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Soldi al centro del processo
25.04.2022 - 11:10
Aggiornamento: 16:59

Truffò l’assistenza per 13 anni e celò due vincite al Casinò

Condannata alle Assise correzionali di Lugano una cittadina brasiliana. Ottenne con inganno 100mila franchi. Nei guai pure il marito complice

Per 13 anni, tra il 2007 e il 2020, aveva ingannato l’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento sociale per complessivi 100mila franchi. Ai funzionari aveva raccontato, contrariamente al vero, di pagare un affitto ben più alto della somma reale, ottenendo così indebitamente prestazioni sociali superiori. Non solo. L’autrice della truffa aggravata, una cittadina brasiliana domiciliata a Lugano di 54 anni, comparsa oggi davanti alla corte delle Assise correzionali di Lugano, aveva pure sottaciuto due vincite al Casinò di Lugano per un bottino pari a 70mila franchi che aveva celato in una cassetta di sicurezza di una banca di Lugano.

I soldi vinti alla sala da gioco... rigiocati e persi

«I soldi vinti al Casinò che fine hanno fatto?», ha chiesto il giudice Mauro Ermani. «Li ho rigiocati e persi», ha risposto l’imputata. Ha osservato il presidente della Corte: «Li aveva celati in una cassetta di sicurezza e non certo versati su un conto bancario, per aggirare le tasse. Fregare lo Stato è reato. Se tutti rubano, salta tutto l’aiuto», l’ha ammonita il giudice. Anche il compagno, divenuto poi marito durante il procedimento penale, è stato condannato dal pp Daniele Galliano con un decreto d’accusa, perché è stato lui ad avere l’idea e a suggerire alla 54enne di mettere in atto l’inganno nei confronti dell’assistenza. In suo favore, la restituzione totale del maltolto. «I reati sono antipatici, dà fastidio un inganno allo Stato, che le ha dato ospitalità e la possibilità di integrarsi. Ha tradito le istituzioni». Questo il commento del giudice, prima di pronunciare la sentenza nei confronti della donna: 16 mesi di detenzione posti al beneficio della sospensione condizionale per un periodo di prova di due anni. L’imputata, difesa dall’avvocato Marco Masoni, al termine del processo è scoppiata in lacrime.

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