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05.04.2022 - 17:03
Aggiornamento: 17:41

‘Volevo mantenere la mia ex moglie’, spacciatore condannato

A un 34enne del Luganese è stata inflitta una pena di 3 anni, con tredici mesi da espiare. ‘Non mi sono reso conto della gravità delle mie azioni’.

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Ti-Press
La pena potrebbe essere espiata in regime di semi libertà

«Siamo arrivati a lui quasi per caso. Aveva un lavoro onesto ed era senza precedenti per droga. Il suo nome è stato fatto da parte di un indagato all’interno di un’inchiesta, che l’ha indicato come il suo spacciatore», queste le parole della procuratrice pubblica (pp) Pamela Pedretti durante il processo a carico di un 34enne del Luganese, comparso quest’oggi davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano con l’accusa d’infrazione aggravata alla Legge federale sugli stupefacenti.

L’attività dell’uomo è durata circa tre anni, prima dell’arresto presso il suo domicilio. Durante questo periodo il 34enne, reo confesso, ha detenuto e venduto almeno 765 grammi di cocaina, acquistata da lui stesso in Italia, per una cifra d’affari di oltre 124mila franchi. «Mi occupavo anche di tagliarla, un’operazione che facevo con la mannite. Ho iniziato a frequentare questo ambiente perché ho dato retta alle persone sbagliate. Non mi sono reso conto della gravità di ciò che stavo facendo», si è giustificato l’imputato, che nel frattempo ha intrapreso una nuova formazione per migliorare la sua posizione lavorativa. Motivo per il quale la Corte presieduta dal giudice Amos Pagnamenta (giudici a latere Emilie Mordasini e Filippo Monaci) nel decidere la pena di 3 anni, con tredici mesi da espiare, ha lasciato aperta la possibilità di scontare la pena in regime di semi-prigionia.

‘Sapeva che la sostanza fa male’

«La mia preoccupazione era quella di mantenere la mia ex moglie, alla quale sono ancora legato affettivamente. Lei non lavorava ed essendo straniera avevo paura che rischiasse l’espulsione. Sono una persona generosa, davo a lei diverso denaro anche per dei corsi di formazione e non riuscivo a risparmiare praticamente nulla», si è giustificato l’uomo. La sua versione non ha però convinto a pieno il giudice e la procuratrice, che chiedeva tre anni e mezzo interamente da espiare.

La pp ha anche ribadito come le entrate totali dell’uomo gli permettessero di sostenere le spese senza particolari problemi: «Spacciava per incrementare le sue entrate, aveva tutti gli strumenti per condurre una vita onesta. Il periodo lungo di attività mostra la sua volontà di delinquere. Inoltre non era un consumatore abituale, era consapevole che la sostanza fosse nociva». La difesa, rappresentata dall’avvocato Mario Bazzi, si è invece battuta per la totale sospensione della pena. «I mesi già trascorsi in carcere gli hanno fatto capire di aver sbagliato. Ora è lanciato verso un futuro solido e nella legalità».

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