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laR
 
28.11.2022 - 05:30

Lugano, la casa da gioco compie vent’anni e fa tornare i conti

Limitato l’impatto della concorrenza campionese, il casinò affronta la questione energetica e invia la richiesta di rinnovo della concessione federale

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L’amministratore delegato Paolo Sanvido e il presidente del Cda Emanuele Stauffer

La situazione economica è ribaltata, rispetto al 2021, quando era stato registrato un deficit d’esercizio di 7,2 milioni di franchi (anche e a causa dell’impatto della pandemia, con circa due milioni di perdita del ‘terrestre’, ossia il classico, e meno cinque milioni per il segmento online). La chiusura d’esercizio tornerà positiva nel 2022, l’anno in cui il casinò di Lugano spegne venti candeline. Il compleanno è domani, martedì 29 novembre. Il prodotto interno lordo dell’anno in corso dovrebbe situarsi fra i 37 e i 40 milioni di franchi, ma non verranno distribuiti dividendi. La Casinò Lugano Sa sta pure pensando a investimenti per ridurre i consumi e l’impatto ambientale dell’approvvigionamento energetico. Ne abbiamo discusso con l’amministratore delegato Paolo Sanvido e il presidente del Consiglio di amministrazione Emanuele Stauffer.

Come verrà celebrato il compleanno?

Sanvido: Vogliamo festeggiare i nostri impiegati invece della politica. Se siamo riusciti ad arrivare fin qui, l’abbiamo fatto anche grazie ai dipendenti. Proporremo una serata ai nostri clienti, per ringraziarli di averci scelto in questi primi 20 anni. Ma sicuramente attendiamo il rinnovo della licenza, per i grandi festeggiamenti.

Il timore, quest’anno, era legato al possibile impatto sulla casa da gioco luganese della riapertura, nel gennaio scorso, del Casinò di Campione. Come sta andando a livello di incassi e di visitatori?

Sanvido: Nel periodo post-pandemico sono cambiate la fruizione e le abitudini dei clienti. Rispetto a qualche anno fa, quando c’erano giocatori in tutto l’arco della giornata, ci siamo trasformati in un casinò frequentato soprattutto nel fine settimana. Questo ha avuto un impatto sull’andamento della casa da gioco. L’apertura della casa da gioco campionese si è fatta sentire, perché, stando ai primi dati che hanno pubblicato, stanno girando sui 40 milioni di prodotto interno lordo. Quest’anno, con la parte ‘terrestre’ del casinò (senza la parte online), abbiamo ripreso comunque una buona attività. Chiudiamo di sicuro in cifre nere e dovremmo attestarci su un prodotto interno lordo, fra i 37 e i 40 milioni di franchi, che si avvicina agli anni ‘pre-pandemici’, quando il casinò dell’enclave era aperto. Anche a livello di visitatori, siamo tornati ai numeri pre-pandemia, con la casa da gioco di Campione aperta.

Il segmento legato al gioco online, avviato un anno e mezzo fa, come procede? È prevista la distribuzione di dividendi?

Sanvido: La parte online è un progetto start up. In un mercato di competizione molto intensa, richiede ancora un periodo di finanziamento, che dovrebbe concludersi nel 2024. Vuol dire che sull’online, registriamo perdite, ma sono da considerarsi un investimento da inserire nei costi di gestione corrente. È però un’attività che sta rispettando il business plan, dunque siamo molto soddisfatti. L’online, considerato senza la parte di casinò terrestre (o classico), è interessante ma non ancora sufficiente, dal punto di vista della redditività.

Stauffer: Bisogna dire che la normalità è sempre stata con il casinò di Campione aperto, la cui chiusura ha invece rappresentato una situazione anomala. Il casinò ‘classico’ dà risultati buoni rispetto al volume registrato qualche anno fa. Abbiamo sempre tenuto in considerazione che un giorno Campione avrebbe riaperto. Ciò ci ha permesso di reagire velocemente e di generare cifre comunque superiori al punto più basso che abbiamo toccato, sui 30 milioni. Il risultato complessivo della società è negativo, ma comprende i due risultati aggregati (terrestre e online). L’azionista principale (la Città di Lugano) è perfettamente informato, cioè sa che stiamo facendo uno sforzo rilevante, che, in realtà, è un investimento per il futuro. Non prevediamo dividendi a favore degli azionisti. Si spera che la rinuncia (al dividendo) sia momentanea.

