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Censi: Chiesa? ‘Mette un po’ in imbarazzo noi leghisti'

Il deputato in Gran Consiglio è nella lista unica Lega-Udc per il Municipio di Lugano ed esprime il proprio disagio per la candidatura del neosenatore

In sintesi:
  • La presenza del politico democentrista toglie fiato e speranze agli altri concorrenti
  • L'effetto? Rischia di annullare la competizione interna e blinda l'esito delle Comunali
Andrea Censi, uno dei sette candidati per il Municipio nella lista unica Lega-Udc
(Ti-Press)
2 febbraio 2024
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Legittima, forse inopportuna, comunque discutibile. Suscita qualche mal di pancia la presenza di Marco Chiesa nella lista unica Lega-Udc per il Municipio di Lugano alle prossime elezioni comunali. Non genera solo critiche ‘esterne’, come quella dell’ex sindaco Giorgio Giudici, che ha deplorato la scelta del neoeletto ‘senatore’ a Berna. La sua candidatura mette a disagio anche uno dei componenti di squadra, ossia il deputato in Gran Consiglio Andrea Censi, che considera condivisibili alcuni aspetti sollevati da Giudici rispetto all’opportunità di presentarsi alle Comunali: «Per Chiesa, non sarà semplice conciliare l’attività e i suoi compiti al Consiglio degli Stati, dove è stato pure nominato alla presidenza della Commissione della politica estera e membro della Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia, con il ruolo di sindaco a Lugano, se dovesse battere Michele Foletti».

‘Doppia carica? È una questione di tempo’

Quindi il problema, dal suo punto di vista, sarebbe legato all’accumulo di cariche? «Le rispondo forse più da critico osservatore politico che non da candidato. Non ne faccio una questione morale di ‘doppia carica’: secondo me, il tema è il tempo a disposizione per la politica – risponde Censi –. Per esperienza personale, conciliare lavoro e Gran Consiglio è già complicato. Se non si vuol diventare politici professionisti, l’accumulo di cariche è pressoché impossibile». Anche Lorenzo Quadri è municipale a Lugano e contemporaneamente deputato al Consiglio nazionale... «Sì, però, è maggiore l’impegno richiesto per il Consiglio degli Stati, che conta 46 membri, rispetto a quello per la ‘Camera bassa’, dove siedono duecento deputati. Quella di Chiesa è una grande sfida: magari come municipale di Lugano riuscirebbe a far quadrare gli incarichi, ma difficilmente potrebbe abbinare alla funzione di sindaco che a Lugano impegna al 100%, quella di consigliere agli Stati».

‘La sua presenza blinda l’esito elettorale’

Quali sono gli altri grattacapi che pone la candidatura di Chiesa? «La sua candidatura, di fatto, rende blindato l’esito delle elezioni e i posti in municipio, estromettendo l’uscente del suo stesso partito (Tiziano Galeazzi, ndr). Questa dinamica non per forza gioverà al risultato della lista, ma non ci potrà essere una controprova». In che senso? «Mi spiego: avere certi i risultati del podio, ovvero dei tre candidati che faranno più voti e che presumibilmente occuperanno i tre seggi in Municipio, annullerebbe la competizione interna. Il fatto di non avere quella sana concorrenza fra candidati, così come ci insegnano tutte le tornate elettorali, crea meno interesse fra gli elettori, il che si tramuta in una mobilitazione minore dei votanti. Rispettivamente, riduce in modo significativo il potenziale elettorale dei candidati dati per “esclusi”, soprattutto nel voto di panachage: perché un elettore Plr o del Centro (ex Ppd) dovrebbe sporcare la scheda per dare un voto a Censi o Sanvido se non hanno opportunità di essere eletti? Quei voti di panachage che insieme ai voti di scheda fanno i voti di lista e determinano il risultato finale. In ogni caso, forse ci sarà una maggiore competizione rispetto alle altre liste ma esclude quella interna».

‘Non ci sarà quella competizione sana’

Cosa intende per concorrenza interna? «Tutti corriamo per il bene della lista, la competizione sana tra noi 4 (esclusi Foletti e Quadri che giocano su un altro pianeta) di cui parlo, sarebbe stata quella che avrebbe potuto mettere i candidati sullo stesso piano. Siamo tutti deputati in Gran Consiglio e nei risultati ci siamo distanziati di poche centinaia di voti, di conseguenza tutti avremmo potuto ambire al terzo piazzamento. Con Chiesa plebiscitato alle recenti Federali, né io né gli altri candidati della lista riceveremo quei voti che forse avremmo potuto ottenere dai nostri sostenitori, visto che oggettivamente abbiamo poche possibilità di essere eletti in Municipio. Per far sì che la candidatura di Chiesa sia positiva in termini di voti, il numero di preferenziali che dovrà raccogliere dovrà essere maggiore del numero cumulativo di voti che i “candidati esclusi” perderanno con la sua discesa in campo».

‘Obbligato a scegliere, voterò Foletti’

Domanda secca, voterà Marco Chiesa o Michele Foletti? «Il mio sindaco è Michele, via il rapporto di amicizia che ci lega, merita il sostegno di tutti i luganesi. Ha preso le redini della Città in un momento delicato, dopo la scomparsa dell’uomo forse più amato del Ticino, accettando un’eredità difficilissima. Michele ha un profilo agli antipodi rispetto a quello di Marco (Borradori, ndr), non ha mai amato la sovraesposizione mediatica, è sempre stato dietro le quinte, prediligendo la concretezza anche quando scomoda e poco popolare. Come capo Dicastero finanze credo gli sia riconosciuto da tutti gli schieramenti politici la sua qualità politica e gestionale. Ora da sindaco, ha saputo onorare Marco, svolgendo anche quei compiti istituzionali prima a lui poco affini e nel contempo indirizzando Lugano verso il futuro con visione a medio e lungo termine per riportare la nostra Città ad avere quel ruolo centrale che le spetta, guardando anche oltre i confini nazionali».

‘Se fosse arrivato più tardi...’

Censi è comunque felice che «un personaggio del calibro di Marco Chiesa, che ha un background importante e si è distinto a livello federale, sia interessato a lavorare per Lugano. Se la sua candidatura fosse arrivata fra qualche anno, alla conclusione della legislatura a Berna, la decisione sarebbe stata molto più facile. È chiaro che oggi il suo nome nella lista crea un certo imbarazzo perché ci mette nella condizione di dover scegliere tra lui e Michele Foletti». La presenza di Chiesa, però, rende più forte la lista Lega-Udc. O mi sbaglio? «La sua candidatura può essere interpretata come un potenziamento della lista, ma non ci sarà mai una controprova: sulla carta è la più forte tra quelle che si presentano a Lugano – risponde Censi –. Abbiamo: un sindaco uscente, un municipale e consigliere nazionale, un municipale e gran consigliere, un consigliere agli Stati, tre parlamentari cantonali di cui due anche consiglieri comunali, insomma, abbiamo più cariche che candidati... (ride, ndr)».

Ma Chiesa suscita qualche malumore? «Beh, sì, perché mette fuori dai giochi, sulla carta, il municipale Udc uscente Tiziano Galeazzi e mette un po’ in imbarazzo noi leghisti, ma ora è il tempo di concentrarci sui temi della Città e lavorare di squadra per convincere i luganesi che siamo la scelta migliore per riportare Lugano a essere il traino del cantone e non solo. La sfida sarà, in una campagna elettorale, alimentata da slogan e promesse, far emergere quanto di buono abbiamo fatto e stiamo facendo. Dobbiamo riuscire a trasmettere il nostro sogno di Lugano e fare sognare con noi i luganesi».

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