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08.09.2022 - 08:30
Aggiornamento: 16:26

Un quartiere senza... sbocco (o quasi) tra Savosa e Porza

Previsto sul primo comune, ma avversato dal secondo per una questione di traffico di attraversamento ‘indotto’

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Ti-Press/Crinari
L’ex Laboratorio

Si trascina ormai da anni senza esito una operazione edilizia prevista (dai promotori) nella pregiata zona di Rovello, Savosa, ma avversata, oltre che dai confinanti, dal Comune di Porza. La singolare situazione, attualmente ancora al vaglio del Consiglio di Stato, riguarda il fondo dove operava il ben conosciuto Laboratorio bioanalitico, che svolgeva analisi di diverso genere, situato in via Vira 1, in pratica nelle adiacenze del Parco Vira, dopo il campo da calcio per chi conosce la zona. Un’area di una certa valenza anche naturalistica, presso il Colle San Maurizio: il Laboratorio bioanalitico Sa, che era presieduto dal dottor Damiano Castelli – conosciuto per la sua attività nell’ambito della Croce Rossa svizzera – nel 2011 cambiò nome in Bl service Ag, società peraltro sciolta lo stesso anno. La ditta è dunque chiusa da anni alcuni anni e ora per il fondo in questione – compresi alcuni spazi verdi circostanti – sembrava arrivato il momento dell’edificazione. Ben 18 case erano sulla carta dei progetti di Implenia Sa, chiamate a riempire intensivamente il fondo.

Sul confine delle buone ragioni

Sembrava, perché la domanda di costruzione non è passata come una lettera alla posta. Da parte del Municipio di Savosa non sono sorte particolari obiezioni: il fondo è infatti regolarmente edificabile, e per l’autorità locale la domanda rispettava i diritti dei proprietari. Non così l’hanno pensata alcuni confinanti e soprattutto il Municipio del vicino Comune di Porza, spaventati sia dalla densità della costruzione, sia dal traffico indotto per il cantiere – sono stati stimati mille viaggi di camion – sia dei futuri, eventuali residenti. Fattore quest’ultimo particolarmente temuto dai vicini di Porza: il fondo in questione infatti non dispone di un accesso veicolare diretto al resto della rete stradale di Savosa, ma unicamente a quella dei vicini di Porza, oltretutto attraverso una strada – via Borsari-Wälti – il cui transito è riservato ai ’confinanti autorizzati. Un bel rompicapo insomma, per questa ‘punta’ di Savosa incuneata nel territorio di Porza. Ognuno ha le sue buone ragioni. Da noi interpellato, il Municipio di Savosa fa presente che a Piano regolatore il fondo è edificabile R2 da una trentina d’anni, e quindi anche volendo non avrebbe potuto negare la domanda di costruzione. A finire sotto il tiro dei ricorsi, per una variante di Pr, c’è invece – accanto alla domanda di costruzione delle case – un allargamento della via Vira proprio al confine con Porza. Dove, si capisce, la situazione è percepita diversamente.

Da 18 a 14 case

Il sindaco di Porza, Franco Citterio, così ci spiega questa insolita battaglia che il suo Municipio sta ingaggiando... oltre confine. «Diciamo che abbiamo reagito preoccupati, come Comune ma anche sentendo nostri concittadini che abitano sul confine. Fondamentalmente il progetto nasce sì, sul territorio di Savosa, è un progetto importante, ma l’unica via d’accesso è una strada nostra, molto stretta e costruita per i confinanti, che è già toccata da traffico parassitario, come scorciatoia tra Massagno e Tesserete». C’è stata, chiediamo una trattativa tra Porza e Savosa? «A dire il vero – risponde Citterio – noi abbiamo parlato con i promotori che in un primo tempo sembravano aver recepito i nostri argomenti, ma poi sono rimasti sulle loro posizioni». Il progetto per la verità è stato ridimensionato (da 18 a 14 case) ma non, secondo Citterio in modo significativo. Come uscirne? Volendo evitare le strade di Porza, secondo Franco Citterio un paio di alternative ci sarebbero. «La strada sterrata che corre di fianco al Parco Vira: ci dicono che è pedonale, ma insomma se si vuole costruire... Un’altra possibilità sarebbe quella di salire dalla rotonda dietro all’Ospedale Civico, fino a strada San Maurizio, per poi realizzare un allacciamento a via Vira». Lambendo, come se non bastasse, pure il territorio della Città di Lugano. Un classico esempio di come la frammentazione del territorio in molti Comuni, un fatto storico per la collina luganese, possa creare alcune complicazioni nell’organizzazione del territorio e della viabilità. «Possibilità ci sono, e chiaramente fra comuni si cerca sempre di dialogare, ma in questo caso, diciamo così, noi e Savosa vediamo le cose in modo diverso».

Chiamato a fare da arbitro nella tenzone fra i due comuni (e soprattutto il promotore immobiliare) il Consiglio di Stato.

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