Quando è stata inoltrata a Berna la richiesta di rinnovo della concessione federale e che impegno ha comportato?

Sanvido: Abbiamo consegnato a fine ottobre la domanda di concessione, compresa l’estensione dell’online. La buona notizia è che non ci sono altre candidature per queste due licenze. Nel progetto di rinnovo della concessione, il legislatore ha chiesto a tutti un progetto nuovo e abbiamo dovuto ricostruire tutto partendo da zero, investimenti compresi. La tempistica prevede – entro giugno 2023 – il rapporto interno della Commissione federale al Consiglio federale, che si esprimerà in ottobre nella sessione autunnale e sancirà ufficialmente chi avrà le licenze dal 1º gennaio 2025.

Stauffer: Occorre sottolineare che non c’è nessun diritto acquisito, parliamo di una nuova concessione, che ha comportato una riflessione a 360 gradi sul futuro del Casinò, un lavoro gigantesco che ci ha consentito di rivedere tutto. Il fatto di non avere concorrenti, perché la Commissione federale prevede tre case da gioco in Ticino, e non ci sono altre candidature, ci dà fiducia, ma la concessione non è scontata.

Riguardo ai rischi del gioco patologico, ci sono novità?

Sanvido: Abbiamo fatto allestire uno studio indipendente sul gioco patologico con i massimi esperti nazionali e internazionali. Su questo aspetto, anche perché siamo un casinò pubblico (il 70% della quota azionaria è della Città di Lugano), abbiamo una linea molto rigorosa sui comportamenti. Per il gioco patologico noi, da un anno, siamo coordinatori di un gruppo cantonale composto da Casinò Lugano, Caritas, l’Ufficio socialità della Città, l’Irga (Istituto di Ricerca sul Gioco d’Azzardo), il Gruppo azzardo Ticino e il Servizio autorizzazioni, commercio e giochi della Polizia cantonale. Abbiamo iniziato un percorso insieme. Ora ci si incontra e si capisce meglio come affrontare i problemi. Come ‘sentinelle sul territorio’ non registriamo guai, il problema è casomai il gioco in ‘nero’. L’esperienza passata ci aiuta e aiuta anche il territorio.

Stauffer: Sul gioco patologico, vorrei rimarcare che abbiamo sempre avuto una politica particolarmente restrittiva perché ci consideriamo una società para-pubblica. Il rapporto commissionato dimostra che le nostre politiche e le nostre misure sono più che adeguate: non abbiamo mai avuto un problema di gioco patologico, dopo il caso del 2013, che comunque, tengo sempre a sottolineare, è molto datato e fa parte della gestione precedente. Un altro aspetto importante riguarda l’online che è un ‘mestiere’ nuovo, con altri meccanismi. Mentre nel casinò fisico, il cliente si conosce, nell’online, per definizione, non lo conosci. Eppure, le misure di controllo e di prevenzione per il gioco patologico ci devono essere, però sono di tutt’altro tipo. Quindi, implementarle è difficile senza esperienza. A differenza di altri casinò svizzeri, forse perché abbiamo beneficiato dell’esperienza di qualche mese in più rispetto agli altri, noi non abbiamo avuto neanche un incidente di percorso sul gioco patologico nell’online e questo non è poco. Vuol dire che sappiamo gestire la problematica.

Quali saranno gli investimenti futuri?

Sanvido: Continueremo sulla strada della trasformazione Green, che già ci caratterizza. Stiamo affinando, assieme alle Ail Sa, un progetto che prevede la posa di pannelli solari. Contiamo, assieme ai gerenti, di rivedere tutta la parte dell’offerta di bar e ristorazione nella parte fronte lago, occupata da Seven Group. Ci saranno grossi cambiamenti che richiederanno qualche mese di chiusura perché verremo coinvolti insieme al partner. Sono previsti interventi anche nella sala eventi. Sono tutti aspetti sui quali stiamo lavorando per migliorare l’offerta della Città, a livello di accoglienza turistico-congressuale. Poi, chiaramente, anche investimenti nel nostro core business, con giochi nuovi, tecnologia innovativa, con consumi sempre più bassi. Per ora non sono in programma rinnovamenti importanti perché quelli effettuati nel 2018 e nel 2014 sono ancora solidi e funzionano.

