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Rifugi e opere storiche da valorizzare a Lugano

La consigliera comunale Sara Beretta Piccoli chiede alla Città misure per attribuire importanza a manufatti della Seconda guerra mondiale

In immagine, il dispositivo di sollevamento del portone: l’argano (a sinistra) e le carrucole (a destra)
(’Monumento militare nel Cantone Ticino)
30 novembre 2023
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“Tesori nascosti nelle viscere di Lugano”: è questo il titolo dell’interpellanza presentata dalla consigliera comunale Sara Beretta Piccoli (Verdi liberali - Indipendente) al Municipio cittadino. L’atto parlamentare prende spunto dalla recente trasmissione televisiva della Rsi intitolata “La storia infinita”, nella quale, tra l’altro, vengono evocati i preziosi tesori custoditi nelle viscere della terra ticinese ed è stato mostrato “uno dei rifugi anti-aerei di Lugano, risalente alla seconda Guerra mondiale, situato in via Zurigo”. Ma, prosegue la consigliera comunale, “vi sono altri rifugi di questo tipo (una decina) in città, in diversi quartieri, a quanto pare abbandonati a sé stessi”.

Quanti e dove sono

Ebbene, nell’interpellanza Beretta Piccoli formula al Municipio di Lugano una serie di domande. Vuole sapere quanti sono i rifugi antiaerei nella zona di Lugano, tra le opere di combattimento e di condotta; dove si trovano, chi li gestisce, ne garantisce la sicurezza e li controlla. Chiede inoltre se non si è mai pensato di farne una zona museale storica o un percorso storico-culturale e turistico e in quale modo si potrebbero valorizzare. La consigliera comunale suggerisce pure di sistemarne alcuni per renderli accessibili alle scolaresche nell’intento di fare istruzione per quanto attiene la storia sulla seconda guerra mondiale. Secondo Beretta Piccoli, la valorizzazione potrebbe creare valore aggiunto alla città: Come? Realizzando un itinerario museale o integrando il significativo manufatto sulla strada di Gandria con il Museo doganale svizzero a Cantine di Gandria.

Il recupero offre vantaggi interessanti

La consigliera comunale elenca una serie di vantaggi della valorizzazione dei monumenti storici, a cominciare dalla preservazione del patrimonio culturale, fino al rafforzamento del senso di appartenenza e dell’orgoglio della propria storia e tradizione, passando attraverso l’interesse turistico e alla risorsa educativa. Insomma, attribuire importanza a questi luoghi, secondo Beretta Piccoli, avrebbe benefici che vanno oltre il ‘semplice’ aspetto estetico, storico e ambientale. La consigliera comunale richiama inoltre le parole scritte dall’ex consigliere federale Kaspar Villiger nel documento risalente a un paio di decenni or sono, intitolato Monumenti militari nel Cantone Ticino–Inventario delle opere di combattimento e di condotta: “Con l’avvento del nuovo esercito molte opere militari sono cadute in disuso. Esse continuano pero a testimoniare la volontà di difesa del nostro Paese in momenti decisivi della sua storia. Nel corso degli anni molte di esse sono divenute, come i castelli medievali, parte integrante del paesaggio. Ciò costituisce un motivo sufficiente per conservare e trasmettere alla posterità un numero di opere scelte, tributando così il giusto rispetto a coloro che le hanno costruite in situazioni di grave minaccia e con grandi sacrifici. Tali monumenti ci ricordano quanto i nostri avi hanno compiuto al fine di assicurare l’esistenza del nostro Paese e nel contempo esortano le generazioni future ad adempiere ai loro compiti per l’avvenire della Svizzera”.

La città era nel mirino dell’Italia nel 1940

Nello stesso documento, l’ex consigliere di Stato Marco Borradori scriveva tra l’altro che “il prossimo passo sarà quello di valutare, di comune accordo con il Dipartimento federale militare, in quali casi potranno essere messe in opera ragionevoli misure di conservazione e valorizzazione di questo patrimonio: solamente in questo modo potranno essere convenientemente tutelati, a futura memoria, manufatti costati grandi fatiche e ingenti somme e che per più di un secolo hanno contribuito ad assicurare alla Svizzera pace e benessere”. A proposito dello sbarramento di Gandria, Beretta Piccoli cita il medesimo documento che spiega la sua funzione: “L’opera principale sotto roccia e altri 4 opere avevano per funzione di sbarrare la nuova strada Lugano-Porlezza, assicurando la città di Lugano contro un colpo di mano. Lugano era un obiettivo d’attacco previsto dall’Italia nel 1940. Lo sbarramento fu costruito per la maggior parte nel periodo 1934-1944 da ditte private su progetto dell’ufficio delle fortificazioni del San Gottardo. La posizione comporta un’opera tipologicamente unica sotto la forma di un portone a caduta di 30 tonnellate costruito all’interno di una galleria stradale. Questa moderna interpretazione della saracinesca medievale aveva funzione di bloccare la strada ai carri armati. Lo sbarramento di Gandria è un esempio particolarmente interessante sotto l’aspetto tecnico e tipologico di una fortificazione di frontiera. È stato dunque valutato di interesse nazionale nell’ambito dell’inventario”.

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