Aveva una forza d’animo, una forza di carattere. Suo papà la definisce indomabilità. Era davvero una ragazza indomabilmente tenace. Ma era anche empatica. Sarebbe lei oggi a piangere di più. Assomiglia così a Gesù che, come leggiamo nel Vangelo, scoppiò in lacrime davanti alla salma del suo amico Lazzaro. Le nostre lacrime sono l’acqua santa del nostro amore. Non è debolezza piangere, non è fragilità. È forza d’amore».
Sofia, ha poi raccontato il vescovo, «sapeva truccarsi. È stata maestra di sua mamma in materia. È un bel segno di umanità! Perché il corpo è il nostro mezzo di comunicazione. L’uomo senza corpo non comunica. L’umanità è corporale. L’umanità non è anima nuda. Viene sempre rivestita dal più nobile suo vestito: il corpo». Da Raemy ha poi citato San Paolo: «Le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne. Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora eterna nei cieli. Questo sta diventando realtà per Sofia e per tutti i giovani defunti che festeggiavano con lei. Loro ci sono vicini, in modo talmente divino, che solo il silenzio ce lo farà toccare con mano». Tutto, ha concluso, «verrà a compimento un giorno per ognuna e ognuno di noi, nei cieli. Non c’è miglior modo di prepararsi se non vivendo tutti insieme fino infondo, anche nelle lacrime, lacrime benedette: il nostro grande sì alla vita».
A parlare della giovane di Castel San Pietro, anche il vescovo emerito don Piergiacomo Grampa, che l’ha definita una rosa, come quelle strette in mano dai suoi cari. «Mi sono chiesto qual è il dono che Sofia ci lascia. Voglio dirvelo con una frase suggestiva di Gandhi: “Mi piace il Vangelo di Cristo come la rosa; la rosa non ha linguaggio ma ha profumo, e anche un cieco che le passa accanto avverte la sua presenza”. Sofia la tua vita ci ha parlato con il tuo entusiasmo, la tua voglia di vivere, la generosità e solarità: sei la nostra rosa, non hai più il linguaggio ma sei rimasta profumo per noi».
Scandito da canti come l’Halleluja e l’Ave Maria, e dalle preghiere, il funerale si è concluso con il raccoglimento dei presenti nel porgere le condoglianze ai famigliari. Gli amici e i compagni di classe si sono riuniti fuori, in un abbraccio che ha lasciato cadere le lacrime di ognuno con coraggio. Una cerimonia seguita anche da diverse personalità di spicco del mondo politico, e non solo. Tra gli altri, erano presenti anche il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann, i granconsiglieri Fiorenzo Dadò, Giorgio Fonio e Tiziano Galeazzi, la municipale di Lugano Karin Valenzano Rossi, il comandante e il vice della Polizia cittadina Roberto Torrente e Mauro Maggiulli e il comandante dei Civici Pompieri Federico Sala. Nella folla anche il fratello di Silvio Berlusconi, Paolo.
A stringersi nel dolore anche Milano, dove alla stessa ora si sono svolti i funerali di altre due vittime dell’incendio nel bar Le Constellation. Uno nella basilica di Santa Maria delle Grazie e l’altro nella basilica di Sant’Ambrogio. Città, amici e istituzioni hanno potuto partecipare in modo corale all’ultimo saluto. Il sindaco del capoluogo lombardo Giuseppe Sala ha proclamato il lutto cittadino per la giornata di oggi. «Abbiamo sete di verità, l’Italia si costituisca parte civile», ha detto il padre di una delle giovani vittime al termine della cerimonia alla quale ha partecipato il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara e la senatrice Liliana Segre.
«Era felice, l’ultimo saluto è stato un bacio», ha ricordato invece la madre di un altro adolescente al termine delle esequie avvenute a Roma in mattinata nella Basilica dei santi Pietro e Paolo, alle quali hanno partecipato anche il sindaco Roberto Gualtieri. In chiesa anche la sorella del defunto, 15enne scampata al rogo e che quella notte lo ha cercato invano. A Bologna, sempre oggi, nella cattedrale di San Pietro, la cerimonia per un altro giovane. «Portavi la luce in ogni persona», hanno detto i suoi compagni di scuola. Qui tra i presenti vi erano il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale e il sindaco di Bologna Matteo Lepore. Domani a Genova la cerimonia per l’ultima vittima italiana.