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01.06.2022 - 11:08
Aggiornamento: 20:37

Maxi processo crediti Covid, chieste pene superiori ai 4 anni

La pp Raffaella Rigamonti: ‘Hanno approfittato della pandemia, agendo in modo spregiudicato e senza scrupoli. Le difese chiedono massicce riduzioni

di Guido Grilli
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Ti-Press
La vicenda davanti alla Corte delle assise criminali

«Hanno agito senza scrupoli e in modo spregiudicato, approfittando della pandemia, richiedendo e ottenendo illecitamente crediti Covid alla Confederazione e indennità per lavoro ridotto». La procuratrice pubblica Raffaella Rigamonti stamane, al termine della sua requisitoria iniziata ieri, ha formulato le richieste di pena nei confronti degli 8 imputati, in aula da lunedì, la metà dei quali si trova già in stato di detenzione preventiva per ripetute truffe, falsità in documenti e altri reati patrimoniali, ognuno dei quali commessi secondo le proprie responsabilità. Le richieste più alte: 4 anni e 4 mesi di carcere.

Furbizia, inganni, un intreccio di società che millantavano cifre d’affari elevatissime

Il magistrato ha illustrato come la ripetuta truffa, in parte tentata – per un ammontare complessivo superiore a 1 milione di franchi – sia stata orchestrata principalmente in correità tra i principali imputati, approfittando della possibilità offerta dall’Ordinanza federale concernente la concessione di crediti in pieno periodo Covid, tra il 2020 e il 2021. Furbizia, inganno, un intreccio di società cui a capo c’erano i principali imputati, che hanno dichiarato una cifra d’affari elevatissima per giustificare le laute quanto illecite richieste di credito e indennità di lavoro ridotto alla Confederazione. La pp Rigamonti ha sottolineato così le colpe degli imputati, passando in rassegna ogni singola responsabilità e incongruenza di ognuno degli 8 imputati. «Sapevano», ha sottolineato più volte il magistrato, non trovando per nessuno di loro attenuanti, ma anzi una mancata collaborazione o ammissioni solo quando ormai le prove nei loro confronti erano schiaccianti.

Quattro anni e 4 mesi di carcere è la proposta di pena avanzata dalla titolare dell’inchiesta penale nei confronti dei due principali imputati: dapprima il 50enne italiano che ha svolto attività abusiva di avvocato, il quale ha agito per mero scopo di lucro, a mente dell’accusa, per mettere su un postribolo. Nei suoi confronti è stata richiesta anche la revoca di una precedente condanna e l’espulsione dalla Svizzera per 8 anni. Stessa pena è stata formulata all’attenzione della Corte delle assise criminali di Lugano per il 49enne ticinese, anche lui colpevole di aver agito per mero egoismo, investendo il denaro truffato in un appartamento in Spagna.

Nell’investimento del postribolo ha partecipato anche l’altro avvocato in aula, un 46enne italiano, la cui colpa è stata giudicata grave dal magistrato per la truffa sui crediti Covid ma anche per la falsità in documenti: 2 anni e mezzo di detenzione, la richiesta di pena, lasciando tuttavia ai giudici decidere se concedere una parziale sospensione condizionale per un periodo di prova di due anni. Identica richiesta è stata formulata nei confronti del 66enne anche lui colpevole dei reati patrimoniali. Un anno di detenzione posto al beneficio della sospensione condizionale e 5 anni di espulsione dalla Svizzera per il 37enne italiano giudicato in contumacia, in quanto assente dall’aula per malattia. Stessa richiesta quella formulata nei confronti del 46enne italiano che ha agito per risanare le sue società in Italia. Scende a 8 mesi sospesi e all’espulsione dalla Svizzera lasciata alla valutazione della Corte la pena formulata per il 41enne italiano. Infine, una pena pecuniaria sospesa con la condizionale, sempre per titolo di truffa, è stata richiesta per il 40enne italiano. Oggi il processo proseguirà con le arringhe degli avvocati difensori.

Dopo le richieste di pena, le difese. Del collegio di difesa in aula ha esordito l’avvocatessa, Valentina Zeli, legale dell’avvocato italiano 50enne, per cui la pp Raffaella Rigamonti ha richiesto 4 anni e 4 mesi di carcere. «Ha collaborato, ammesso e non si è arricchito. È stato un pasticcione». La legale ha contestato la qualifica dei reati imputati dalla pubblica accusa al suo assistito, chiedendo diversi proscioglimenti da buona parte dei capi di imputazione, battendosi per una pena posta al beneficio della sospensione condizionale.

‘Non c’è stato inganno astuto, pertanto la truffa deve cadere’

Anche l’avvocato Yasar Ravi, in difesa del 49enne ticinese per cui la pubblica accusa ha pure formulato una pena di 4 anni e 4 mesi, ha incentrato il suo intervento sulla qualifica giuridica dei fatti, «che sono ammessi in gran parte», smussandone gli angoli. Contestato in particolare, l’indispensabile presupposto dell’inganno astuto che qualifica le truffe, una componente che a parere del legale vacilla. Anche chi ha liberato i crediti Covid avrebbero dovuto eseguire maggiori controlli e verifiche, ciò che a mente della difesa non ci sono stati. Il legale ha chiesto che, dopo otto mesi di carcere, il suo assistito, che ora vuole riparare il danno, sia scarcerato e che gli venga inflitta una pena massima di 3 anni posti a una parziale sospensione condizionale e che gli accusatori privati siano rinviati al foro civile.

L’avvocato Eero De Polo, parlando per il 46enne avvocato italiano (2 anni e mezzo la pena richiesta dalla pp, eventualmente anche con una parziale sospensione condizionale), ha esordito: «È un pasticcione, disordinato e un po’ leggero, incapace di dire dei no per cui ha pagato per questa indole», ma «la banca che ha concesso i crediti Covid non era esentata da certi controlli, come anche postulato dalla Confederazione che ha delegato agli istituti di credito il compito di decidere se e come concedere gli aiuti economici». Il legale ha sottolineato come da questa vicenda il 46enne non abbia guadagnato nulla e che l’unico credito Covid ottenuto lo ha rimborsato, azzerando il danno. L’avvocato De Polo ha chiesto una massiccia riduzione della pena e la sospensione condizionale, nonché la rinuncia a pronunciare l’espulsione dalla Svizzera.
Altre richieste di proscioglimento dalle principali imputazioni (indicate nelle 72 pagine dell’atto d’accusa), massicce riduzioni di pena e richieste di sospensioni condizionali sono venute anche dagli altri avvocati in difesa degli imputati "minori", adducendo in buona parte ad analoghe argomentazioni dei loro colleghi. Imputati, va evidenziato, per i quali la stessa pubblica accusa - che in serata ha duplicato - non ha richiesto condanne detentive. La sentenza - ha informato il giudice Siro Quadri, presidente della Corte - sarà pronunciata giovedì prossimo, 9 giugno alle 14.

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Crediti Covid e lavoro ridotto illeciti, in nove alla sbarra

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