A proposito di energia, come vi state muovendo?

Sanvido: Il problema, per noi, è che non possiamo spegnere. Per poter spegnere e riaccendere, dobbiamo avere il permesso da Berna. A livello energetico, c’è un impatto. Abbiamo già affrontato il tema, ma ora ancora di più, perché siamo un grosso consumatore. Quindi stiamo valutando tutto ciò che si può fare per diminuire i consumi, come i pannelli solari, termopompe, isolazioni e l’impiantistica nuova. L’altro grosso investimento è legato al capitale umano. Come azienda di accoglienza, prestiamo particolare attenzione alla formazione, ai dettagli, al servizio e al benessere dei nostri clienti e dei nostri collaboratori. Siamo una struttura che apre a mezzogiorno e chiude alle cinque di mattina ed è aperta 365 giorni all’anno. Sono tantissime ore, dunque non è facile, a volte è logorante, ti rivoluziona la vita. Con orgoglio, però, possiamo celebrare, tra i dipendenti, tantissimi "ventenni" (il 10% su circa 200 totali) e alcuni che, con noi, festeggiano 20 anni di servizio all’interno della casa da gioco, visto che c’erano all’inaugurazione del 29 novembre 2002.

I risultati di 15 anni fa, oltre i 100 milioni, non sono più proponibili nemmeno con la crescita dell’online?

Sanvido: Non credo, è cambiato il mondo. A cominciare dal cambio di valuta tra franco ed euro che ora è in parità mentre allora un franco valeva 1,60-1,70 euro. Negli ultimi 15 anni, è comunque diminuita la capacità di spesa delle persone. È cambiato, di conseguenza, l’approccio della clientela, oltre la metà della quale (circa il 60%) proviene dall’Italia.

Stauffer: In questi anni, c’è stato un forte travaso verso il gioco online. Ma non dimentichiamo che la nostra proposta di giochi online è limitata perché è rivolta solo al mercato svizzero. Quindi, lato nostro, quel trasferimento di clientela, dal terrestre, non è possibile. Di conseguenza, le cifre che faceva il Casinò 15 anni fa rappresentano il passato, seguite da una lenta e progressiva riduzione verso il basso, con un assestamento verso il 2015-2016.

Quali sono i momenti salienti della storia ventennale del casinò di Lugano?

Sanvido: Direi il passaggio dall’influenza della politica all’indipendenza del Consiglio di amministrazione e della gestione aziendale.

Stauffer: Dal giugno 2013 nel Cda non ci sono più rappresentanti del Municipio di Lugano né del Consiglio comunale. Questo ha rappresentato un cambiamento a livello di impostazione. Allora, i membri in attività del Municipio decisero di dimettersi e di lasciare a indipendenti, a persone non attive in politica a Lugano (anche se, in qualche modo, il manuale Cencelli è ancora in uso). Questo è stato un segnale forte.

Sanvido: Un altro momento significativo è stato quando la Casinò Austria è entrata nell’azionariato ed è diventata partner della casa da gioco. Il direttore Hubertus Thonhauser è stato l’amministratore delegato più ‘longevo’, dal 2009 al 2014. Da segnalare anche la decisione del Cda di indire il concorso pubblico, anche senza essere obbligati, per individuare un partner professionale serio per gestire la parte di ristorazione e discoteca che non rientra nel nostro business.

Stauffer: La decisione rientra nella rivendicazione del 2013 di avere autonomia gestionale e quindi l’indipendenza, perché siamo un’azienda para-pubblica ma pur sempre una Sa, per cui a dirigere ci dev’essere il Consiglio d’amministrazione e la direzione. La politica ha compreso questa scelta e l’ha rispettata. Una scelta che si è riverberata nella prima decisione di affidare la gestione di tutta la parte lago a una società non luganese, un partner che si è distinto rispetto a tutti gli altri concorrenti perché più affidabile e solido. Oggi non ci pentiamo di questa scelta.

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