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Adria Costruzioni, sotto la lente quella fattura sospetta

Maxiprocesso, approfondita l'operazione immobiliare di Pregassona, per la quale sono stati attinti soldi da un contratto d'appalto precedente

Una veduta del cantiere di costruzioni Adria Costruzioni attivato a Novazzano
(Ti-Press/Archivio)
12 giugno 2024
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«Non spettava a me controllare se quei 300’000 franchi fossero stati attinti dal contratto di appalto per l’operazione immobiliare di Paradiso (Residenza Futura, ndr.) e utilizzati per un’altra operazione a Pregassona. La verifica non era di mia competenza». Parole di Yves Wellauer, ex direttore della filiale ticinese di banca Wir, accusato di truffa per mestiere, nell'ambito del maxiprocesso sul caso Adria Costruzioni, in risposta alla domanda che gli ha posto oggi il presidente della Corte delle Assise Criminali di Lugano Marco Villa. Tale modalità, quella di «poter fatturare importi di lavori descritti nel contratto d’appalto e di poterli utilizzare anche per prestarli agli azionisti o per fare nuovi investimenti», ha dichiarato Filippo Cambria, ex direttore operativo di Adria Costruzioni, era la prassi ed era nota alla banca. Tale consuetudine gli è stata illustrata da due correntisti di banca Wir, con i quali l’impresa aveva cominciato a lavorare in Svizzera nel 2012, che facevano allo stesso modo per le loro operazioni immobiliari.

Il credito di 8,4 milioni di franchi

Queste dichiarazioni sono legate alla vicenda relativa all’operazione immobiliare della particella 1125 di Pregassona, per la quale banca Wir ha liberato un credito di costruzione di 8,4 milioni di franchi, e sulla quale si è concentrato il giudice Villa, che conduce il dibattimento. Stando all’accusa, sarebbe stato simulato, anche su indicazione dell’imputato 55enne e del 37enne, l’apporto di 300’000 come mezzi propri, soldi in realtà distratti dal conto costruzione dell’operazione immobiliare relativa alle particelle 51 e 52 di Paradiso, della quale abbiamo riferito nel precedente articolo. Poi, alla liberazione del credito di 8,4 milioni, sarebbero stati “impiegati 6,44 milioni, dei quali, al massimo 6,218 milioni per l’operazione immobiliare, mentre la rimanenza per altri scopi estranei all’edificazione e in particolare 50’000 franchi quali mezzi propri per l’ipoteca relativa alla particella 1526 di Rivera”, si legge nell’atto d’accusa, secondo il quale, sarebbe stato “cagionato un danno complessivo di poco meno di 543’000” a banca Wir e l’iscrizione di ipoteche legali per poco meno di 876’000 franchi.

‘La modalità era nota alla banca’

I vari imputati hanno risposto a numerose domande poste dal presidente della Corte. Domande mirate a verificare se l’ex direttore della filiale avesse ingannato gli organi e i funzionari banca Wir della sede centrale di Basilea, affermando cose false, dissimulando cosi vere, oppure confermando subdolamente l’errore. Questi comportamenti di Wellauer in correità con gli altri imputati, sempre stando all’accusa, avrebbero indotto a compromettere il patrimonio dell’istituto di credito. L’ex responsabile di filiale ha ribadito la propria posizione che era quella, in sostanza di fungere da tramite tra i richiedenti e la sede centrale di Wir, dove venivano decise le concessioni dei crediti. Dal canto suo, l’ex direttore operativo di Adria Costruzioni si è difeso sostenendo che «la banca ha comunque deliberato tutti i crediti e ha accettato che si facesse ricorso a prestiti provenienti dalle nostre società o da altre per rimetterli nelle operazioni immobiliari». Mariellla Orelli, rappresentante legale di banca Wir, che nel procedimento si pone come accusatrice privata, ha chiesto spiegazioni in merito a quella fattura di 300'000 franchi contente informazioni fasulle. Wellauer ha ribadito di aver soltanto inviato la fattura a Basilea e che non aveva il ruolo di segnalare che vi potessero essere dubbi.

Soldi in cambio di agevolazioni?

Invece, in merito all’accusa di concorrenza sleale, rimproverata unicamente all’ex direttore della filiale Wir, che avrebbe incassato soldi in cambio di agevolazioni nella procedura di concessione dei crediti, quest’ultimo ha confermato di aver ricevuto dei bonifici ma non per i motivi descritti dall’accusa. Gli ha fatto eco Filippo Cambria dichiarando di sapere «benissimo di non aver alcuna possibilità di influenzare la concessione dei crediti. L’ex direttore di Adria ha aggiunto che «era prassi diffusa il versamento di denaro a favore di persone che ci presentavano clienti, con i quali, poi concludevamo le operazioni immobiliari. Ce l’avevamo indicato due correntisti di banca Wir (i loro nomi sono stati evocati a più riprese durante il dibattimento, ndr.), con i quali abbiamo cominciato l’attività, appena giunti in Svizzera».

Rispetto a quanto apparso nel precedente articolo, ci preme precisare che mister X non è il 37enne imputato ma un’altra persona, il cui nome è stato ripetutamente citato, in particolare per aver spiegato all’ex direttore operativo di Adria la modalità di elargire commissioni.

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