08.05.2022 - 13:30
Aggiornamento: 18:28

Campione, trattative private per i ‘gioielli di famiglia’

Dopo due aste andate deserte, il Comune prova questa via per cercare di vendere alcuni beni immobiliari al fine di rinvigorire le casse

di Marco Marelli
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Ti-Press

Dopo le due aste di gennaio e marzo senza offerte, il Comune di Campione d’Italia, alle prese con una difficile situazione finanziaria e con il rischio di essere nuovamente commissariato se non dovesse rientrare la decisione della Corte dei Conti della Lombardia che ha bocciato il piano di riequilibro, tenta la strada della trattativa privata per la vendita di cinque gioielli di famiglia, che se dovesse andare a buon fine rianimerebbe con una ventina di milioni di euro le casse comunali. Un gruzzolo che sarebbe destinato a pagare i debiti del Comune che ammontano a una quarantina di milioni.

Il Comune ha fissato per le 12 di lunedì 16 maggio il termine ultimo per presentare l’istanza per partecipare "alla procedura per la vendita a trattativa privata" dei cinque gioielli di famiglia. Il gioiello più pregiato, oltre che costoso, è il comparto immobiliare che si sviluppa sulle rive del Ceresio: comprende l’edificio della Fornace, i fabbricati del Bocciodromo, dell’Autosilo comunale e lo scheletro della Casaccia, la stazione della funivia mai ultimata, oltre alle aree di pertinenza e quelle destinate a parcheggio. Un lotto dal valore minimo di 12,8 milioni di franchi. Un impegno finanziario non trascurabile, considerato che per renderlo remunerativo occorreranno decine di milioni di euro. Farebbe gola a un paio di immobiliari con sede a Lugano.

In un milione di franchi è stimata invece la vendita di Villa Franchini, il cui ricavato dovrebbe finanziare la riapertura dell’asilo nido. Per due milioni di franchi si può acquistare lo stabile che in via Totone ospitava la polizia locale, nel periodo in cui i vigili urbani erano 22, mentre ora sono 2. Un milione di franchi il costo del terreno edificabile, situato in via Per Arogno. Infine, occorrono 2 milioni e 700mila franchi per aggiudicarsi Villa Mimosa, che qualche anno fa si pensava di trasformare in un succursale del Casinò, per destinarla alla clientela cinese.

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