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09.08.2022 - 18:52
Aggiornamento: 19:34

Soprusi, schiaffi e ustioni ai figli per 4 anni, il caso in aula

Genitori alle Correzionali, la pubblica accusa chiede pene parzialmente da espiare. Una perizia ha accertato la loro incapacità genitoriale

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Ti-Press
La procuratrice pubblica Valentina Tuoni

Hanno maltrattato i loro due figli, oggi di 4 e 6 anni, per quattro anni, dal 2017 al 3 settembre 2021, quando ai loro polsi sono scattate le manette e il carcere preventivo per due mesi. Da allora non è più permesso loro di vedere i bambini, collocati in affidamento. Il motivo? Una perizia, ordinata dall’Autorità regione di protezione (Arp), ha stabilito la loro incapacità genitoriale. Il caso è approdato oggi in aula penale davanti alle Assise correzionali di Lugano. Sul banco degli imputati, una coppia di origini egiziane: lui, 65 anni, passaporto svizzero, con una decina di precedenti penali per danneggiamento e furti e lei, 39 anni, cittadina egiziana, accusati di ripetuta violazione del dovere d’assistenza o educazione e di furti di capi di abbigliamento. Lui è al beneficio della invalidità; lei – per lo stupore della pubblica accusa, che ha appreso la notizia solo oggi in aula – fa la babysitter in una famiglia del Malcantone. La coppia ha iniziato le pratiche per il divorzio – l’udienza è già fissata per il prossimo 22 agosto.

Lui ammette, lei nega. Ma i figli non vogliono rientrare in quella casa ‘brutta brutta’

I due imputati, è indicato nell’atto d’accusa, in più occasioni non davano da mangiare ai figli, li picchiavano, con sberle, morsi, tirando loro i capelli e litigavano davanti a loro. Emerge persino una pratica da brividi: la donna riscaldava un cucchiaino con un accendino e quando questo raggiungeva temperature incandescenti lo appoggiava sulla pelle dei figli, procurando loro ustioni e abrasioni. Lui ammette le proprie responsabilità. Lei invece nega, salvo riferire di una sberla data al figlio e di aver alzato la voce. I maltrattamenti sono certificati dai medici dell’Ospedale regionale di Lugano: lesioni, molteplici ecchimosi, abrasioni, cicatrici su tutto il corpo, gravi traumi. Anche un rapporto del Servizio medico psicologico – letto dal giudice Marco Villa – attesta conseguenze sui minori: presenza di traumi precoci, sofferenze fisiche e psichiche e ritardi nello sviluppo del bambino per cui occorrono progetti terapeutici. Analoghe conseguenze per la bambina, che presenta fragilità cognitiva ed emozionale e un lieve ritardo nello sviluppo e viene consigliato un intervento pedagogico e psicomotorio. La prova del nove: collocati in un ambiente sano, dopo l’arresto dei loro genitori, i due piccoli hanno recuperato notevolmente il loro equilibrio psicofisico.

La madre si autoassolve: «Essendo lontani da me non possono raggiungere la sicurezza in loro. Se tornano con me vivranno meglio. Prima c’erano problemi con mio marito, ma adesso che vivo da sola i miei figli possono tornare con me. Abbiamo sbagliato, ma chiedo il perdono. Ma non ho fatto le cose riferite da mio marito, perché sono una mamma» – ha reagito la donna. Ma i bambini, sentiti dagli specialisti, non hanno mai espresso di voler tornare dai genitori, "in quella casa brutta brutta", e raccontano di essere stati maltrattati da padre e madre – ha fatto presente il giudice. «Non ci credo» – ha risposto la donna.

Gli imputati si rimpallano le accuse. La donna ha ammesso solo «di averli sgridati o di non portarli a giocare se non fanno i bravi». E i segni sul corpo? «Non più di altri bambini, giocano, litigano e cadono, anche perché i miei figli sono vivaci. Giuro di non aver mai toccato i bambini» – ha ripetuto la donna. Che ha scaricato le colpe sul coimputato, raccontando di quando prese la cintura dall’armadio, «picchiando i figli sulle spalle, la schiena e le ginocchia, dopo che avevano bisticciato fra loro».

I due imputati sono accusati anche di furti (almeno nove) di capi d’abbigliamento nei grandi magazzini, per un importo complessivo di 2mila franchi e in buona parte restituiti. La procuratrice pubblica, Valentina Tuoni, nella sua requisitoria ha evidenziato: «Li hanno cresciuti in un ambiente malsano, violento. Entrambi gli imputati sono responsabili di tradimento nei loro confronti, per averli privati di educazione. Mai un segno di pentimento è venuto dalla madre». Il magistrato ha parlato di «tossicità dell’ambiente familiare, poco igienico. Gli imputati hanno esposto i due minori a pericolo fisico e psichico». Proposte di pena: 22 mesi, di cui 11 da espiare per l’uomo «che per lo meno ha ammesso le proprie responsabilità» ma è recidivo in termini di furti e allontanamento dai figli fino alla decisione delle autorità competenti. Venti mesi di detenzione, di cui 10 da espiare, invece, per la donna, «che ha perpetrato i maggiori soprusi», interdizione da qualsiasi professione legata ai bambini per tre anni e il divieto di vedere i figli fino alla decisione delle competenti autorità, inoltre espulsione dalla Svizzera per 5 anni. L’accusatrice privata, avvocatessa Sandra Xavier, ha chiesto un risarcimento per torto morale di 5mila franchi per il bimbo e 7mila per la bimba ed esposto alla Corte un quadro raccapricciante di maltrattamenti.

L’avvocatessa Sabrina Aldi, in difesa dell’uomo, ha spiegato che l’atto d’accusa, che il suo patrocinato approva, è stato costruito in particolare grazie alle sue dichiarazioni. La vita familiare dei due coniugi è stata costellata da discussioni, liti, conflitti, interventi della polizia, l’ultimo dei quali ha dato avvio all’inchiesta. La legale ha chiesto una massiccia riduzione della pena. L’avvocato Marco Masoni e l’avvocatessa Sara Menegalli, patrocinatori della donna, hanno in particolare chiesto il proscioglimento dal reato di violazione del dovere d’assistenza o educazione e una pena sospesa. La sentenza domani alle 16.

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