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Prossimamente in riva al Ceresio?
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11.06.2022 - 20:00
Ats, a cura de laRegione

‘Zelensky sarà a Lugano. Ma anche le spie russe’

Lo sostiene Julien Grand, vice-caporedattore della Revue militaire suisse (Rms). ‘Il presidente ucraino ha tutto l’interesse a farlo’

A Lugano, per la conferenza sulla ricostruzione dell’Ucrina in agenda il 4 e 5 luglio, ci sarà anche il presidente ucraino Volodymyr. Ma non sarà il solo, visto che per ‘accoglierlo’ in riva al Ceresio sono già attive le spie russe, che potrebbero architettare un incidente. Lo sostiene Julien Grand, vice-caporedattore della Revue militaire suisse (Rms) l’organo di stampa in lingua francese della Società svizzera degli ufficiali (Ssu).

Zelensky sbarcherà veramente a sud della Alpi, "ha tutto l’interesse a farlo", afferma Grand in un’intervista pubblicata dal portale Watson, nella sua versione romanda. "È un modo efficace per mantenere il controllo della comunicazione. Non deve limitarsi alla Svizzera. Andare a incontrare i vari capi di stato che lo hanno sostenuto dall’inizio della guerra potrebbe diventare sempre più strategico".

Ma non sussiste il pericolo che i russi approfittino del suo viaggio all’estero per ucciderlo? "Il rischio zero non esiste, ma non credo", risponde il tenente colonnello di stato maggiore generale. "Destabilizzare l’Ucraina eliminando il presidente Zelensky potrebbe essere una strategia, ma il Cremlino avrebbe dovuto tentare qualcosa all’inizio del conflitto. Probabilmente ora è troppo tardi. Se Vladimir Putin dovesse compiere questo passo lo considererei uno sbaglio. Zelensky non è un signore della guerra o il rappresentante di un’organizzazione terroristica come lo Stato Islamico. È un capo di stato riconosciuto e democraticamente eletto. Ci sono regole non scritte da rispettare, anche per la Russia. Se il Cremlino dovesse minacciare Zelensky in territorio svizzero, l’Ucraina avrebbe il via libera per fare lo stesso tipo di cose a Mosca".

L’esperto con studi in storia, politologia e relazioni internazionali nelle università di Friburgo e Louvain (Belgio) sottolinea peraltro come "ogni viaggio presidenziale comporti dei rischi".

Quando Joe Biden si reca ad esempio a Ginevra, è accompagnato da un centinaio di uomini e da diverse tonnellate di equipaggiamento. Zelensky, nella Confederazione, sarebbe per definizione più fragile che a casa propria. "In Ucraina, lui e il suo servizio di sicurezza hanno la conoscenza del territorio e la padronanza di tutti gli elementi necessari per proteggere il presidente. Quando si viaggia bisogna fidarsi completamente del Paese ospitante e delegare la gestione della sicurezza. A Lugano la delegazione ucraina sarà sotto la protezione della polizia cantonale ticinese, un elemento quindi fuori dal controllo delle forze di sicurezza ucraine".

"È probabile, tuttavia, che l’Fsb (i servizi segreti russi) sia già nelle vicinanze", prosegue Grand. "Anche se è improbabile che la Russia prenda in considerazione l’eliminazione di Zelensky, la sua visita in Svizzera potrebbe essere un evento strategicamente interessante per Putin. I servizi segreti russi potrebbero ad esempio provocare un incidente per screditare il presidente ucraino".

"Mi piace dire che lo spionaggio è limitato solo dall’immaginazione umana", spiega il dottore in storia e ufficiale di carriera nelle truppe della difesa contraerea elvetica. "Non voglio sembrare paranoico, ma la spia può essere ovunque e soprattutto dove non ce lo aspettiamo". Secondo Grand "basta che un dipendente sia indebitato per diventare un facile bersaglio e una fonte discreta di informazioni". "Le spie spesso colgono le persone comuni nelle difficoltà della loro vita quotidiana: persone che in partenza non hanno alcun interesse a servire una grande potenza".

Per lo specialista la Svizzera è comunque sufficientemente solida per garantire la sicurezza di Zeleknsky. "Il nostro paese ha grande esperienza e competenza in questo tipo di incontri, grazie sia al Forum economico mondiale (Wef) di Davos che a Ginevra, città che ospita ogni anno quasi 200 visite potenzialmente rischiose". Certo un incidente "sarebbe ovviamente una catastrofe e provocherebbe un danno immenso alla credibilità". "I capi di stato si sono sempre sentiti al sicuro in Svizzera. Se dovesse accadere qualcosa a Zelensky durante il suo viaggio in Ticino, il nostro Paese potrebbe vivere una grave crisi politica sulla scena internazionale".

Secondo Grand, comunque, il presidente ucraino ha interesse a uscire dai confini patri. "Per rafforzare la propria immagine. E forse perché la comunicazione ucraina comincia a dare segni di esaurimento. Zelensky ha sempre padroneggiato questa comunicazione, ma tutto, o quasi, si basa sull’emozione. Ha fatto bene a cambiare registro e a iniziare a incarnare fisicamente la resistenza ucraina", conclude l’alto graduato.

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