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23.11.2022 - 17:52
Aggiornamento: 18:17

Cocaina, 23 anni di prigione per un traffico di 37,5 chili

A processo, contestate le richieste di pena nei confronti di un tedesco 34enne e di un turco 62enne, accusati del trasporto di droga dall’Olanda a Milano

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Ti-Prss/Archivio
I due imputati sono stati fermati a Chiasso il 17 febbraio scorso: trasportavano un panetto di droga di poco meno di mezzo chilo

Due uomini in ristrettezze economiche, in una dozzina di viaggi, dall’Olanda alla periferia di Milano, avrebbero trasportato almeno 37,5 chili di cocaina e riciclato cinque milioni di euro, soldi provenienti dalla vendita di sostanza stupefacente. Secondo l’accusa, i due facevano parte di una banda e agivano per conto di un’organizzazione criminale. I due uomini sono un 34enne tedesco e un 62enne turco di origine armena, comparsi oggi quali imputati di fronte alla Corte delle Assise Criminali, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta (composta dai giudici a latere Renata Loss Campana e Fabrizio Filippo Monaci). Entrambi sono residenti in Germania. Lavoravano come camionisti e sono stati fermati il 17 febbraio scorso a Chiasso dalle guardie di confine che, nel vano porta-bobine del mezzo pesante, hanno scovato un panetto di cocaina di 470 grammi, oltre 1’100 euro (più duecento falsi) e 630 franchi.

‘Espulsi dalla Svizzera per 10 anni’

La procuratrice pubblica Margherita Lanzillo, al termine della requisitoria, ha chiesto 12 anni di reclusione nei confronti dell’imputato più anziano, 11 per il tedesco e, nei confronti di entrambi, l’espulsione dalla Svizzera per dieci anni. Le tesi formulate dall’accusa sono però state contestate dagli avvocati Melissa Bernasconi (legale del 34enne) e Luca R. Bernasconi (difensore del 62enne). Al giudice gli imputati hanno raccontato di essere amici, attivi nella stessa ditta di trasporto e che talvolta hanno effettuato viaggi a vuoto senza merce, considerati strani ma non inusuali. Entrambi contestano le imputazioni contenute nell’atto d’accusa che stima un traffico di droga di almeno 37,5 chilogrammi e un riciclaggio di denaro di cinque milioni di euro. Una stima basata sul denaro sequestrato nel giorno del fermo. Dalle indagini e dalle immagini tratte da un telefono del camion, l’accusa sostiene che i due avrebbero agito in qualità di correi. Il 62enne sostiene di non sapere cosa stava trasportando e di non aver nemmeno guardato il cellulare dal quale avrebbero ricevuto indicazioni. Anche il 34enne contesta le accuse e non ricorda di aver effettuato gli 11 viaggi che gli prospetta la procuratrice. Entrambi, in aula hanno fornito dichiarazioni in contraddizione con le versioni raccontate durante l’inchiesta e negli interrogatori. In mattinata, ha alzato più volte i sopraccigli il giudice Pagnamenta, avvertendo gli imputati dell’incoerenza di quanto stavano raccontando rispetto alle parole dette da loro negli interrogatori e che questo atteggiamento processuale non avrebbero giovato.

Indagini scattate dopo il fermo

L’inchiesta penale è scattata dopo un controllo casuale in dogana a Chiasso su un camion con rimorchio, ha spiegato la procuratrice pubblica nella requisitoria. Il sospetto era vi fosse un vasto traffico di droga, come successivamente è stato accertato dalle indagini, che hanno pure confermato, che quello del 17 febbraio fosse soltanto l’ultimo viaggio dei due uomini. Lanzillo ha spiegato che il quantitativo di 37,5 chili di stupefacente è stato ricostruito in base alla droga sequestrata a Chiasso e al prezzo di mercato della cocaina in Olanda, ossia 30’000 euro al chilo. Il comportamento degli imputati è stato simile nell’inchiesta e in aula penale, probabilmente dettato dalla paura. Sapevano entrambi di avere a che fare con una grossa organizzazione composta da persone che avrebbero potuto fare del male a loro e alle loro famiglie. Il 34enne dopo l’arresto ha detto di sapere i nomi degli uomini per i quali operava ma non ha voluto nominarli. Agli occhi dell’accusa, entrambi non sono stati collaborativi. A più riprese, gli imputati hanno invocato la perdita di memoria, per giustificare le versioni contraddittorie fornite negli interrogatori e in aula. Lanzillo ha pure sottolineato come entrambi gli imputati abbiano dichiarato di aver avuto il sentore che stavano facendo qualcosa d’illegale, ma non si sono fatti troppi problemi. Forse mossi anche da timori di ritorsioni, i due uomini hanno accettato di far parte di un traffico internazionale di cocaina. La procuratrice non ha dubbi, sono troppi gli indizi e le prove emerse dalle indagini: è chiara l’illiceità dei viaggi effettuati in meno di due mesi (dal 20 dicembre 2021 al 17 febbraio del 2022) e il coinvolgimento degli imputati, che «sono l’ultima ruota del carro ma il loro contributo all’organizzazione criminale è stato significativo».

Gli avvocati chiedono pene più miti

Luca R. Bernasconi, avvocato del 62enne, ha dapprima evidenziato che il suo assistito è una persona semplice e modesta e ha sempre collaborato con le autorità, consentendo la ricostruzione dei fatti. È l’imputato più giovane a introdurre dall’intermediario il turco, che è incensurato e, secondo il legale, non ha agito in tandem col tedesco, ma era il secondo autista. Bernasconi ha sostenuto che dalle indagini emergono solo indizi: il 62enne, non era consapevole, non avrebbe mai trasportato sostanze stupefacenti, voleva solo guadagnare 100-200 euro, per integrare la pensione. Secondo l’avvocato, il suo assistito è stato ingannato dal 34enne. Bernasconi considera la richiesta di pena della pp tremendamente severa, sproporzionata e non in linea con la giurisprudenza. L’avvocato ha pertanto chiesto una condanna più mite, non più elevata di quattro anni di prigione.

Melissa Bernasconi, legale del 34enne, ha rilevato che il suo assistito, fin dal primo interrogatorio, abbia ammesso spontaneamente di trasportare denaro. L’avvocata ha sostenuto che i fatti debbano essere circoscritti al giorno del fermo di Chiasso e ha contestato, che negli altri viaggi vi fosse droga nel camion. I due reati prospettati al 34enne sono da ridimensionare. Secondo l’avvocata, sono mere ipotesi di reato dell’accusa, sia la quantificazione del traffico di 37,5 chili di droga, sia la stima relativa al riciclaggio di denaro di 5 milioni di euro. Non ci sono le prove per dimostrare che il 34enne, incensurato, fosse membro di una banda, che sapesse o potesse immaginare di trasportare droga. L’avvocata ha quindi chiesto, per il suo assistito, il proscioglimento dall’infrazione aggravata della Legge federale sugli stupefacenti e una pena ridotta massicciamente, rispetto a quella richiesta dall’accusa.

L’ultima parola degli imputati. Il 34enne ha detto di essere stato costretto a fare i viaggi e ha chiesto alla corte un’altra possibilità, il 62enne, ha detto di vergognarsi e si è scusato, però ha ribadito di essere innocente.

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Coca e un milione di euro: colpaccio dei doganieri a Chiasso

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